Con questa Europa no, ecco la bandiera della sinistra

Peppino Caldarola
31/03/2020

Per fermare il sovranismo di Viktor Orban e degli altri amici di destra di Salvini non possiamo difendere una Ue indifendibile.

Con questa Europa no, ecco la bandiera della sinistra

Se c’è una caratteristica genetica in questa sinistra che amo fin da bambino, è quella di arrivare dopo. E di arrivarci con sincere e autolesionistiche abiure. Si va dal voto contrario alla Cassa per il Mezzogiorno, al diniego verso lo Statuto dei lavoratori, al rifiuto dell’Europa poi accettata come un dogma, dall’idea della riformabilità del comunismo con Gorbaciov fino al punto che un anno prima di scioglierlo Achille Occhetto fondò il nuovo Pci. L’elenco è lungo.

È cambiata la fase: questa era la frase che giustificava il mutamento di orizzonte. Ci sono dei momenti nella storia in cui arrivare dopo può diventare catastrofico. Prendiamo il caso dell’Europa. È stato giusto ed è giusto contrapporsi ai sovranismo e a quella semi-cultura che mette assieme forme di governo nazionaliste e neo-autoritarie con disinvolte alleanze internazionali fondate su una nuova subalternità verso potenze come Russia e Cina.

Ma lo slogan della sinistra e degli europeisti non è «difendiamo l’Europa» per queste belle ragioni, ma più ideologicamenlte «lo vuole l’Europa. Questa entità astratta rappresentata da funzionari, governanti del Nord, si è elevata a giudice supremo del destino delle nostre comunità. La sofferenza patita dalla Grecia meriterebbe un processo di Norimberga.

L’EUROPA CHE CONOSCEVAMO SEMBRA NON ESISTERE PIÙ

Oggi siamo davanti a un passaggio ineludibile. L’Europa può essere addomesticata (non è mai successo) tagliando qualche unghia tedesca o di altro Paese del Nord, oppure bisogna prendere atto che i destini si stanno separando, che secoli di storia, che hanno fatto parlare del valore degli elementi unitari del Continente, dimostravano anche l’irreversibilità della diaspora, delle forze centrifughe. Non siamo la stessa Europa. Noi non abbiamo nulla in comune con i Paesi ex comunisti, ma non abbiamo niente in comune anche con uno Stato che sta diventando canaglia in quanto rifugio di evasori fiscali di altissimo bordo. Che storia condividiamo, che moralità ci unisce, che prospettiva comune abbiamo? Il cinismo dei governanti del Nord Europa (farei una distinzione verso la Germania che è Paese ricco di orientamenti diversissimi) è incompatibile con la tragedia attuale. Sono Stati che non rispettano le altre comunità e nelle proprie comunità non rispettano i vecchi e i diversamente abili. Nazisti? Neppure. Lì c’era un disegno ignobile, qui siamo al pieno disprezzo della vita umana, homo homini lupus.

SERVE UN GRANDE LEADER CAPACE DI IMMAGINARE IL FUTURO

La sinistra può, come sembra facciano Roberto Gualtieri e esponenti di rilievo di un larga corrente europeista nella sinistra, fingere di non vedere, affidarsi a stucchevoli trattative, a predisporsi ad accettare controlli indecenti sulla nostra vita nazionale, in nome dell’Europa di Altiero Spinelli. Credo che Spinelli li bastonerebbe. La sinistra per la prima volta nella sua storia recente deve anticipare le scelte e le autocritiche e mettersi alla testa di un largo schieramento e movimento che dica: con questa Europa no. Per fermare il sovranismo di Viktor Orban e degli altri amici di destra di Salvini non possiamo difendere un’Europa indifendibile.

O noi e l’Europa del Sud, mediterranea, contiamo più di Cechia, Olanda e Ungheria, oppure tutti a casa

Detto in soldoni. Un grande leader italiano posto di fronte  a questo drammatico Dopoguerra in cui dovremo decidere, come alla fine degli Anni 40, mutamenti di fondo nell’assetto dell’economia, deve pur dire che i vecchi vincoli europeistici saltano. O noi e l’Europa del Sud, mediterranea, contiamo più di Cechia, Olanda e Ungheria, oppure tutti a casa. Il processo verso un’altra Europa spaventa e spinge in tanti a ritrarsi al solo pensiero della difficoltà della ricostruzione. Ma la classe dirigente del secondo Dopoguerra ebbe questa cultura e questa forza d’animo per immaginare un futuro inimmaginabile. Non è roba da professorini spaventati. Qui ci vogliono uomini e donne di ferro che salvino un’Europa contro un’altra anche per salvare una nuova economia e soprattutto per garantirci che vivremo in democrazia.