Gli sciacalli del farmaco

Marino Petrelli
06/04/2020

Medicine vendute e pubblicizzate online senza autorizzazione e a prezzi esorbitanti. Ma anche vere e proprie truffe denunciate dall'Interpol e dall'Antitrust italiana. La pandemia da Covid-19 ha allargato la piaga della contraffazione, un mercato che vale oltre 4 mld di dollari. Il punto.

Gli sciacalli del farmaco

Farmaci spacciati come «unico rimedio al coronavirus» e rivenduti online a prezzi molto superiori a quelli di mercato.

Mascherine contraffatte di scarsissima qualità. Gel igienizzanti che all’atto pratico sono acqua.

In tempi di emergenza planetaria, c’è chi non si fa scrupoli nel fare affari d’oro con falsi e truffe. Lo dice chiaramente l’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco: al momento non esistono medicinali autorizzati per curare il Covid-19. Non bisogna, dunque, acquistare medicinali che vantano effetti curativi o preventivi della malattia da siti web non autorizzati, riconoscibili dall’assenza del logo che serve a confermare che si tratta di una farmacia online registrata.

L’OPERAZIONE PANGEA ONLINE DELL’INTERPOL

La conferma è arrivata dall’Interpol che, tra il 3 e il 10 marzo, ha condotto una vasta operazione, denominata Pangea online, coinvolgendo forze di dogana e di polizia di 90 Paesi. Rispetto a un’operazione simile del 2019, sono cresciuti del 18% gli antivirali sequestrati e più che raddoppiati quelli di clorochina. A questi si aggiungono oltre 37 mila mascherine contraffatte. L’azione dell’Interpol ha interessato anche la pubblicità online: sono stati individuate oltre 2 mila pubblicità di prodotti legati a Covid-19, come “corona spray”, “coronaviruses medicines” o simili. Si trovavano su oltre 5 mila siti, pagine Facebook, negozi online che sono stati individuati e chiusi.

VENDITA DI ANTIVIRALI IN RETE: OSCURATI DUE SITI

Un fenomeno monitorato anche dall’Antitrust italiana che proprio il 31 marzo ha avviato due procedimenti istruttori e ha disposto l’oscuramento dei siti web Farmaciamaschile.it e Farmacia-generica.it che vendevano in rete medicinali senza essere autorizzati. In particolare, il farmaco Kaletra, antivirale per il trattamento delle infezioni da Hiv, vendibile su prescrizione medica, veniva reclamizzato come prodotto dalla comprovata efficacia contro il coronavirus e offerto al prezzo di circa 384 euro per la confezione piccola e 659 euro per la quella grande. L’Autorità ha ravvisato «l’offensività della vendita dei medicinali in quanto capace di indurre i consumatori a rivolgersi per il relativo acquisto a soggetti non autorizzati, sul convincimento di asseriti ma indimostrati effetti curativi come terapia anti-Covid-19».

I FARMACI UTILIZZATI SUI PAZIENTI COVID-19

Se da un lato non esiste, per ora, un vero farmaco per la cura del Covid-19, altri stanno mostrando una relativa efficacia. In Cina, in Italia e altri Paesi alcuni pazienti vengono trattati per breve tempo con la combinazione lopinavir/ritonavir, antivirali inibitori delle proteasi (enzima che spezza le lunghe molecole di proteine) utilizzati a lungo nella terapia dell’Aids. Un’altra possibilità che si sta rivelando interessante è rappresentata da remdesivir, farmaco non ancora in commercio, quindi somministrabile solo in via compassionevole, sviluppato come farmaco anti Ebola

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In diversi ospedali italiani i medici stanno iniziando a usare il tocilizumab, farmaco biologico che blocca gli effetti dell’interleuchina-6 nei pazienti con artrite reumatoide. L’interleuchina-6, una proteina prodotta dal sistema immunitario, è parte della cosiddetta “tempesta citochinica” che si verifica nei casi più gravi dell’infezione. Il tocilizumab è, almeno teoricamente, in grado di bloccarne l’eccesso, aiutando così il paziente a uscire dalla fase più critica. Al momento è il farmaco che ha avuto maggiori risultati sui pazienti. «Sui farmaci antivirali, come Avigan, il farmaco tanto discusso proveniente dal Giappone, abbiamo pochi dati, mentre le molecole che agiscono sui sintomi, tocilizumab e siltuximab, stanno dando buoni risultati», spiega Filippo Drago, docente di Farmacologia e direttore dell’Unità di farmacologia clinica al Policlinico di Catania. «Ridurre la compromissione funzionale del polmone è un obiettivo prioritario e spesso decisivo».

