Quanto costa all'Italia l'evasione dell'Iva

Quanto costa all’Italia l’evasione dell’Iva

21 Settembre 2018 13.13
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Anche nel 2016 l'Italia si conferma prima in Ue per la più grande evasione dell'Iva in valore nominale, con perdite per le casse dello Stato di 35,9 miliardi di euro. Il nostro Paese, inoltre, è terzo per il maggior divario tra il gettito previsto e quello effettivamente riscosso. La differenza ammonta infatti al 25,9%, dietro solo a Romania (35,88%) e Grecia (29,2%).

DAL 2012 AL 2016 EVASIONE RIDOTTA DEL 3%

I dati emergono dal rapporto sull'Iva della Commissione europea. Rispetto al 2015 c'è stato un lieve miglioramento in termini percentuali, in quanto l'evasione si è ridotta dello 0,23%. Ma in valore assoluto c'è stato un aumento di circa 200 milioni di euro. Nel complesso, dal 2012 al 2016, l'Italia ha ridotto l'evasione del 3% (leggi anche: Metà delle case vacanze italiane affittate irregolarmente).

LUSSEMBURGO, SVEZIA E CROAZIA I PAESI PIÙ VIRTUOSI

L'Unione europea nel suo insieme ha registrato perdite di introiti sull'Iva per 147,1 miliardi di euro, in calo di 10,5 miliardi rispetto al 2015, con una riduzione del gap dello 0,9%. I Paesi Ue in cui l'evasione dell'Iva è più bassa sono Lussemburgo (0,85%), Svezia (1,08%) e Croazia (1,15%). Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha commentato così: «Una perdita di 150 miliardi di euro l'anno per i bilanci nazionali è inaccettabile, soprattutto quando 50 di questi miliardi finiscono nelle tasche di criminali, autori di frodi e probabilmente anche terroristi».

IL PROGETTO DI RIFORMA VARATO DA BRUXELLES

Per tentare di contrastare l'evasione dell'Iva, la Commissione europea ha varato nel 2017 un progetto di riforma del sistema di riscossione negli scambi commerciali. Il testo prevede che l'Iva nelle vendite transfrontaliere venga versata al Paese di origine della merce, il cui governo poi deve farsi carico di trasferire il gettito al Paese dove il bene verrà effettivamente usato. Attualmente l'Iva andrebbe versata direttamente al Paese di destinazione, ma i casi di frode sono numerosi. In attesa che il Consiglio europeo si pronunci sulla questione, è già entrata in vigore una revisione delle norme che permette la raccolta dell'Iva sulle vendite online di servizi da parte del Paese dove i servizi stessi vengono effettivamente utilizzati. Lo stesso meccanismo verrà applicato in futuro anche alle merci vendute online.

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