Il manifesto del Forum Ue per la disabilità snobbato dall’Italia

Accessibilità ai seggi, alla cultura, ai trasporti. E maggiore protezione sociale. Il nostro Paese è ancora in alto mare, eppure i candidati alle Europee sembrano non accorgersene. 

11 Maggio 2019 14.09
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Impossibile dimenticarsi della chiamata al voto per le elezioni europee: in questi giorni si sta intensificando la diffusione dei programmi dei candidati sul web. Il Forum europeo per la disabilità (Edf) ha redatto il manifesto Eu for disability rights, enucleando gli impegni che l'Unione dovrebbe assumersi nei confronti dei cittadini europei con disabilità e ora sta chiedendo ai candidati dei vari Paesi membri di sottoscriverlo e farlo proprio.

Finora si registra una sola firma italiana a mano di Daniele Viotti, un candidato ed europarlamentare uscente appartenente al partito democratico. Ci collochiamo a pari merito con l'Ungheria, un Paese che di sicuro non brilla in tema di diritti civili, a fronte delle 50 firme della Francia, 34 della Germania, 40 del Portogallo e così via. Siamo davvero messi talmente bene in materia di diritti e politiche a favore dei cittadini con disabilità da sentirci in diritto di temporeggiare davanti alle richieste di Edf?

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Vediamo. Il primo impegno richiesto riguarda il diritto al voto e alla candidatura alle elezioni europee, rendendo accessibili tutti i passaggi di una campagna elettorale, dai materiali prodotti, alle procedure per votare, ai seggi. Come ci posizioniamo rispetto a questo punto? Ve li ricordate i risultati della ricerca di Superando sull'accessibilità dei contenuti dei programmi elettorali delle elezioni politiche? Mi piacerebbe che venisse proposto un follow up dello studio per verificare lo stato dell'arte in materia. Per non parlare di tutti i casi di inaccessibilità dei seggi riportati nelle cronache dell'Italia intera in occasione di ogni tornata elettorale. Del resto il nostro non è l'unico Paese Ue in difetto: sappiamo infatti che purtroppo sono ancora moltissimi i cittadini disabili che in Europa sono impossibilitati a votare o candidarsi. Pare impossibile eppure nel Vecchio continente sono ancora molte le barriere, non solo architettoniche ma anche culturali o legate all'accessibilità e fruibilità delle informazioni, comprese quelle relative ai programmi e alle modalità di voto.

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Il secondo impegno è delineare la Strategia europea per la disabilità 2020-2030 in accordo con i principi dettati dalla Convenzione Onu, opportunamente finanziata e programmata attraverso il dialogo con le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative. Recentemente abbiamo avuto un bell'esempio di come i nostri rappresentanti politici sappiano collaborare con le associazioni per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, recependone le indicazioni e i suggerimenti (vedi risposta governativa agli emendamenti di Fish e Fand in materia di reddito di cittadinanza), Se questa è la linea che l'Italia segue a casa sua, come si comporterà in Europa?

VA ASSICURATA MAGGIORE PROTEZIONE SOCIALE

E ancora Edf chiede ai candidati di assicurare il coinvolgimento delle persone con disabilità nell'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, che include, tra gli altri, obiettivi ambiziosi ma necessari come quello di «stabilire un piano di protezione sociale per garantire a tutte le persone con disabilità e le loro famiglie un tenore di vita adeguato e dignitoso» e di garantire pari opportunità di accesso al mondo del lavoro e all'istruzione. Per quanto riguarda l'adeguato piano di protezione sociale mi pare non ci siamo proprio (vedi bufala sull'aumento delle pensioni d'invalidità mentre le associazioni sono sul piede di guerra per le promesse non mantenute sul reddito di cittadinanza).

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SULL'OCCUPAZIONE SERVE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE

Rispetto alle politiche in materia di occupazione qualche misura per facilitare l'assunzione di persone disabili è stata presa ma ci sarebbe bisogno di una visione ad ampio raggio che sposti il focus da scelte strategiche centrate sulla premialità (per esempio: le aziende che assumono titolari del reddito di cittadinanza, per godere degli incentivi previsti, dovranno essere in regola con gli obblighi previsti dalla L. 68/99) a una politica di promozione di un cambiamento nella considerazione del ruolo dei lavoratori con disabilità nel mercato del lavoro. Senza contare che la scuola italiana, per anni esempio eccellente di inclusione, arranca tra mille difficoltà.

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Si richiede poi un impegno per garantire l'accessibilità della cultura e delle comunicazioni, così come dei mezzi di trasporto. E si chiede di tutelare i diritti delle ragazze e donne con disabilità nel contrasto della violenza di genere. Abbiamo già potuto osservare come l'Italia sia indietro su entrambi questi due ultimi fronti. Il bilancio non mi sembra certo positivo. Che significato si può attribuire allora al fatto che l'Eu for disability rights sia stato completamente ignorato dai nostri politici? Possiamo leggere la defezione a oggi registrata come indice dell'importanza che le nostre forze politiche attribuiscono alle questioni che ci concernono Ammetto di non aver ancora letto approfonditamente i programmi elettorali in vista delle elezioni. Una rapida occhiata però l'ho buttata: il Movimento 5 Stelle ha fatto riferimento al dovere di garantire piena accessibilità ai luoghi, ai mezzi di comunicazione e a tutti gli aspetti dell'esistenza. Apprezzabile, certo, ma perché allora il manifesto proposto da Edf non è stato minimamente considerato ad eccezione di una persona? Al di là delle promesse elettorali i nostri futuri eurodeputati saranno in grado di lavorare per una piena partecipazione alla vita sociale e politica dei cittadini europei con disabilità? Lo scopriremo nei prossimi mesi ma l'incipit non è dei migliori.

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