Michelangelo Coltelli

La chiusura delle pagine Fb e la solita campagna anti-Soros

La chiusura delle pagine Fb e la solita campagna anti-Soros

Avaaz, finanziata anche dal magnate ungherese, non ha censurato nulla. Tantomeno una parte politica. Ha solo denunciato un network di disinformazione che violava la policy del social. 

13 Maggio 2019 16.19

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Tantissimi giornali hanno riportato la notizia che Facebook ha rimosso 23 pagine di disinformazione ponendo l’accento sul fatto che circa metà di queste fosse a favore di Lega o M5s. La notizia in Italia è circolata principalmente per questa ragione, e difatti subito è partita la controffensiva che sostiene che sia tutta una manovra di George Soros, il finanziatore di Avaaz.

COS'È AVAAZ?

Ma che cos'è Avaaz? Da Wikipedia: Avaaz è un'organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su tematiche quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall'opinione pubblica. Open Society non ha mai finanziato Avaaz, pur avendo aiutato MoveOn, prima piattaforma di attivismo in Rete, cresciuta anche per merito di finanziamenti da fondazioni. Ma questo non significa che abbia alcun controllo sulla stessa. Le donazioni che vengono fatte da Open Society sono dichiarate pubblicamente, e non hanno string attached. Ciò significa che chi le riceve con quei soldi può fare quello che vuole, senza alcuna ingerenza organizzativa da Open Society.

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COSA C'ENTRA AVAAZ CON FACEBOOK?

L’organizzazione non governativa ha redatto un rapporto intitolato Italian networks breaking Facebook rules on inauthentic behavior. Nel documento vengono messe in evidenza 23 pagine Facebook che violano le regole del social network. Ma il rapporto di Avaaz non si limita a questo. Spiega in maniera dettagliata quali sono le violazioni in cui sono incorse le pagine. Questo è molto importante, perché mostra come non si tratti di censura nei confronti di un preciso messaggio politico (come invece i titoli dei giornali potrebbero far pensare) ma siano state riscontrate precise violazioni alla policy del social network. Violazioni che Facebook ha punito con la chiusura delle pagine.

IL "MERCATO PARALLELO" SU FACEBOOK

Di tutte le pagine chiuse solo una fa impressione: I valori della vita con oltre 1 milione e mezzo di follower. Le altre sono tutte pagine che purtroppo sono in grado di rinascere nel giro di pochissimo tempo. La seconda più importante per numero di follower era Un caffè al giorno con oltre 230 mila follower. Tutte le altre sono sotto ai 150 mila, roba che sul “mercato parallelo” delle pagine Facebook viene venduta costantemente. Forse non tutti sanno infatti che esiste un mercato dove si batte cassa a suon di follower. C'è chi crea pagine basando tutto su post acchiappalettori e, raggiunta una certa soglia, le mette in vendita al migliore offerente. Potremmo parlare di un’economia parallela dove soggetti in cerca di fan e visibilità acquistano quello che non possono comperare direttamente da Facebook.

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Nell’elenco delle 23 pagine chiuse ci sono tanti nomi che già conoscevo. Del resto, come si legge nelle stesso rapporto:

Many of the pages in the Avaaz report are already known for regularly spreading fake news, disinformation and hate speech in Italy. Those pages appear on two blacklists maintained by the fact-checking websites Butac.it and Bufale.net, which are widely used in studies and analyses by leading journalism institutions (e.g. Reuters Institute), governmental agencies (e.g. the Italian Communication Authority Agcom) and researchers and Universities (e.g University of Venice, Rome and IMT).