RISULTATI INCORAGGIANTI PER IL PLAQUENIL

Un vecchio farmaco anti malaria, il Plaquenil, potrebbe dare nuove speranze nella battaglia al coronavirus. I test effettuati al laboratorio di virologia del San Raffaele di Milano sul farmaco, in uso da quasi 70 anni, stanno dando risultati incoraggianti. Lo ha annunciato il virologo Roberto Burioni. «Il farmaco fu valutato nel 2005 come molto efficace per inibire la replicazione del coronavirus della Sars. La cosa passò nel dimenticatoio. Ora si è provato a usarlo clinicamente e a sperimentarlo. Ci sono diversi studi in atto, lo abbiamo fatto anche noi al San Raffaele. Quando è saltato fuori questo nuovo virus, cugino di quello della Sars, molti hanno pensato di utilizzare il Plaquenil per curare questa infezione. L’efficacia di questa terapia, è bene dirlo, non è ancora chiara e non sono neanche chiari i meccanismi attraverso i quali il Plaquenil infastidisce la replicazione virale».

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Didier Raoult, virologo francese e direttore dell’Istituto Mediterraneo per le infezioni di Marsiglia, conferma l’uso del Plaquenil anche in Francia in un’intervista a Les Echos, il principale giornale economico finanziario francese. «La clorochina, associata all’assunzione di antibiotici mirati contro la polmonite batterica, come l’azitromicina, ha totalmente guarito i pazienti entro una settimana, mentre il 90% dei malati che non hanno assunto i farmaci sono sempre positivi», ha dichiarato. Sarà anche per questo motivo, che si inizia a registrare una corsa per accaparrarsi farmaci a base di idrossiclorochina. «Abbiamo molte segnalazioni che ci sia una tendenza all’autoprescrizione che riteniamo pericolosa», ha dichiarato Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei medici di Torino, in un’intervista a La Repubblica. Nello stesso articolo, Federfarma conferma che nelle farmacie idrossiclorochina 200 (Plaquenil) si trova con il contagocce: «Le vendite sono cresciute di circa il 20%, ma senza prescrizione i farmacisti non la vendono».

FARMACI CONTRAFFATTI, MERCATO DA 4 MILIARDI DI DOLLARI

La piaga dei farmaci contraffatti si è allargata a seguito della pandemia da coronavirus, ma non è certo una novità. Nonostante le continue raccomandazioni, il loro mercato mondiale vale almeno 4,4 miliardi di dollari. A dirlo è una recente relazione congiunta pubblicata da Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, e l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il dato si riferisce al 2018 ed è comunque sottostimato: tiene conto degli scambi internazionali, ma non dei medicinali contraffatti prodotti e consumati entro in confini nazionali. Secondo l’analisi sui sequestri doganali nel periodo 2014-2018, gli antibiotici, i farmaci definiti “lifestyle”, ovvero quelli che hanno lo scopo di migliorare la qualità della vita, il più famoso è il Viagra, e gli antidolorifici contraffatti sono quelli intercettati più frequentemente. Ma nella rete dei controlli finiscono anche anestetici locali, farmaci antitumorali, antidiabetici, antimalarici terapie per il trattamento dell’Hiv e di malattie cardiache. Lo studio riassume anche alcune conseguenze più gravi. Innanzitutto, i danni alla salute delle persone. Un esempio: dalle stime emerge che ogni anno tra i 72 mila e i 169 mila bambini possono morire di polmonite dopo aver assunto farmaci contraffatti.

I GOVERNI UE HANNO PERSO 1,7 MILIARDI DI EURO

Poi le mancate vendite e i danni alla reputazione dei legittimi produttori: quasi il 38% di tutti i medicinali contraffatti sequestrati viola i diritti di proprietà intellettuale delle imprese Usa. Ma altri Paesi Ocse sono gravemente colpiti, in particolare Svizzera, Germania e Francia. Infine, i costi e le perdite di gettito per governi ed economie. Secondo una stima, il costo a carico dei governi dell’Ue per il mancato gettito derivante dai medicinali contraffatti si aggira intorno a 1,7 miliardi di euro. Cina, Hong Kong, Singapore e India sono le principali economie di provenienza dei medicinali contraffatti. E se Cina e India sono i principali produttori di farmaci contraffatti, gli Emirati Arabi Uniti, Singapore e Hong Kong fungono da economie di transito. Fra gli altri nodi di transito, lo studio segnala Yemen e Iran. Da queste località i destinatari principali sono tre continenti: l’Africa, l’Europa e gli Stati Uniti. La battaglia anti contraffazione non si ferma mai.