Ezio Mauro va alla guerra

Paola Alagia
24/08/2012

Stato-mafia: Il direttore di Repubblica attacca Travaglio.

Ezio Mauro va alla guerra

Lo scontro tra il Quirinale e i pm di Palermo, innescato dal decreto col quale il presidente della Repubblica ha sollevato il conflitto d’attribuzione davanti alla Consulta nei confronti della procura siciliana che indaga sulla presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra, si è consumato soprattutto a colpi di interventi sui giornali.
MAURO SCENDE IN CAMPO. Anche il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, dopo il silenzio estivo, ma soprattutto in seguito al duello a colpi di fendenti che è andato in scena nei giorni scorsi sulle pagine del suo giornale tra il fondatore Eugenio Scalfari e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, è sceso nell’arena. Lo ha fatto venerdì 24 agosto con l’editoriale «Un giornale, le procure e il Quirinale».
LA PROVOCAZIONE DI FERRARA. Anche se a stuzzicare Mauro proprio giovedì 23 era stato l’Elefantino (Giuliano Ferrara, infatti, sul Foglio titolava «Caro Mauro, con chi stai?»), la risposta del direttore di Repubblica è tutta rivolta, oltre che naturalmente ai lettori, al Fatto Quotidiano, il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio che da giugno ha intrapreso una dura campagna contro il Colle.

L’affondo di Mauro: «Le allusioni complottistiche sono un inganno»

Al di là della sua posizione sul conflitto d’attribuzione («Gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulla trattativa», ha scritto Mauro, l’indagine della procura «è meritoria» ed è un «un falso dire che si vuole bloccare il lavoro di Palermo». E poi ancora sul conflitto sollevato da Napolitano: «È perfettamente legittimo. Può non essere opportuno, ed è una valutazione politica: io non l’avrei aperto»), Mauro insiste su un’altra questione. Le allusioni e le evocazioni complottistiche distorsive della realtà e miranti a delineare il Quirinale come il principale problema del Paese sono un «inganno ai cittadini» per dirla con le sue parole. Ogni riferimento al Fatto è puramente casuale?
IL RISCHIO DI UNA NUOVA DESTRA. Ma il numero uno di Repubblica manda un altro messaggio: il suo corsivo, infatti, è un invito a riflettere sul rischio di una nuova destra, diversa dal berlusconismo. «Zero spirito repubblicano», ha scritto il numero uno di largo Fochetti, «senso istituzionale sottozero…delega alle procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare, come una cosa sporca».
CONTRO IL «LINGUAGGIO DA BAGAGLINO».  E non finisce qui, perché nel tracciare l’identikit di questa destra emergente per la quale «Berlusconi non è mai stato il vero avversario, ma lo strumento per suonare la loro musica», Mauro ha puntato il dito pure contro i toni e il «linguaggio da Bagaglino» sperimentato sin dagli attacchi al Cav («Il fatto è che l’onda anomala del berlusconismo», ha spiegato Mauro, «ha spinto nella nostra metà del campo forze, linguaggi, pulsioni di destra». Aggiungendo: «Non Montanelli, per favore, ma il Borghese degli anni più torvi»).

La campagna de Il Fatto, Travaglio e il «Romanzo Quirinale»

Che tra i bersagli del direttore di Repubblica ci siano Travaglio e il suo giornale non è difficile da immaginare. In fondo l’allievo di Montanelli, soprattutto sul caso Quirinale-procura di Palermo, non ha mancato di sferzare i suoi attacchi. A partire da quel fondo dal titolo «Romanzo Quirinale» con il quale il 18 luglio scorso aveva passato in rassegna tutto il «coro di corazzieri belanti» della stampa italiana, inclusi i giornali di sinistra. Gli stessi che «almeno ai tempi di B», scriveva Travaglio, «attaccavano il governo, non fosse altro che per gioco delle parti».
LO SPIRITO DEL CUI PRODEST. Poi è arrivato il confronto-scontro tra Scalfari e Zagrebelsky. Ed ecco che è partito l’ultimo colpo travagliesco, tutto rivolto al fondatore di Repubblica, accusato di aver preferito alla verifica dei fatti la logica del cui prodest.
«Forse che il capo dello Stato», ha scritto il giornalista torinese il 21 agosto scorso, «è criticabile solo quando non piace a Scalfari?». E poi ancora: «Ora Scalfari si converte alla trattativa buona con la mafia perché è il suggeritore del nuovo compromesso storico Pdl-Udc-Pd benedetto dal Colle».
«IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA». E adesso, dopo le esternazioni di Ezio Mauro c’è da scommettere che Travaglio non se ne rimarrà con le mani in mano. Anzi. «La mia risposta arriverà dalle pagine del mio giornale», ha confermato a Lettera43.it. Nessuna anticipazione, se non una sottolineatura: «Io lavoravo con Indro Montanelli e non per il Borghese».
Per il resto Travaglio continua per la sua strada. «Il solco è sempre lo stesso», ha aggiunto, «e cioè la via della verità». L’editoriale di Mauro, insomma, non l’ha toccato più di tanto. «Mica mi hanno colto con le mani nel sacco?», ha sottolineato ironico. «Per carità quelle di Mauro sono valutazioni legittime, molte delle quali non condivido, ma questo è il bello della democrazia».