Gianluca Comin

Strategie per sconfiggere la propaganda della paura

Strategie per sconfiggere la propaganda della paura

07 Febbraio 2019 08.05
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People react to fear, not love; they don't teach that in Sunday School, but it's true». Con queste parole Richard Nixon commentava, nel 1975, uno dei principi che avevano guidato la strategia politica degli anni della sua presidenza. La paura infatti è sempre stata un’efficace leva nella retorica politica, capace di orientare l’elettorato verso le posizioni più estreme e intransigenti; contro la minaccia comunista a quei tempi e contro fenomeni come quello dell’immigrazione oggi. Diversamente da prima però, lo sviluppo del web e di nuovi canali di comunicazione hanno consentito a informazioni parziali o inesatte, le famose fake news, di diffondersi alla velocità di un clic e di influire sugli equilibri politici e sociali di un Paese.

Negli ultimi anni, si sono giocate su temi scottanti – dalla sicurezza al controllo dei flussi migratori – alcune fra le più importanti sfide fra le forze politiche dell’Occidente, tanto da diventare determinanti per il trionfo o la sconfitta di un partito politico. Tale affermazione trova riscontro sia negli Stati Uniti di Donald Trump, nominato presidente in seguito a una campagna elettorale basata sulla difesa del Paese dalle minacce esterne, sia in Europa, dove i movimenti più estremisti sono riusciti a ottenere ampio consenso amplificando i rischi connessi all’accoglienza e talvolta strumentalizzando le iniziative a essa connesse.

ITALIA PRIMA NEL MISPERCEPTION INDEX

Per capire come il ricorso allo strumento della paura riesca a influire sull’elettorato in maniera così forte, è opportuno considerare anche che il sentimento della paura è intrinsecamente legato alla percezione della realtà, o piuttosto alla sua alterazione. Da una ricerca realizzata nel 2018 dall’Ipsos Mori Social Research Institute, emerge un quadro piuttosto frammentato dell’attualità: l’Italia si colloca al primo posto nel Misperception Index, che analizza e confronta il divario accumulato in 37 Paesi fra la percezione della realtà e la realtà stessa. Il secondo gradino del podio è occupato dagli Stati Uniti, mentre il terzo dalla Francia.

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LE STIME SBAGLIATE SU DISOCCUPAZIONE, CARCERI, MIGRANTI

Sul tema della disoccupazione per esempio, gli intervistati stimano che in Italia la percentuale di persone alla ricerca di un’occupazione si attesti intorno al 38%, mentre in realtà raggiunge l’11% della popolazione. Sovrastimato del 40% anche il dato sull’affollamento delle carceri e quello sul sistema previdenziale. La percezione degli italiani è che nel 2050 più della metà degli italiani sarà over 65, mentre in realtà le stime si attestano intorno al 35%. Secondo il sondaggio inoltre, in tutti i Paesi oggetto d’analisi si riscontra una sopravvalutazione della proporzione di stranieri all’interno dei territori nazionali: in Italia, l’idea comune è che quasi un terzo della popolazione sia composta da immigrati mentre la percentuale reale si aggira intorno al 10%. La cosiddetta “cultura della paura”, operando sulla base di una semplificazione costante dei contenuti, trova dunque terreno fertile in una società in cui la percezione della realtà su alcuni fenomeni sociali risulta alterata. Altri fattori, come il ricorso spesso approssimativo alle fonti di informazione e la tendenza dei media a convogliare l’attenzione sulle tematiche che hanno maggiore presa sull’opinione pubblica, concorrono a dare spazio alle libere interpretazioni e al diffondersi di fake news, legittimando chiunque ad avere la "propria versione dei fatti".

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La rappresentazione parziale della realtà costituisce una variabile rilevante al momento del voto, ma è importante comprendere quanto, e se, la divulgazione di informazioni inesatte costituisca concretamente una minaccia al dibattito democratico. In alcuni casi, il diffondersi di fake news ha provocato danni concreti come quanto accaduto in Sri Lanka, pochi mesi fa. La condivisione su Facebook di notizie false ha generato un’escalation di violenza fra la maggioranza cingalese buddista e la comunità islamica, accusata dai primi di aver tentato di avvelenare il loro cibo.

LA NECESSITÀ DI UNA CONTRO-NARRAZIONE

La sfida che si presenta ai professionisti della comunicazione è duplice: da una parte la necessità di restituire un’immagine reale della società, ridimensionando la «propaganda della paura e della disinformazione», e dall’altra la possibilità di creare un nuovo modello di comunicazione politica. Uno dei primi passi da compiere per realizzare una contro-narrazione efficace, e uno storytelling capace di convincere l’elettorato, si basa sulla diminuzione del divario fra percezione e verità. È importante trasmettere informazioni e dati corretti e verificabili, e, allo stesso tempo, svolgere un’operazione di sistematica denuncia delle notizie false diffuse. Spiegare per quale ragione le notizie false possono provocare danni alla società significa far comprendere l’importanza di un dibattito più informato su molte questioni e la necessità di adottare una prospettiva di lungo periodo per fare le proprie valutazioni.

IL BANCO DI PROVA DELLE EUROPEE

Per creare consenso non basta però contrapporsi al modello di un determinato gruppo politico ma è necessario proporre una nuova prospettiva, capace di generare un impatto forte. Offrire alternative concrete, partire dalla verità per costruire insieme agli elettori una nuova narrazione, proporre un’analisi più approfondita e meno immediata su alcune tematiche può rivelarsi una strategia vincente per convincere l’elettorato a supportare la propria mission. Le elezioni europee che si svolgeranno a maggio saranno l’occasione per valutare se i trend che hanno caratterizzato nel corso degli ultimi anni la comunicazione politica di molti partiti riscuoteranno lo stesso successo in termini elettorali o se invece, vedremo nascere altri e nuovi modelli di rappresentazione della realtà.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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