Peppino Caldarola

L'elettorato è mobile, presto nascerà un nuovo leader politico

L’elettorato è mobile, presto nascerà un nuovo leader politico

In Italia, dopo il fascismo e la Dc, ogni tanto qualcuno si inventa un nuovo ventennio che finisce inesorabilmente dopo un biennio. È accaduto a Renzi, accadrà anche con Salvini e Di Maio.

10 Maggio 2019 06.58

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Può darsi che queste oscillazioni negli umori degli italiani, rivelate dai sondaggi, si rivelino fasulle. Può darsi, invece, che siano vere.

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Immagino che crescerà l’astensione, come extrema ratio di un elettorato che non sa che pesci pigliare. In ogni caso questo salire e scendere dei voti presunti per Lega e M5s dice quanto fosse fasulla la tesi che la vittoria dei sovranisti-populisti sarebbe diventata la prospettiva dei prossimi vent'anni. In Italia, dopo il fascismo e la Dc, ogni tanto qualcuno si inventa un nuovo ventennio che finisce inesorabilmente dopo un biennio. Anche questa volta accadrà così. Siamo di fronte a un elettorato che, avendo nella sua gran parte perso il voto tradizionale di appartenenza, si sposta come un calabrone da una parte all’altra rumorosamente, in modo ingombrante per poi sparire dall’orizzonte.

DI MAIO E SALVINI, DUE INCOMPETENTI CHE INDOVINANO L'UMORE DEL PAESE

Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono la coppia politica più buffa e pericolosa di questi anni repubblicani. Non era mai successo che due incompetenti assoluti, senza alcuna voglia di lavorare, riuscissero alternativamente a indovinare l’umore del momento di una quota parte dell’elettorato così da apparire fortissimi. Il capo della Lega è il caso più emblematico. Se fossimo un Paese serio, un ministro che non fa il ministro, che se ne inventa una al giorno per distogliere la pubblica opinione, che non caccia fuori una sola idea prodotta dal suo cervello o dai cervellini del suo staff sarebbe out in poche settimane. C’è, invece, un compatto gruppo mediatico, fatto di tivù e giornali, che continua a descriverlo come l’uomo simbolo di una destra italiana che in verità ha un passato, che non è il mio, di leader ben altrimenti capaci e meritevoli. Di Maio è invece un pessimo replicante. Col vestito della domenica fatto dal sarto del piano di sotto crede che quattro parole in fila facciano un discorso e si trastulla con cose contraddittorie passando dall’amore per il leghismo all’antifascismo, dalla difesa della Virginia Raggi al disinteresse verso di lei quando fa l’unica cosa seria della sua sindacatura, difendere una piccola famiglia di rom.

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DOPO LE EUROPEE IL SISTEMA POLITICA RISCHIA DI INDEBOLIRSI ANCORA

Di questi mesi ricorderemo anche l’ignavia di alcuni apparati dello Stato, tranne le Forze Armate e la Marina che hanno difeso le proprie prerogative, con l’appoggio della ministra della Difesa Elisabetta Trenta. È mai possibile che la polizia sia diventata polizia privata di un ministro nullafacente e che la stessa polizia attacchi un intellettuale che critica il capo del Viminale? In quel dicastero c’è un problema, e grosso assai. Le Europee segneranno un passaggio nella crisi di questo degenerazione della Seconda repubblica. Chiunque vinca, il sistema politico entrerà in una fase di debolezza maggiore di quelle conosciute nel passato. Se solo la sinistra sapesse muoversi in modo unitario e riuscisse a tenere la schiena dritta e a fuoriuscire dall’età adolescenziale del renzismo, forse ci sarà qualche possibilità di ripresa. È facile prevedere che in tutto questo combinarsi e scombinarsi di voti, nel pieno di un dinamismo europeo imprevedibile e dentro un crisi economica italiana che ci sta consegnando a una prospettiva non industriale, possa venir fuori il leader di un fronte politico di italiani che non ne possono più. Speriamo che sia un po’ di sinistra. Almeno un po’.

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