Dall’Italia all’Europa: come si è diffuso il fascismo

Dall’Italia all’Europa: come si è diffuso il fascismo

23 Marzo 2019 07.15
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Il 23 marzo del 1919 nacquero ufficialmente i fasci italiani di combattimento. Fu l'atto costituitvo della formazione che di lì a tre anni sarebbe riuscita a ribaltare il sistema democratico italiano per istaurare una dittatura nei 20 anni successivi. L'azione di Benito Mussolini e la sua ideologia contagiarono poi il resto d'Europa.

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Poco dopo la marcia su Roma dell'ottobre del 1922, nel Vecchio continente si guardò con un certo favore al movimento italiano soprattutto per i contenuti anti-sovietici. Ma non solo. La saldatura al reducismo dei fascisti era ravvisabile anche in altri Paesi che avevano combattuto e perso la Grande Guerra e dovevano fare i conti con i costi umani, ma anche economici, del conflitto. Allo stesso tempo l'ideologia fascista, fatta di culto della tradizione, pulsioni anti-liberali e in molti casi anti-semite, si saldarono con le specificità locali.

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Nella mappa qui sopra abbiamo cercato di ricostruire come il fascismo si sia diffuso in Europa, seppur con caratteristiche diverse di Paese in Paese. In alcuni casi, come Austria, Slovacchia, Spagna e Croazia si creò un asse con gli ambienti religiosi più forte dell'Italia. In altri, i movimenti mostrarono caratteristiche più simili a quelle del nazismo, come Ungheria, Romania e Norvegia. Non sempre questi partiti e movimenti arrivarono al potere, ma ebbero ugualmente una stagione politica significativa come in Finlandia o nel Regno Unito con Oswald Mosley. Gli unici regimi che sopravvissero alla Seconda guerra mondiale furono quelli della Penisola iberica – Spagna e Portogallo – che si esaurono negli Anni 70.

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