Peppino Caldarola

Un voto contro Salvini è un voto per evitare la guerra civile

Un voto contro Salvini è un voto per evitare la guerra civile

Il ministro dell'Interno ha creato un clima da scontro frontale che potrebbe facilmente degenerare in qualcosa di peggio. Per impedirlo domenica occorre una chiara affermazione degli europeisti. 

24 Maggio 2019 07.11

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Italiani brava gente è un film del regista Giuseppe De Santis di inizio Anni 60 che raccontava la storia di un reparto militare inviato per la campagna di Russia che conobbe dapprima l’allegria dell’invasione poi la tragedia della sconfitta e i tormenti della ritirata.

Era un grosso tema perché riguardava una delle ferite italiane più profonde della storia, i nostri morti nella campagna di Russia, e perché cercava di delineare alcuni caratteri essenziali dell’italiano medio, del “tipo” italiano. Ai tempi d’oggi forse De Santis, uomo di forte curiosità sociale, potrebbe fare un film diverso con un titolo che in parte richiami il primo, cioè Italiani strana gente.

LO SPETTRO DI UNA GUERRA CIVILE A BASSISSIMA INTENSITÀ

La guerra a cui potrebbe riferirsi è questa guerra civile a bassissima intensità che si è svolta finora, per fortuna, solo attraverso le parole infuocate di leader mediocrissimi (il pivot di questa generazione è Matteo Salvini, il “ministro pizza e birra”) che stanno creando un fenomeno contro cui tutta la classe dirigente italiana ha combattuto dalle diverse sponde, si trattasse di democristiani, di socialisti, di repubblicani, di comunisti, persino di missini. Tutte queste persone, fra loro avversarie e molto combattive nel cercare di fermare l’eventuale successo dell’altro o degli altri, avevano timore che il corpo della società si spaccasse. Questo timore fu chiarissimo soprattutto in Togliatti quando propose e fece l’amnistia. Si espresse drammaticamente nel saluto di Almirante alla salma di Berlinguer e di Pajetta alla salma di Almirante.

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Certo, per decenni le lotte sociali furono dure e cruente, il ministro di polizia Scelba usò la celere come polizia anticomunista, negli apparati militari crescevano tendenze golpiste. Tutto sommato, però, questa volontà della classe dirigente tutta intera di tenere unita l’Italia, dal fascista di Bari al comunista di Torino, era prevalente. E lo si vide negli anni del terrorismo nero e soprattutto rosso. Luigi Di Maio e Salvini hanno rotto questo schema e questo clima. Il politicamente scorretto – che è il neo-conformismo di Feltri, Giordano, Belpietro e altri – è tutto incistato sul fatto che è bene che gli italiani si spacchino. Di Maio e il suo talent scout Beppe Grillo hanno girato le piazze augurando le peggiori infamità per chiunque non li votasse.

PERCHÉ È FONDAMENTALE UN VOTO EUROPEISTA

Salvini ha fatto il resto, ha cioè creato, complice un atteggiamento obbediente dell’attuale capo della Polizia, un clima da scontro frontale. È per questo che la sua eventuale vittoria elettorale sarà al tempo stesso una tragedia che però non servirà a nulla. Contro di lui, se diverrà premier, insorgerà, come contro Tambroni, l’intero Paese, leghisti compresi. Un premier di guerra solleverà le proteste popolari. Questo dice molto sull’importanza del voto di domenica. Non è un voto per qualcuno o contro qualcuno. È un voto per bandire la guerra civile a bassa intensità e impedire che diventi qualcosa di peggio. E questo impedimento nasce da un chiaro voto europeista.

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Personalmente penso che Nicola Zingaretti sia una occasione per lenire i mal di pancia della sinistra. Il suo successo sarebbe la vera risposta a Salvini e Di Maio. Darebbe al Pd la forza di immaginare se stesso e lascerebbe Matteo Renzi nei suoi sogni infantili di rivincita (Carlo Calenda scansati da lui, «te fai male!»), sarebbe un bel segnale per l’Europa che vuole cambiare strada ma che vuole attuare il progetto fondativo. Il mio non è un invito al voto. Io voterò Pd e come sempre rispetterò tutti gli altri voti. Vorrei solo chiedere a chi farà scelte diverse di non romperci l’anima, come sta facendo Fiorella Mannoia, fra qualche anno dicendo, come dice ora la signora, che se sbaglia a votare è colpa di chi non l’ho convinta a fare diversamente. Tutti eterni bambini e bambine. E crescete c…zo.

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