Ex Pd, presentato il nuovo movimento «Democratici e progressisti»

25 Febbraio 2017 13.51
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È «Democratici e Progressisti» il nome del nuovo movimento che nasce a sinistra del Pd.
A tenere a battesimo il nuovo soggetto politico con al centro il lavoro e a discontinuità con Matteo Renzi sono stati gli ex dem Roberto Speranza ed Enrico Rossi, il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e dall'ex Sinistra Italiana Arturo Scotto che si sono dati appuntamento alla città dell'Altra economia, nel quartiere Testaccio, a Roma.

UN OCCHIO A ORLANDO E UNO A PISAPIA. Il nuovo soggetto politico si propone di essere il motore della «costituente di un rinnovato centrosinistra» nel quale non è escluso il Pd, a condizione però che sia derenzianizzato. Ecco spiegata la cura nell'evitare toni di rottura con i dem nella speranza che al congresso si affermi Andrea Orlando e che Giuliano Pisapia scelga la via del dialogo con il movimento. Proprio l'ex sindaco di Milano l'11 marzo varerà il suo Campo progressista che, programmaticamente, si muove con gli stessi intenti dei Democratici e progressisti, senza però escludere il dialogo con Renzi, con cui ha condiviso il sì al Referendum del 4 dicembre. Il clima di tregua non è destinato a durare: Democratici e Progressisti era il nome di una lista che nel 2014 appoggiò in Calabria Mario Oliverio, eletto governatore. E in casa dem sarebbero già pronti a ricorrere agli avvocati e si annuncia una battaglia a suon di carte bollate.

È il lavoro è l'elemento centrale dei Dp. L'articolo 1 della Costituzione «è il nostro simbolo, la nostra ragione» ha ribadito Speranza. «Queste parole straordinarie sono ancora una incompiuta. Il nostro primo punto nell'agenda di governo e dare risposta a questo dramma sociale». Interlocutori sociali sono innanzitutto i giovani, ma anche il ceto medio impoverito, e gli artigiani che hanno sofferto il credit Crunch: insomma «un blocco sociale» ben preciso, ha sottolineato Rossi.

«GENTILONI TEMA RENZI, NON NOI». «Renzi è un tema, noi un altro. Gentiloni deve aver paura di Renzi non di Speranza. Noi cercheremo di portare nell'agenda i temi sociali ma non faremo mancare il nostro appoggio», ha detto Speranza a SkyTg24. «Noi faremo battaglie sociali», aggiunge, «ma Gentiloni non deve aver paura di noi, mentre Renzi ha un atteggiamento ambiguo. La corsa verso il voto è un tentativo di rilegittimare la sua leadership indebolita. Noi vogliamo provare a entrare nel merito dei provvedimenti e a migliorarli».

LA RICOSTRUZIONE DEL CENTROSINISTRA. «Vogliamo ricostruire il centrosinistra, batterci per un nuovo centrosinistra nel Paese, libero da smanie autoreferenziali, dalla ricerca di un leader che rappresenta tutto e tutti», ha continuato Speranza. «Oggi non nasce un nuovo partito ma un percorso, un movimento che vuole unire, che si interroga e vuole ragionare in modo inclusivo. Serve una nuova radicalità, dobbiamo avere il coraggio di essere forza di governo». Concetto ribadito dagli altri cofondatori. Il nuovo soggetto, è il ragionamento, non vuole vivere solo nelle Aule parlamentari, dove tra l'altro in settimana nasceranno i gruppi, ma vuole essere un soggetto «popolare» che, parola di Smeriglio, «prenda confidenza con le conflittualità che la crisi produce, dandogli rappresentanza».

ROSSI: «PUNTIAMO SUI CONTENUTI». Dichiarazione di rottura col passato anche da parte di Rossi. «A chi resta nel Pd», ha chiesto il governatore della Toscana, «noi chiediamo: "Siete disposti a fare la conta o una battaglia sui contenuti?" Noi puntiamo sui contenuti. Abbiamo un nemico, la destra, e siamo convinti che si può battere con un centrosinistra nuovo».

Lavoro, quindi. Ma non solo. Prioritario per i Dp è «ricucire tre fratture» prodotte da Renzi con il Jobs Act, la Buona Scuola e il referendum sulle trivelle. Curiosamente, però, il primo elemento di discontinuità viene chiesto non su una norma del Jobs Act, bensì appoggiando il referendum della Cgil sui voucher, a suo tempo liberalizzati dalla legge Fornero (92/2012) e dal decreto Letta (76 del 2013) approvati sotto la segreteria Bersani. Su questo si consumerà il primo attrito con il Pd e il premier Paolo Gentiloni che in Parlamento puntano a far approvare il ddl Damiano che riformerebbe i voucher evitando il referendum. Situazioni di equilibrio andranno trovate nelle Camere anche su altri provvedimenti, come il decreto sicurezza o i decreti attuativi della Buona Scuola: non piacciono ai Dp che però non intendono fare cadere l'esecutivo.

LA ROTTURA DI ERRANI. È entrato nella nuova famiglia anche Vasco Errani, che da Ravenna ha ufficializzato la sua uscita dal Pd. «Entro in nuova avventura, ma sono sicuro che non si tratta di un addio. Si tratta invece di provare a ritrovarci in un nuovo progetto diverso da Ulivo e Pd ma con quella ispirazione», ha spiegato l'ex governatore emiliano-romagnolo e commissario per la ricostruzione post-sisma.

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