Facebook batte moneta

Giuliano Di Caro
27/01/2011

Un hacker beffa Zuckerberg. E lui si prepara al business reale.

Facebook batte moneta

Facebook sulla via della trasformazione in social business, sul modello pensato dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus. Parola di Mark Zuckerberg, direttamente dalla sua pagina Facebook. O meglio, degli hacker che sono entrati nel profilo del fondatore, prendendone il controllo.
«Che l’hackeraggio abbia inizio. Se Facebook ha bisogno di soldi, invece di chiederli alle banche perché non permette ai suoi utenti di investire nella società in modo sociale? Perché non trasformare Facebook in un social business nella maniera descritta da Muhammad Yunus? Che ne pensate?» è il post apparso sul profilo di Zuckerberg il 26 gennaio, per mano del fantomatico hackercup2011.
LE PREOCCUPAZIONI DI MARK. Sappiamo cosa ne ha pensato Zuckerberg, che ha dato disposizione di rimuovere il post a distanza di pochissimi minuti, e anzi l’intera fan page a suo nome. E tuttavia c’è stato il tempo perché 1.800 utenti cliccassero su like alla proposta, lasciando 500 commenti assai variegati, dall’entusiastico all’insultante.
Non avrà davvero fatto piacere a Zuckerberg questa intrusione. Il fondatore di Facebook ha insistito negli ultimi tempi sull’importanza di migliorare la sicurezza e garantire la privacy degli utenti. Non certo perché, lui che un annetto fa di questi tempi aveva definito la privacy delle persone «un concetto anacronistico», sia diventato un buon samaritano: la sicurezza è un elemento essenziale della sua strategia di business, del next step di Facebook nel tentativo di monetizzare in maniera diretta l’immensa quantità dei suoi utenti, ormai ben oltre la quota dei 500 milioni. Se le sue stesse difese possono andare a gambe all’aria in mondovisione, allora tocca correre ai ripari.

Dal mercato virtuale a quello reale

I 2 miliardi di dollari di ricavi nel 2010 dell’azienda di Palo Alto non devono trarre in inganno: la pancia di Facebook non è affatto piena. Dal primo luglio 2011 infatti i Facebook credit, utilizzati per acquistare beni virtuali, saranno l’unica moneta accettata nel reame. Tutti gli sviluppatori di social game su Facebook saranno cioè obbligati a processare i pagamenti degli utenti utilizzando la valuta in questione.
TRANSAZIONI VANTAGGIOSE. Perché scomodarsi a creare una valuta fittizia quando esistono le carte di credito? Risposta: è più comodo. Più sicuro, almeno in teoria. E perché è il modo trovato da Facebook per guadagnare un mare di soldi, monetizzando il suo ruolo di piattaforma globale. Il 30% di qualunque transazione con i crediti finisce infatti nelle tasche di Facebook. Come a dire: se spendete 2 euro di facebook credit su Farmville – gioco a cui partecipano la bellezza di 80 milioni di persone – per comprare un trattore o una staccionata, 1,40 euro va a Zynga, lo sviluppatore del gioco, e il resto alla compagnia di Palo Alto. 
Il modello ricorda da vicino, anche nelle percentuali, quello dell’Apple store, in cui la Mela incassa un terzo delle transazioni per l’acquisto di applicazioni realizzate, proprio come accade su Facebook, da sviluppatori esterni all’azienda.
I crediti vengono già adesso utilizzati come metodo di pagamento in 22 dei 25 top game su Facebook. In totale stiamo parlando di 350 applicazioni, frutto del lavoro di 150 sviluppatori. 
SCONTI PER GLI AMICI. Oggi i facebook credit possono essere utilizzati esclusivamente per l’acquisto di beni virtuali. Ma il prossimo passo, già in fase di sviluppo, permetterà agli utenti di acquistare anche beni concreti, trasformando Facebook in uno sconfinato mercato globale.
Non bastasse, negli Usa i crediti possono essere già ora comprati al supermercato, in catene come Wal Mart, Target e Best Buy. Il business è insomma pensato per essere bidirezionale, poichè un numero crescente di retailer aprirà i propri negozi sul social network.
Quando sulla creatura di Zuckerberg si potranno comprare anche oggetti fisici, i ricavi verosimilmente schizzeranno alle stelle. A Palo Alto stanno appunto testando la funzione “buy with friends”, che permette a gruppi di amici di acquistare a prezzi scontati una selezione di prodotti. Anche in questo caso, si tratta di beni virtuali. Ma il meccanismo si sta oliando, in vista della grande svolta.