Il dilemma di Panetta: andare in Bce o restare in Banca d’Italia?

Il direttore generale di Via Nazionale potrebbe entrare nel board di Francoforte. Ma le sue mire sono altre. Se Visco lasciasse prima dello scadere del mandato, lui sarebbe il candidato naturale a governatore. Un piano che però è pieno di incognite.

16 Luglio 2019 09.52
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Fabio Panetta sfoglia ansiosamente la margherita. Il neodirettore generale della Banca d’Italia, un uomo che calmo non è mai stato, è assai agitato perché deve decidere se partecipare – e con tutta probabilità vincere – la corsa al comitato esecutivo della Bce, l’equivalente del direttorio di via Nazionale, oppure se rinunciare a favore del tentativo di diventare governatore della Banca d’Italia, il sogno di una vita.

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UNA POLTRONA NELL’ESECUTIVO DELLA BCE

I tempi delle due cose non coincidono, ma solo apparentemente. Perché a Francoforte, assodato che dopo Mario Draghi a novembre arriverà Christine Lagarde come presidente, uno degli altri membri dell’esecutivo, il francese Benoît Coeuré, scade il 31 dicembre. E visto l’arrivo di una personalità francese, e per di più presidente, non sarà Parigi a poter indicare un nome per sostituirlo. Dunque, se Panetta, che a Francoforte è stimato per aver fatto parte del Committee on the Global Financial System dal 2003 a gennaio 2019 e per essere tuttora tra i componenti del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico, dicesse di sì, quella posizione – che a suo tempo era stata di Lorenzo Bini Smaghi – gli sarebbe con tutta probabilità concessa.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia.

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L’INCOGNITA VISCO IN BANKITALIA

Ma il 21 novembre Ignazio Visco compirà 70 anni. Ora al governatore è stato rinnovato il mandato a ottobre 2017 dal governo Gentiloni – non senza i mal di pancia di Matteo Renzi e dei renziani – e quindi scadrà nell’autunno del 2022. Ma, a quanto pare, Visco avrebbe detto più volte di essere stanco e di pensare di staccare anticipatamente la spina, magari appunto in occasione del suo 70esimo compleanno. E in quel caso, sempre che la politica non ci voglia mettere sopra il cappello – ci sarà ancora, in quel momento, il governo pentaleghista? – sarebbe proprio Panetta, appena nominato senza contrasti direttore generale, il candidato più naturale alla sua successione. Anzi, qualcuno dice che i suoi buoni rapporti con Giancarlo Giorgetti sarebbero garanzia di sicura nomina. Ma le incognite sono forti. La prima: Visco davvero lascia? La seconda: a Francoforte sono disposti ad aspettare fino a fine novembre per una nomina che dovrebbe diventare esecutiva un mese dopo? Ecco spiegate le ansie di Panetta.

IL TOTONOMI IN VIA NAZIONALE

E se alla fine optasse per la Bce, chi diventerebbe direttore al suo posto? A via Nazionale dicono che Visco non avrebbe dubbi: Daniele Franco, che ha appena lasciato la Ragioneria generale dello Stato per approdare nel direttorio di Bankitalia. Più difficile, sarebbe invece scegliere il quinto nome per il direttorio, visto che Franco già ne fa parte. Verrebbe recuperato Carmelo Barbagallo o arriverebbe qualcuno da fuori? L’ex capo della Vigilanza, che ha nei giorni scorsi passato il testimone a Paolo Angelini, sarebbe l’unico interno ad avere i numeri per aspirare a quel posto, ma nelle settimane scorse aveva deciso di andare in pensione anticipata proprio perché non era stato considerato nelle recenti nomine. Poi è stato recuperato con l’incarico, poco più che onorifico, di funzionario generale per l’alta consulenza al direttorio in materia di vigilanza bancaria e finanziaria e nei rapporti con il Single Supervisory Mechanism (Ssm, la Vigilanza europea). Se dovesse passargli sotto il naso un altro giro di nomine senza esserne coinvolto, questa volta Barbagallo sbatterebbe di sicuro la porta.

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