Sono pagine che conosciamo bene perché spesso è stato indirettamente Butac la fonte da cui sono partite denunce come quella attuale. Sono anni che ne smascheriamo la deriva bufalara tramite la nostra lista nera del web. Per capire che siamo di fronte alla punta dell’iceberg del problema è sufficiente notare come nella lista di pagine rimosse ci sia un La verità ci rende liberi, pagina di disinformazione che rimanda a un preciso canale Youtube. La pagina rimossa aveva poco più di 5 mila like, mentre con lo stesso nome su Facebook se ne trovano altre, anche con oltre 100 mila follower. La verità ci rende liberi: il risveglio per esempio ne ha oltre 125 mila, ed è attiva da luglio 2018. Per raggranellare lo stesso numero di like, senza comperarli o sfruttare tranelli per attirare lettori, una pagina come Butac impiega anni. Per capire il genere di disinformazione che viene condiviso basta un giro sulla pagina, da allarmismi vari su alimentazione e medicina alla politica ai complotti.

LA CHIUSURA DELLE PAGINE NON È SUFFICIENTE

Stiamo parlando di soggetti che su questo genere di disinformazione campano, proponendo cure alternative, investimenti furbi, conferenze a pagamento. Il web è pieno di queste trappole. Fermarle a suon di chiusure è impossibile. Il mercato alle spalle delle stesse è troppo vasto, e si sta già spostando su altre piattaforme, in particolar modo su quelle di messaggistica, dove il controllo è ancora più complesso.

NON SOLO PRO LEGA E M5S, ANCHE DISINFORMAZIONE GENERICA

Tra i tanti che mi hanno chiesto lumi sulla lista di Avaaz molti hanno avanzato il dubbio che siccome la metà delle pagine era di disinformazione pro M5s e Lega le altre potessero avere un "orientamento" opposto. Purtroppo mi duole dirvi che non è così. Le pagine chiuse che non erano in maniera palese a favore dei due partiti di maggioranza nel nostro Paese erano pagine di disinformazione generica, legate appunto a quella giungla di ciarlatani che campa proprio sulla manipolazione dei fatti. Sia chiaro, questo non significa che non esista manipolazione dei fatti di sinistra, l'abbiamo vista più volte. Ma non viene diffusa nello stesso modo. Non ci sono network dedicati né vere e proprie pagine di disinformazione, ma singoli soggetti che creano bufale contro la destra e le diffondono tramite profili fake. Oltre a La verità ci rende liberi, Avaaz nomina anche un network che hanno chiamato Jeda, e che viene evidentemente da Jeda News. Dal 2014 Jeda è nella nostra black list perché sono anni che diffonde manipolazione dei fatti in Rete, esattamente come La verità ci rende liberi e i tanti Adesso Basta, legati a populismo di vario genere. Tutte pagine e network che pur non avendo una chiara identità politica diffondono disinformazione.

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COME USCIRE DALLA DERIVA DISINFORMATIVA

Servirà questa applicazione alla virgola delle regole di Facebook? Purtroppo non credo, perché il problema è a monte, è nell’utente stesso che non è in grado di discernere tra informazione affidabile e non affidabile. Tra partigianeria a imparzialità. Solo tramite campagne serie di sensibilizzazione, corsi specifici nelle scuole e controllo severo sugli organi di stampa è possibile uscire da questa deriva disinformativa in cui stiamo scivolando sempre di più.

ABBANDONIAMO L'USO DEL TERMINE FAKE NEWS

Un piccolo passo avanti sarebbe abbandonare l'uso del termine fake news quanto prima. Quanto stiamo vedendo non è un problema riassumibile in maniera così semplicistica, "fake news" non descrive sufficientemente l’entità del fenomeno. Un rapporto dell’Unione europea di qualche anno fa spiegava come sarebbe preferibile l’uso del termine Disinformation Disorder, e la categorizzazione della disinformazione che circola in sette grandi macrocategorie. Nessuno degli organi d’informazione ha abbracciato queste linee guida, e neppure i politici l’hanno fatto. Anche perché proprio i politici hanno colto la palla al balzo, sfruttando il termine per delegittimare qualsiasi critica sia mossa contro di loro. Occorre stare attenti, non abbassare la guardia, perché oggi la manipolazione dei fatti si annida anche in posti che fino a ieri ritenevamo affidabili.

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