Un’idea per il post Covid: un ticket per visitare il museo Italia

Fabiana Giacomotti
26/04/2020

Sarebbe opportuno cogliere l’occasione emergenziale per ripensare gli afflussi turistici nel nostro Paese. Per Disneyland si pagano 80 euro a persona, per godere delle nostre città d'arte basterebbe un" biglietto" come l'Esta statunitense.

Un’idea per il post Covid: un ticket per visitare il museo Italia

Festeggiando (per telefono regolare, molto vecchio stile) l’amica che entra a far parte del consiglio di amministrazione della grande azienda nazionale, parliamo della prossima e così sospirata Fase 2, dell’incredibile fortuna che abbiamo avuto fino a ora nello sfuggire a Covid-19 e che intenderemmo seminare anche nei mesi a venire (ma ce l’avremo davvero fatta? In mancanza di tamponi e di altri esami, osserviamo l’ottimo stato di salute di mariti e figli e tiriamo a indovinare).

Raccontandoci le disavventure di casalinghe di ritorno da due mesi e delle riunioni via Zoom alternate alla pulizia delle persiane che no, le tate non puliscono mai e per le quali io nello specifico mi sono presa l’applauso della signora russa che vive di fronte, vergognandomi da morire per lo spettacolo pietoso che devo averle offerto, ignara, per chissà quanto tempo, enumeriamo anche quello che ci stiamo perdendo: per quanto mi riguarda, le passeggiate primaverili, la mia stagione elettiva essendo nata a maggio, quella di cui amo di più i colori del cielo, i fiori, la frutta e in pratica qualunque cosa incluso il polline (fortunatamente, non soffro di raffreddori allergici).

Facendo i conti dei mesi che, presumibilmente, ci separano dal permesso di uscire dalla nostra rispettiva regione, ci diciamo desolate che, per quanto ci possa andare bene, mai riusciremo a vedere anche noi i canali di Venezia limpidi. Della straordinaria e velocissima riappropriazione degli spazi di cui la natura ci ha dato prova in qualche settimana, nulla ci ha colpito di più. I banchi di pesciolini sotto il ponte dei Sospiri, i delfini che saltano nella Laguna in luogo di quelle orrende navi da crociera e dei loro ospiti che affollano le calli per mezza giornata senza nulla capire e tutto deturpando. Nessuno di noi ha mai visto i canali di Venezia meno che torbidi e maleodoranti: ricordo ancora un agosto trascorso a montare una mostra stravolta dal caldo nel chiuso delle sale di un museo cittadino perché la sola idea di aprire le finestre mi atterriva.

RIPENSARE ALLA RIQUALIFICAZIONE DELLA FILIERA TURISTICA

L’amica si domanda, non troppo oziosamente, se aumentare le tasse di soggiorno e il ticket di ingresso (la media è di 6 euro al giorno, un’inezia) non aiuterebbe a compensare i mancati introiti delle navi da crociera che comunque, per un anno almeno se non sperabilmente due, non arriveranno certamente a insidiare piazza san Marco. Gli ultimi dati sui ricavi da traffico crocieristico per la Laguna sono stimati in 283 milioni di euro: tanti ma, forse, aumentando il ticket di ingresso non alla sola Venezia ma all’Italia intera su modello e ai livelli del ticket Esta necessario per entrare negli Stati Uniti (14 dollari, circa 17 euro), e tracciando gli spostamenti del singolo turista fra le diverse città, con un’equa ripartizione i conti potrebbero, se non tornare, almeno migliorare.

(Getty Images).

Di sicuro, una maggiore qualificazione del turismo porterebbe ipotetici ma molto probabili vantaggi complessivi anche all’indotto: meno paninerie e negozi di souvenir di vetro di Murano made in China, progressivo recupero di spazi da parte di artigiani e commercio di qualità. Se è vero che i più importanti trend forecaster prevedono un ritorno del localismo nei comportamenti di acquisto e della spesa di prossimità, la ri-conversione di certe orrende bottegucce che deturpano la bellezza di Venezia potrebbe caratterizzarne anche la rinascita.

L’ACCESSO GRATUITO ALLE CITTÀ D’ARTE LE SQUALIFICA

Insomma, con l’amica ci domandiamo anche se, considerato il valore turistico dell’Italia, non sarebbe opportuno cogliere l’occasione pur emergenziale del Covid-19 per ripensare i modi e gli afflussi turistici nel nostro Paese. L’accesso indiscriminato, gratuito e senza controllo alle nostre città d’arte le ha infatti trasformate in luoghi di bivacco di cui nessuno percepisce il valore ma con i quali, anzi, forze dell’ordine e noi cittadini ci troviamo a guerreggiare ogni giorno. A chiunque di noi è capitato di dover redarguire la turista che scattava foto col flash ai Caravaggio della chiesa di san Luigi dei Francesi, di restare sgomento di fronte alla folla dimentica della straordinaria preziosità del Pantheon o, come mi è accaduto in una indimenticabile notte estiva, di essere difeso da un tassista romano armato di cric mentre cacciava un gruppo di americanini che sbevazzavano birra seduti dentro la fontana del Mascherone di via Giulia.

PER ANDARE A DISNEYLAND BIGLIETTI DA 80 EURO

Ogni anno, all’arrivo dell’estate, si moltiplicano le foto indignate nei confronti dei turisti stranieri sui social, si moltiplicano gli appelli e si fa nulla, per questioni politiche e culturali. Vorremmo, giustamente, che la cultura fosse a disposizione di tutti, liberamente. Però, per troppi e soprattutto per gli stranieri, nati in Paesi dove ogni minima cosa ha un valore e un costo, la gratuità equivale alla mancanza di valore: «Is that fucking fountain yours?», mi gridarono gli americani ubriachi. Sì, la fottuta fontana era mia, e del mio Paese, lungo una storia e una cultura che avrebbero potuto apprezzare solo se l’avessero pagata a caro prezzo. «Ti pare che la gente, di ogni livello culturale e sociale, paghi senza fiatare fino a 80 euro a testa per entrare a Disneyland, spenda pure in souvenir, e passeggi per quel museo a cielo aperto che sono le nostre città d’arte in pratica gratuitamente? Se pagasse, ne avrebbe maggior cura». Siamo d’accordo, la questione è antichissima e politicamente scottante da sempre. Però, i delfini in Laguna ci spiacerebbe non vederli mai.