Perché sul coronavirus non c’è ancora nessun “liberi tutti” in vista

Redazione
07/04/2020

Fase 2? Il commissario Arcuri frena: «Fine dell'emergenza lontana. No a un'ipotetica ora X per tornare alle vecchie abitudini». Anche il virologo Crisanti sconsiglia la riapertura: «Servono altri mesi di lockdown, come in Cina. L'alternativa per poter uscire? Mascherine, test e tracciamenti». O arriverà una seconda ondata dell'epidemia.

Perché sul coronavirus non c’è ancora nessun “liberi tutti” in vista

La luce in fondo al tunnel del coronavirus è ancora lontana. E in questo momento, nonostante i miglioramenti della curva del contagio, agli italiani non sono concessi slanci di ottimismo. Lo ha confermato il commissario Domenico Arcuri: «Il numero di uomini e donne che perderanno la vita per il virus continuerà a crescere. Nei prossimi giorni in vista della Pasqua non dimenticate mai che si è portato via già 16.523 vite umane. Torno a supplicarvi, nelle prossime ore non cancellate mai questo numero dalla memoria».

«ATTENTI A ILLUSIONI OTTICHE E PERICOLOSI MIRAGGI»

Insomma niente facili speranze: «Attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi, non siamo a pochi passi dall’uscita dall’emergenza, da un’ipotetica ora X che ci riporterà alla situazione di prima, nessun liberi tutti per ritornare alle vecchie abitudini».

MODELLO CINESE? ALTRI MESI DI CHIUSURA

Anche il virologio dell’Università di Padova Andrea Crisanti ha confermato la linea della prudenza: «Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa, perché la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressoché certa». Crisanti ha parlato all’Ansa, dicendo che «se seguissimo il modello cinese per la riapertura sarebbero necessari ancora dei mesi».

C’È UN PROBLEMA DI TRASMISSIONE INTRA-FAMILIARE

E i segnali incoraggianti? In questo momento, rileva Crisanti, «siamo usciti dalla fase esponenziale dell’epidemia e il numero dei casi per giorno è diminuito, tuttavia la curva di discesa è molto lenta e siamo ancora in presenza di trasmissione del virus». Innanzitutto, ha sottolineato il virologo, «bisogna capire da dove derivi questa trasmissione residua e io penso che la causa principale sia la trasmissione intra-familiare, fronte su cui bisogna agire».

IL VERO PUNTO NON È “QUANDO” MA “COME” RIPARTIRE

Da qui anche l’importanza dell’avvio dei test sierologici su larga scala su campioni della popolazione: «Saranno importanti per effettuare un’analisi epidemiologica, ma anche per verificare le categorie a rischio sulle quali eseguire anche i tamponi». Ma in vista della Fase 2 di riapertura, secondo Crisanti, «bisogna essere molto cauti. Tutto dipenderà da come ci prepariamo poiché il vero punto non è “quando” bensì “come” riaprire».

SERVE L’INDICE “R CON ZERO” PER RIAPRIRE IN SICUREZZA

Per la sicurezza totale infatti, «dovremmo arrivare a un indice di trasmissione R con zero, ossia zero contagi, e mantenerci su questo indice per diverse settimane. Solo dopo di ciò si potrebbe riaprire in sicurezza. È il modello cinese, ma se dovessimo seguirlo sarebbero necessarie ancora settimane di lockdown».

MODELLI ORGANIZZATIVI FORTI O ARRIVERÀ LA SECONDA ONDATA

L’alternativa a questo scenario? «Avviare la riapertura dotandoci di modelli organizzativi forti e preparandoci in modo capillare, partendo da tre misure cruciali: dotare l’intera popolazione di mascherine, aumentare le diagnosi e i test in modo cospicuo e attuare tracciamenti dei casi e dei contatti su scala nazionale». Altrimenti arriverà una seconda ondata di coronavirus.