F35 e spese militari: la giravolta M5s

F35 e spese militari: la giravolta M5s

03 Luglio 2018 14.41
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Ogni promessa non è debito. Nemmeno la cancellazione del programma degli F-35, vecchio cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle così come la riduzione delle spese militari e la riduzione delle missioni all'estero. Passati dai banchi dell'opposizione a quelli di governo i pentastellati frenano e cambiano idea. A confermarlo le parole della ministra della Difesa Elisabetta Trenta che a Defense News ha assicurato che non taglierà gli ordini degli F35, al massimo si potrebbe allungare il piano d'acquisto. «È un programma che abbiamo ereditato e lo valuteremo», ha detto Trenta, «considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l'interesse nazionale». Non sono spiccioli. La stima del costo iniziale del programma – 90 aerei entro il 2027 già ridotti dagli iniziali 131 – è di 13,5 miliardi da qui a fine periodo.

QUANDO GLI F35 ERANO «STRUMENTO DI MORTE». E dire che un anno fa il programma di governo M5s votato in Rete da 19 mila e 747 iscritti prevedeva tutt'altro: investimenti in cyberdifesa e intelligence e stop all'acquisto degli F35 considerato «un programma inutile e costoso», sosteneva la deputata (non rieletta) Tatiana Basilio «e per questo deve essere chiuso al più presto». Parole ancora più dure aveva utilizzato l'allora portavoce Alessandro Di Battista che nel 2013 all'inizio della sua carriera politica definiva il programma uno «strumento di morte» e una «supercazzola del Pd».

Una giravolta denunciata dalla campagna addioallearmi.it. «Niente tagli alla spesa militare, anzi un aumento dei fondi per la Difesa per rispettare mettersi in linea con la richiesta della Nato, che chiede il 2% del Pil. Oggi siamo all'1,4%», dice la segretaria di Possibile Beatrice Brignone. «Ma non solo, la ministra Elisabetta Trenta, in un'intervista a Defense News, si è rimangiata le vecchie promesse del Movimento 5 Stelle. Penso alle parole infuocate sugli F-35 di Alessandro Di Battista, che alla Camera lanciava strali contro Pd e destra, accusandoli di acquistare 'strumenti di morte'. Adesso il governo parla giusto di una dilazione sui tempi di consegna».

LA MISSIONE IN AFGHANISTAN. Lo stesso vale per le missioni all'estero, a partire da quella in Afghanistan. «I 5 stelle hanno sempre promesso il ritiro dei militari, mentre la ministra si pone in continuità con il precedente governo, che viene espressamente citato», continua Brignone. «Per i nostri soldati restano in Afghanistan, in attesa che qualche Paese di buona volontà prenda il posto del contingente italiano. Insomma, le promesse battagliere del Movimento sono state già archiviate».

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