Fanghi tossici, si cercano altre vittime

Francesca Rolando
05/10/2010

Quattro morti e 123 feriti. Il danno stimato è di 37 milioni di euro.

Fanghi tossici, si cercano altre vittime

I soccorritori sono tornati al lavoro martedì 6 ottobre alla ricerca di altre vittime, dopo quello che è stato definito “un disastro ecologico senza precedenti” avvenuto il 4 ottobre sera in Ungheria occidentale.
Un fiume di liquami tossici rossi, fuoriuscito da una fabbrica di alluminio, ha inondando alcuni villaggi locali. Il bilancio del disastro è di almeno quattro i morti, tra cui due bambine di uno e tre anni, e 123 feriti, alcuni in maniera grave. La Protezione civile è tutt’ora impegnata nella ricerca di sei dispersi, anche se dopo due giorni ci sono poche speranze di trovarli vivi. Stando alle prime stime, i lavori di riparazione dureranno circa un anno mentre il danno complessivo potrebbe arrivare ai dieci miliardi di fiorini (circa 37 milioni di euro).
Il fiume di fanghi tossici, di circa 700mila metri cubi, ha trascinato con sé auto, danneggiato ponti e abitazioni, investendo fino a 230 case e costringendo le autorità all’evacuazione di 400 abitanti. In molti sono finiti in ospedale, a causa delle bruciature e delle irritazioni agli occhi. «Abbiamo dichiarato lo stato di emergenza nelle contee di Veszprem, Gyor-Mos on-Sopron e Vas», ha dichiarato alla Reuters Anna Nagy, una portavoce del governo.
Le città interessate sono diverse e coprono un’area di circa 40 chilometri quadrati. Gli effetti della contaminazione del liquido, altamente corrosivo, potrebbero manifestarsi anche giorni dopo l’esposizione, per questo i medici sono cauti nelle diagnosi. Le squadre speciali con 500 uomini sono impegnate a versare gesso nel fiume vicino per cercare di arginare la fuoriuscita ed evitare così che il fango raggiunga i fiumi affluenti del Danubio, il secondo corso d’acqua più importante d’Europa.
Il premier Viktor Orban ha comunque rassicurato la popolazione sostenendo che non c’è il rischio di radiazioni nell’area interessata dalla catastrofe. Il ministro dell’Interno, Sandor Pinter, ha poi aggiunto che il liquame finora non ha interessato le riserve di acqua potabile.
Ancora sconosciute le cause del disastro. Zoltan Illes, segretario di Stato alle questioni ambientali, ha fatto sospendere la produzione dello stabilimento della società Mal, gestore del deposito, per sospette irregolarità. Anche se, in una nota, la società ha dichiarato che non c’erano stati segnali che potessero far presagire il disastro, sottolineando che l’ultimo controllo alla cisterna, avvenuto il giorno prima, non aveva rivelato nulla di allarmante.