Roma decide troppo e comanda poco: Conte esca di scena

Peppino Caldarola
14/04/2020

Nonostante abbia dalla sua parte molti italiani, il premier ormai ha perso il controllo del Paese. Le Regioni vanno in ordine sparso. E un suo passo indietro lascerebbe politicamente nudi i Salvini e le Meloni colpevoli di una opposizione irresponsabile.

Roma decide troppo e comanda poco: Conte esca di scena

La situazione di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio per caso e a capo di due governi con maggioranze opposte, si fa ogni giorno più complicata.

Molti cittadini hanno deciso di stare dalla sua parte. Il suo vantaggio è che dall’altra parte ci sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni, due politicanti a cui nessuno affiderebbe l’Italia per evitare che ne facciano uso come hanno fatto della Lombardia.

Tuttavia i consensi che Conte ha accumulato sono fragili sia perché fronteggiano una marea umana e politica di ostilità molto combattiva sia perché dietro Conte c’è il nulla (lo dico senza aver intenzione di offendere Marco Travaglio e Andrea Scanzi).

LE REGIONI ORMAI VANNO IN ORDINE SPARSO

Il tempo che viviamo richiede governi forti, politicamente forti. Governi cioè che possano dare agli italiani indicazioni, direzione di marcia, idee, sicurezza. Conte non riesce a creare questa immagine di sé. È diventato più popolare. È indubbiamente una sorpresa nella politica italiana. Ha fatto, a mio parere, cose buone, ma non è l’uomo che potrà trascinarci fuori da questo casino.

L’affare Colao ha portato in prima linea tecnici di valore, ma ha creato una situazione di doppio governo che è al limite della Costituzione

Ci sono alcuni problemi che sembrano al di fuori della sua portata. Non riesce a esercitare da Roma un “comando” sul Paese. Ormai le Regioni vanno in ordine sparso. L’approvvigionamento di materiali sanitari è stato afflitto da una lentezza esasperante e si trema all’idea di come un governo così combinato potrà gestire in autunno la probabile e augurabile distribuzione massiva del vaccino. Le misure di distanziamento sono molto severe e il governo non si accorge, come non se ne accorgono anche gli esperti, che il Paese – che si è comportato benissimo – è sull’orlo di una gigantesca crisi di nervi. L’ affare Colao ha portato in prima linea tecnici di valore, ma ha creato una situazione di doppio governo che è al limite della Costituzione. Potrei continuare.

NESSUNO RINUNCIA ALLA MISERABILE POLEMICHETTA POLITICA

Tutto nasce dal fatto che l’Italia ha mostrato molte meraviglie e talenti in tanti campo ma tutte le sue miserie nella politica e nel giornalismo (fa testo lo scontro Casalino-Mentana). L’Italia invece ha bisogno di una premiership, di una maggioranza, di una opposizione che siano in grado di creare il big bang della solidarietà politica. L’Italia è sempre riuscita a trovare questa strada. Non c’è crisi dal Dopoguerra che non abbia visto forze opposte continuare a combattersi ma unite nella difesa della patria. Questa volta nessuno rinuncia alla sua miserabile polemichetta. Todos caballeros.

L’USCITA DI SCENA DEL PREMIER DISARMEREBBE GLI OPPOSITORI

Ecco perché servono due cose. La prima è un gesto di lungimiranza da parte di Conte. Si intesti l’uscita dalla fase 1 e lasci. Il Paese lo richiamerà, prima o poi. La seconda è che il capo dello Stato non potrà più fare la “rammendatrice” quando gli sbreghi politici e istituzionali si rivelano così laceranti. Deve dare al Paese un altro punto di riferimento. Deve darlo in modo che la cabina di comando sia rispettosa delle regole parlamentari e tenti di mettere assieme gli opposti. Con i facinorosi faremo i conti dopo. La stagione di Conte è arrivata al termine. La sua breve carriera si è fondata su un mutamento di alleanza che per molti italiani è una ferita. La sua dignitosa uscita di scena lascerebbe nudi, politicamente, i suoi oppositori che hanno mostrato una totale incapacità di saper gestire con responsabilità il ruolo di opposizione. Il Paese è al limite. Fingere di non saperlo è criminale.