Eurobond, tensione Juncker-Merkel

Redazione
08/12/2010

  Sale la tensione fra il governo tedesco e il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che oggi ha accusato Berlino di...

Eurobond, tensione Juncker-Merkel

 

Sale la tensione fra il governo tedesco e il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che oggi ha accusato Berlino di essere «anti-europea» nel rifiutare in modo «semplicistico» la proposta di lanciare bond governativi targati Ue. E mentre si cerca la quadra sulle misure anti-crisi, il Fmi chiede una svolta sulla governance e definisce la situazione economica ancora «preoccupante».
Juncker, che due giorni fa aveva proposto gli e-bond assieme al responsabile italiano dell’Economia Giulio Tremonti, sfiora la polemica con la Germania: «Si rifiuta la nostra proposta prima ancora di averla studiata. Questo mi stupisce molto», ha detto. «Questo modo di creare in Europa degli argomenti tabù e di non occuparsi minimamente delle idee degli altri», ha rincarato la dose il ministro delle Finanze lussemburghese in un’intervista a Die Zeit, «è un modo molto anti-europeo di gestire gli affari europei».

Ma Merkel è irremovibile: no agli e-bond

Dobbiamo «lavorare con calma», è l’invito del cancelliere Angela Merkel. Preceduta però da una replica piccata a Juncker dal portavoce del governo tedesco: «Non aiuta l’Europa che i suoi membri si accusino di essere anti-europei», e l’opposizione tedesca alle proposte continuerà al Consiglio Ue della prossima settimana, ha concluso il portavoce.
E a dargli manforte è anche il presidente della Bundesbank, il falco Axel Weber: «In futuro», ha detto il membro del board della Bce, «i salvataggi di Stati dovranno avere forte condizionalità». Un botta e risposta, quello con Juncker, che illustra bene le divisioni a Bruxelles. Dove martedì l’Ecofin ha sì dato il via libera al salvataggio dell’Irlanda, ma ha anche registrato lo stallo sulla strategia anti-crisi.
Pesa come un macigno il doppio no di Berlino alla proposta di aumentare il Fondo salva-Stati (fortemente voluta da Bce ed Fmi) e all’idea lanciata da Juncker-Tremonti sulle colonne del Financial Times: la posizione di Berlino è che i contribuenti tedeschi non devono pagare lo sperpero altrui.

Stauss-Kahn: «Futuro incerto

Il Fmi sta a guardare e Strauss-Kahn, probabile prossimo candidato socialista alle presidenziali francesi, parla di un futuro «più incerto che mai» in Europa, dove sulla riforma delle regole di bilancio, ma soprattutto sulla sorveglianza «non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente» con il rischio di creare i presupposti della «prossima crisi». Intanto le tensioni non mancano di riverberarsi sui mercati, dove l’euro scende dai massimi dei giorni scorsi tornando sotto gli 1,32 dollari (1,3230 in chiusura dopo un calo a 1,3181) dopo i rialzi dei giorni scorsi.
In una situazione di sfiducia sulla tenuta dei conti pubblici alimentata anche dai tagli fiscali strappati dall’accordo Obama-repubblicani, vanno giù anche i titoli di Stato, persino i solidi bund tedeschi (-0,31 punti a 124,70), dopo che il Tesoro non è riuscito a collocare interamente i cinque miliardi di titoli Schatz a breve termine cui puntava, fermandosi a 4,005 miliardi. Intanto la Germania si conferma locomotiva della crescita europea: il Pil quest’anno (secondo quanto prevede la Bundesbank) crescerà del 3,6%. E la produzione industriale a ottobre è balzata del 2,9% dopo il calo dell’1% registrato a settembre, battendo decisamente l’1% previsto dagli analisti.