Euro, svaluta comune

Barbara Ciolli
20/01/2011

In 12 anni la moneta ha perso il 22%. Ma la lira andava peggio.

Euro, svaluta comune

La moneta di un euro del 1999, anno in cui la nuova valuta fu introdotta per i pagamenti bancari e le operazioni finanziarie, nel 2010 è arrivata a valere in media 78 centesimi: una perdita di potere d’acquisto del 22%, quasi un quarto del suo valore iniziale.
Analizzando singolarmente i dati dei Paesi di Eurolandia, in Italia la flessione è stata ancora più negativa: il valore è sceso a 76 centesimi, in Spagna addirittura a 71. Germania e Francia sono, al contrario, i Paesi che hanno tenuto di più, rispettivamente con un calo a 82 e 81 centesimi.
I numeri sono stati calcolati dal capo economista del gruppo assicurativo e finanziario Allianz Michael Heise, per un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, sulla scia dei dati negativi sull’inflazione nella zona euro, annunciati il 14 gennaio dal presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet. Lo scorso dicembre, l’aumento del prezzo di beni e servizi è stato del 2,2%, il livello più alto degli ultimi due anni.

Con l’euro «i prezzi sono più stabili»

Una perdita di valore che, secondo l’esperto, non deve far cedere agli allarmismi, perché «nonostante la crisi del debito sovrano abbia sollevato dibattiti sull’opportunità di mantenere l’euro», non dobbiamo tralasciare che «nel decennio la moneta comune è riuscita a garantire stabilità dei prezzi».
In Germania, ha precisato Heise dal quartier generale del gruppo a Monaco di Baviera, «dall’introduzione dell’euro, la svalutazione è corsa a un ritmo dell’1,5% l’anno», un andamento «nettamente inferiore rispetto ai tempi del marco, quando era al 2,6%».
ITALIA PIÙ STABILE. Anche in Italia, finora, l’erosione del potere d’acquisto dell’euro è stata minore rispetto alla svalutazione della lira registrata nei suoi ultimi 12 anni di corso.
Facendo un paragone, una banconota da 1000 lire del 1987 valeva, nel 1998, 700 lire (dati ricavati dalla tabella dei coefficienti annuali Istat), per una perdita media di valore del 30%.
Per la vecchia valuta nazionale, gli anni ’90 sono stati, inoltre, più instabili dell’ultimo decennio, a causa della grave crisi finanziaria del 1992, che costrinse la lira a essere svalutata e a uscire, insieme alla sterlina, dallo Sme (Sistema monetario europeo) fino al 1996.

Perdita d’acquisto ancora maggiore per il dollaro

Di poco peggiore dell’andamento dell’euro, secondo l’analista di Allianz, è stato il corso della moneta statunitense, che dal 1999 al 2010 ha registrato un calo del potere d’acquisto del 25%, abbassando il valore di un dollaro a 75 centesimi.
Relativamente immune dalla svalutazione, al contrario, il franco svizzero che negli stessi anni ha perso appena l’11% del suo potere d’acquisto.
STIPENDI SVALUTATI. Il calo di valore dell’euro dal 2000 al 2010, in Italia ha inciso anche sui salari dei lavoratori dipendenti che, secondo l’ultimo rapporto Ires-Cgil di settembre 2010, hanno risentito di una perdita complessiva del potere d’acquisto di quasi 5.500 euro: 3.384 euro derivanti dalla perdita secca del potere d’acquisto, gli altri 2.100 euro dalla mancata restituzione del fiscal drag, ossia dell’aumento della pressione fiscale nelle buste paga dovuto all’inflazione.