La guerra a Weber per la guida della Commissione Ue

Dopo Juncker la Francia preferisce il suo burocrate Barnier al candidato di punta tedesco. O la liberale progressista Vestager. Ma la Germania rilancia con il falco Weidmann al posto di Draghi.

20 Giugno 2019 12.21
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Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk intendere stringere sulle nomine del supercommissario Ue e degli altri incarichi decisi dalla prossima Legislatura di Strasburgo, incluso il suo in scadenza il primo dicembre come leader dei 28 capi di Stato e di governo. Il Consiglio europeo si riunisce il 20 e il 21 giugno proprio per trovare un accordo sul successore di Jean-Claude Juncker e su altre poltrone chiave – non di secondaria importanza come il presidente della Bce dopo Mario Draghi – che dipendono dalle urne appena scrutinate delle Europee del 2019. Fosse per Tusk il valzer sulle pedine da sistemare si chiuderebbe in questa riunione, di fronte alla deadline del 2 luglio, l’insediamento del prossimo Europarlamento. Diplomaticamente, la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron si sono impegnati a convenire «rapidamente e senza divergenze» sul nome del prossimo capo della Commissione Ue. Ma il bon ton rituale non aggira lo scoglio dello Spitzenkandidat, il candidato in teoria di punta, Manfred Weber, che di tutta evidenza piace alla connazionale Merkel mentre non piace affatto all’Eliseo.

MACRON SPARIGLIA LE CARTE

Senza la convergenza dei leader principali dell’Ue, gli equilibri complessi della prossima Legislatura possono far saltare i meccanismi dello Spitzenkandidat che nel 2014 portarono all’investitura indolore di Juncker. Allora l’ex premier lussemburghese era il leader dei Popolari europei (Ppe) proprio come Weber – solo meno conservatore però, e anche questo lo aiutò – , espresso dal primo partito dell’Europarlamento prima del voto come capo per la Commissione Ue: Juncker venne subito eletto con l’appoggio dei Socialisti europei (Se), seconda forza nell’Assemblea di Strasburgo, dopo il Ppe. Un lustro dopo, popolari e socialisti restano i primi partiti ma hanno perso 30 seggi ciascuno: insieme non hanno più la maggioranza. L’alleanza dei Liberali (Alde) dove milita anche la lista Renaissance di Macron intende sparigliare le carte, coinvolgendo nel riassetto anche ai Verdi reduci dallo storico successo delle ultime Europee. Approfittando della frammentazione del nuovo europarlamento e dei punti deboli del tedesco Weber, il presidente francese fa il suo gioco, anche per accrescere il peso della Francia nell’esecutivo dell’Ue. «Come è ovvio» ha chiosato la stessa cancelliera Merkel.

Europee Commissione Ue Juncker successione Michel Barnier
Il capo negoziatore Ue sulla Brexit Michel Barnier. GETTY.

IL CANDIDATO OMBRA BARNIER

Curiosamente l’enfant prodige dell’Eliseo contesta a Weber, 46enne europarlamentare dall’età di 29 anni, la mancanza di esperienza in ruoli di governo. Non ha fatto esplicitamente il suo nome ma ha insistito sulla necessità che il prossimo capo della Commissione Ue abbia avuto incarichi in esecutivi nazionali o a Bruxelles. Chiaramente Macron punta a sostituire la candidatura di Weber con quella dell’esponente francese dei popolari europei, Michel Barnier, 68enne capo negoziatore dell’Ue sulla Brexit: «Leader europeo con qualità innegabili, che ha mostrato ancora una volta nella gestione del dossier con Londra», ha dichiarato in una recente intervista. Tre volte commissario europeo (al Mercato interno, all’Industria e alle Politiche regionali) e più volte ministro in Francia, Barnier ha guadagnato influenza a Bruxelles per il dossier scottante che ha tra le mani e, in questi mesi, ha condotto una campagna-ombra a supercommissario, irritando non poco Weber, il quale non perde occasione per ribadire come il «Ppe non appoggi candidati che non si sono presentati». La Germania tiene molto a portare a casa un primo capo tedesco della Commissione Ue. Ma da soli i popolari non decidono, e men che meno Berlino.

Neanche i popolari sono compatti sul candidato di punta Weber, debole già prima del voto del maggio

… E LA TAX LADY VESTAGER

Stavolta uno Spitzenkandidat non basta, pesano i governi degli Stati membri e le forze ago della bilancia a Strasburgo, come l’Alde e i Verdi. Tanto più che neanche il Ppe è compatto su Weber, debole già prima del voto del maggio scorso come aveva riportato Lettera43.it. Bavarese della Csu, il capo dal 2014 dei popolari europei ha finito per essere scaricato dagli ungheresi di Fidesz, dopo la sospensione dal gruppo del loro leader: Viktor Orban, per anni vicino alla Csu, si è sentito tradito. Ma per restare in sella Weber – vicino anche a Merkel – non poteva spingersi troppo a destra con Orban e i sovranisti. Resta tuttavia troppo conservatore per i leader della destra moderata di Belgio, Olanda e Lussemburgo, più inclini al liberismo che al protezionismo e, di conseguenza, a fare asse con l’Alde di Macron. La seconda carta del presidente francese è spingere per la liberale di sinistra Margrethe Vestager, apprezzato Commissario uscente Ue alla Concorrenza, alla successione di Juncker: sulla tax lady danese, 51enne, che ha inflitto maxi multe a colossi come Google e Apple ed è per l’accoglienza dei profughi, farebbero quadrato con Macron anche i Verdi. Mentre i popolari e i socialisti meno ortodossi chiuderebbero un occhio.

Europee Commissione Ue successione Juncker Margrethe Vestager
Il commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager. GETTY.

MEGLIO WEIDMANN ALLA BCE?

Come candidato di punta i socialisti hanno l’olandese Frans Timmermans, 58enne vice di Juncker in Commissione europea e tra i 28 commissari uscenti, forte anche del risultato molto buono dei laburisti nei Paesi Bassi alle Europee. Ma come il Ppe, i socialisti non possono imporsi senza l’appoggio dei conservatori o di altre forze. La soluzione Vestager rispetterebbe più di Weber la composizione dell’europarlamento risultato della volontà espressa dal popolo, e sarebbe un segnale di rinnovamento. Al posto di un giovane burocrate – ancorato all’austerity più di Juncker – a Bruxelles si avrebbe la prima supercommissario donna dell’Ue. Come Barnier, anche l’ex vicepremier della Danimarca ha alle spalle importanti incarichi negli esecutivi nazionali e a Bruxelles, e sarebbe meno invisa di altri profili anche ai radicali della Sinistra europea. Nondimeno la Germania è decisa – come la Francia – a esercitare tutto il suo ruolo: secondo le indiscrezioni raccolte dal Financial times Berlino starebbe avanzando la richiesta del falco a capo della Bundesbank Jens Weidmann – ex advisor di Merkel – alla Bce al posto di Mario Draghi. Attenzione, tanto vale la rinuncia a Weber: nella migliore delle ipotesi uno spauracchio per fermare Macron e controllare la Commissione Ue.

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