«Farebbe meglio a suicidarsi»

Redazione
06/10/2010

«L’unica cosa che dovrebbe fare è suicidarsi. In qualunque modo, basta che la faccia finita», così Claudio Scazzi, fratello di...

«Farebbe meglio a suicidarsi»

«L’unica cosa che dovrebbe fare è suicidarsi. In qualunque modo, basta che la faccia finita», così Claudio Scazzi, fratello di Sarah, ha parlato di suo zio, Michele Misseri, che ha ammesso di avere ucciso, il 26 agosto 2010, la sorella Sarah che si era opposta alle sue avance. «Se si suicida fa l’unica cosa giusta della sua vita», ha aggiunto il giovane durante la trasmissione La vita in diretta, «si mette a pari col disastro che ha combinato. Non deve più esistere» ha aggiunto.
Parole di rabbia e dolore del fratello di Sarah, alle quali hanno fatto eco le dichiarazioni della cugina della vittima, Sabrina, figlia dell’uomo, che parlando del padre ha dichiarato: «Non ho mai avuto sospetti su mio padre, non ho mai avuto dubbi. Per 42 giorni ci ha preso in giro, non ha mai detto niente». Queste le parole della giovane durante una lunga intervista rilasciata al Tg5. La figlia ha raccontato di aver sentito il padre al telefono questa notte: «Gli ho detto non hai mai fatto niente di male in tanti anni, non hai mai avuto vizi, voglio capire perchè hai fatto una cosa del genere. Mi ha detto: «Non lo so nemmeno io». Nell’intervista che andrà in onda in forma integrale dutrante il telegiornale delle 20, Sabrina ha detto: «Deve pagare per quello che ha fatto».
«L’ho strangolata con una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già morta». Questa la terribile confessione con la quale Michele Misseri ha ammesso di avere ucciso, il 26 agosto 2010, la nipote Sarah Scazzi che si era opposta alle sue avance.
Misseri, 54 anni, ha confessato l’omicidio della nipote mercoledì sera, dopo un interrogatorio durato ore nel comando provinciale dei Carabinieri di Taranto. La madre di Sarah ha appreso la notizia che i militari stavano cercando il corpo della figlia durante un collegamento in diretta (guarda il video) con la trasmissione Chi l’ha visto: in quel momento si trovava proprio a casa del cognato reo confesso.

La violenza nel garage

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Sarah aveva confidato le avance dello zio alla cugina Sabrina, figlia dell’assassino, con la quale, proprio per questo motivo, il giorno prima del delitto aveva avuto un violento litigio. L’indomani, attorno alle 15, Misseri avrebbe avvicinato Sarah nel garage della sua abitazione, probabilmente per costringerla a non rivelare nulla. Durante la conversazione, in preda a un raptus, l’avrebbe strangolata e poi violentata.
L’uomo avrebbe poi trasportato il cadavere con la sua auto in un podere di sua proprietà, tra Avetrana e Nardò. Dopo averlo spogliato e dopo aver bruciato i vestiti, l’avrebbe gettato in una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Lì, il 7 settembre, intorno alle 2 della notte, dopo la confessione di Misseri, i carabinieri di Taranto l’hanno individuato, nudo e in posizione fetale, coperto di pietre.
Per consentire il recupero della salma è stato necessario lo sbancamento di terreno circostante, in gran parte roccioso. Le operazioni sono durate alcune ore e si sono concluse solo all’alba. Il procuratore di Taranto, Francesco Sebastio, ha annunciato che si farà l’esame del Dna sul corpo, trovato in «pessime condizioni». Al momento, ha aggiunto Sebastio, le accuse contestate a Misseri sono «sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere». I verbali del suo interrogatorio sono stati secretati.
L’uomo era stato convocato dai carabinieri mercoledì 6 settembre con la moglie e Valentina, la figlia maggiore, sorella di Sabrina, la cugina con la quale Sarah aveva appuntamento il giorno della sua scomparsa per andare al mare. Madre e figlia sono state poi riaccompagnate a casa, mentre lo zio è crollato sotto le domande degli inquirenti.
Era stato lui il 29 settembre a consegnare ai carabinieri il cellulare di Sarah (leggi l’articolo), privo di batteria e di scheda Sim, dicendo di averlo trovato vicino alle stoppie bruciate il giorno prima in un podere nel quale aveva svolto alcuni lavori. Un probabile tentativo di depistaggio che gli si è rivolto contro: «il ritrovamento del telefonino è stato quasi un modo per dire «venitemi a prendere», una sorta di messaggio per farsi scoprire da parte di chi non ce la fa più a mantenere un segreto» ha commentato Walter Biscotti, uno dei due legali della famiglia di Sarah Scazzi.

Si indaga su possibili complici

La procura ora vuole verificare se Misseri, al momento unico indagato, abbia avuto eventuali complici. In particolare si vuole capire se Sabrina e sua madre sospettassero qualcosa. In un’intercettazione ambientale, infatti, la cugina di Sarah, durante un un litigio con la mamma, dice: «se l’è portata lui…». Secondo gli inquirenti la ragazza poteva avere intuito qualcosa.
In attesa che i magistrati diano il via libera ai funerali, l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino. I compagni dell’istituto alberghiero frequentato da Sarah, invece, hanno disertato le lezioni e si sono recati sotto casa della famiglia Scazzi per esprimere la loro vicinanza alla mamma della ragazza. Poi si sono spostati sotto la casa del presunto assassino urlando: «Ci fai schifo, vogliamo l’ergastolo».