Ex parlamentari, ecco chi rischia di perdere i vitalizi

Redazione
29/03/2018

Dai vecchi leoni della Democrazia cristiana come Ciriaco De Mita o Gerardo Bianco, agli ex presidenti della Camera della Seconda...

Ex parlamentari, ecco chi rischia di perdere i vitalizi

Dai vecchi leoni della Democrazia cristiana come Ciriaco De Mita o Gerardo Bianco, agli ex presidenti della Camera della Seconda Repubblica come Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti e Irene Pivetti, passando per Massimo D'Alema e alcune centinaia di ex deputati, senza dimenticare le vedove di ex parlamentari. Ammonta a circa 2.600 il numero di ex che percepiscono i vitalizi, nel mirino del Movimento 5 stelle dopo la loro abrogazione per i deputati in carica, datata 2012.

RENDITA CHE RISALE AGLI ANNI 80. Il vitalizio, introdotto negli Anni 80, consisteva in un assegno che il parlamentare incassava per tutta la vita una volta tornato alla vita "civile". Nel 2012 la riforma ha trasformato il vitalizio in una pensione, che dunque viene percepita al compimento del 65esimo anno di età, quindi calcolata con metodo contributivo (pro rata). Analogamente a quanto avvenne con la riforma Dini delle normali pensioni nel 1995, il pregresso venne fatto salvo, sulla base di alcune sentenze della Corte Costituzionale per le quali i diritti acquisiti sono intangibili.

IL PIANO DEL MOVIMENTO 5 STELLE. Ciò significa che gli assegni degli ex parlamentari non sono stati toccati e che la parte della futura pensione dei parlamentari in carica maturata fino al 2012 viene calcolata col vecchio metodo. Il piano del M5s è trasformare in pensioni calcolate con metodo contributivo sia i vitalizi degli ex parlamentari, sia la parte maturata fino al 2012 dai parlamentari attualmente in carica. Il che comporterebbe un taglio agli assegni con un risparmio per le casse di Camera e Senato.

EX PARLAMENTARI PRONTI A FARE LE BARRICATE. Sulle barricate ci sono gli ex parlamentari, che hanno dato vita a un'associazione che ne raccoglie 1.500 e che oggi è guidata da Antonello Falomi, un ex di Rifondazione Comunista e Pds. Falomi avverte: «Noi siamo pronti a contribuire ai risparmi, ma l'unico modo che rispetti le sentenze della Consulta è un contributo di solidarietà». Secondo Falomi il vero pericolo sarebbe infatti «introdurre nel sistema un precedente per il ricalcolo delle pensioni degli italiani, come chiede il Fondo monetario internazionale». Non a caso l'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli sarebbe «vicino al M5s». Per non parlare poi delle «numerose vedove di ex parlamentari, che hanno in quell'assegno l'unico mezzo di sostentamento».

MANCA SOLTANTO UN VOTO. Essendo stati introdotti da una delibera degli Uffici di presidenza di Camera e Senato, gli stessi che il M5s ha ipotecato piazzando i suoi uomini a Montecitorio e a Palazzo Madama, i vitalizi possono essere modificati da un atto analogo, senza bisogno di una legge. E al M5s, negli Uffici di presidenza delle due Camere, manca solo un voto per avere la maggioranza e portare a termine il loro piano.

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