M5s ok, Lega no: così il parlamento Ue si prepara alle Europee 2019

Giovanna Faggionato
07/03/2018

A Bruxelles i grillini sono ben visti. Per il loro lavoro e le capacità di dialogo. Mentre il Carroccio non è considerato un membro della famiglia. I due boom vengono vissuti in maniera diversa.

M5s ok, Lega no: così il parlamento Ue si prepara alle Europee 2019

da Bruxelles

Il giorno dopo la vittoria schiacciante del Movimento 5 stelle, risultato il primo partito dopo le elezioni italiane 2018, gli staff dei 14 europarlamentari grillini di Bruxelles sono stati omaggiati dalle congratulazioni dei colleghi, assistenti, eurodeputati, funzionari. Il manipolo dei cinque stelle arrivati in Europa nel 2014 è nel suo nocciolo duro ancora un gruppo radicato nell'ambientalismo di sinistra e ben più europeista nella prassi quotidiana che nella linea di comunicazione – non a caso Marco Zanni è uscito passando al gruppo della Lega dopo il maldestro tentativo di matrimonio con l'Alde.

I CINQUE STELLE SONO COLLABORATIVI. Negli anni gli europarlamentari si sono adeguati al doppio binario della macchina del consenso della Casaleggio. Un esempio fra tutti, il regolamento di Dublino. Gli eurodeputati cinque stelle hanno speso energie sul dossier nei corridoi delle commissioni, collaborando coi colleghi e poi si sono sfilati all'ultimo votando contro.

NIENTE COMUNICAZIONI GROSSOLANE. Ma nell'opinione degli altri gruppi la capacità di dialogo e il loro lavoro è molto apprezzato. La comunicazione grossolana e spesso urlata adottata anche qui resta un affare interno rivolto al pubblico italiano. E questa percezione sembra avere la meglio pure negli altri palazzi della politica europea.

Alle elezioni europee del 2019 la pattuglia grillina dovrebbe moltiplicarsi. Aprendo però ancora una volta il problema dei partiti con cui associarsi

Al gruppo M5s non possono che festeggiare: «Siamo molto soddisfatti, per l'anno prossimo vedremo». Se le svolte nell'orientamento di voto degli italiani si confermassero strutturali – e così sembra considerando i risultati dal 2013 in poi – alle elezioni europee del 2019 la pattuglia grillina dovrebbe moltiplicarsi. Aprendo però ancora una volta l'annoso problema dei partiti con cui associarsi (lo Ukip sarà fuori dall'euroassemblea dopo la Brexit).

PD PRONTO A UN'ALTRA BATOSTA. Mentre dalle parti dei socialisti dopo l'infornata dei 31 eurodeputati eletti nel 2014, che hanno portato il Pd alla leadership del gruppo parlamentare ora abbandonata da Gianni Pittella, ci si aspetta una riduzione senza sconti. Tra 14 mesi anche qui potrebbero essere raccolte le batoste politiche dei socialisti francesi e di quelli tedeschi.

CRITICHE ALLA LEADERSHIP DI RENZI. E le recriminazioni nei confronti della leadership di Matteo Renzi affiorano, assieme a chi invece si oppone anche alle sue dimissioni, mentre il vice presidente del parlamento europeo David Sassoli si prodiga in ringraziamenti al nuovo isciritto Carlo Calenda.

Nelle chat interne alcuni eurodeputati criticavano le dimissioni del segretario, altri invece criticano Renzi tout court. Dice il più giovane degli eurodeputati Brando Benifei: «Il Pd è andato male nonostante l'apprezzamento del governo, questo significa che non c'è una buona leadership e dice qualcosa anche sulla mancata capacità di rinnovarsi». E non si tratta nemmeno solo del Pd: «Il centrosinistra va rifondato completamente, se guardiamo a Leu, Insieme e alla Bonino, attorno al Pd abbiamo un campo di fallimenti, serve una nuova fase costituente come 10 anni fa».

BENIFEI: «EUROPEIZZARE IL DIBATTITO». Ma tra un anno ci sono le elezioni e per ora la priorità secondo Benifei è "europeizzare il dibattito": «Dobbiamo parlare di come portare l'Europa a sinistra, o meglio di come renderla più solidale e giusta. L'abbiamo lasciata ai populisti». Per Daniele Viotti uno dei problemi è che Renzi si è molto disinteressato del partito socialista europeo. Ma come, lui che ha portato il Pd nel Pse? «Siamo entrati senza parteciparvi», afferma il deputato, «sono i leader di partito e i capi di Stato che devono lavorare a una strategia».

CHIUSURA TOTALE DEI DEM AL M5S. Sulle alleanze però anche Viotti chiude le porte ai grillini: «Sono contrarissimo». Altri però, sotto garanzia dell'anonimato, confessano di non vedere bene l'atteggiamento del segretario. «Ha denunciato dirigenti pronti a fare accordi con il M5s, ma l'impressione è che stia giocando di anticipo per evitare le responsabilità di un governo di coalizione al suo gruppo dirigente, in modo da da rimanere esterno come non poté fare a Bersani ai tempi di Monti».

Ma tra il disorientamento e lo scorrere di veleni a sinistra, quello che veramente preoccupa ai piani alti dell'Europa è il boom della Lega. A oggi gli eurodeputati del Carroccio, Matteo Salvini in testa, sono appena sei. E non hanno nemmeno un ufficio comunicazione, per dire quanto sono poco strutturati nelle istituzioni europee in cui sono eletti dal lontano 1989.

RAPPORTI DI FORZA ROVESCIATI A DESTRA? Gli alleati del centrodestra contano in tutto 15 deputati, compreso il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. I rapporti di forza rischiano di rovesciarsi, mentre scandali a parte dovrebbe rafforzarsi anche il Front national di Marine Le Pen (alle Europee anche in Francia è adottato il sistema proporzionale).

Lo chiamano populismo, il nostro, ma è realismo. Ci sono problemi veri, non sensazioni

Ovviamente in casa Lega c'è un grande entusiasmo, come conferma l'eurodeputato Angelo Ciocca: «Abbiamo dimostrato che gli unici connessi al mondo reale eravamo noi». Quando si sente chiamare euroscettico, replica: «Lo chiamano populismo, il nostro, ma è realismo. Ci sono problemi veri, non sensazioni e noi siamo stati presenti ad ascoltare la difficoltà reale». Sull'Ue la linea è sempre la stessa: in questa «Europa zoppa», in cui se c'è un'opportunità come l'Ema «non valgono le regole», dice, «gli italiani diventano euroscettici all'istante».

CARROCCIO GUARDATO CON DIFFIDENZA. Di diverso, secondo Coccia, è che la «coscienza critica interna» si è allargata. «I provvedimenti non passano più come una volta con ampie maggioranze», afferma riferendosi soprattutto ai dossier su ambiente e alimenti, di cui in Italia si parla pochissimo. E anche Coccia, membro del partito che sostiene che «l'Ue è un Titanic», a sentire l'ultimo spettacolo di Salvini al parlamento europeo, ha toni accondiscendenti: «Anche nelle migliori famiglie ci vuole l'anima critica, solo così si può combattere l'Europa corrotta, nel senso etimologico di malata». Sarà, ma a Bruxelles non vedono il Carroccio come un membro della famiglia. E il centrodestra, che doveva fargli da garante, non ha più i numeri per farlo.

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