Francesco Pacifico

Antitrust all'attacco di Fca: danneggia l'Italia

Antitrust all’attacco di Fca: danneggia l’Italia

Il garante Rustichelli ha criticato il trasferimento delle sedi del gruppo italo-americano in Gran Bretagna e Olanda. Una condotta che secondo l’Agcm toglie risorse all’erario e indebolisce la competitività del sistema Paese.

02 Luglio 2019 11.33

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Esordisce attaccando Fiat Chrysler il neo presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli. Nella sua prima relazione sull’attività dell’Autorità della Concorrenza e del mercato, il magistrato si è scagliato contro i Paesi europei che fanno dumping fiscale ai danni degli altri Stati membri. E in questa direzione arriva la stoccata al Lingotto. «L’Italia è certamente uno dei Paesi più penalizzati», ha spiegato, «si pensi per esempio al rilevante danno per le casse dello Stato causato dal recente trasferimento della sede fiscale di quella che era la principale azienda automobilistica italiana a Londra, nonché del trasferimento della sede legale e fiscale in Olanda della sua società controllante». 

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LA STIMA DEI DANNI

Per la cronaca, queste pratiche sono lecite secondo la legislazione europea e il gruppo italoamericano ha spostato la sua sede fiscale in Gran Bretagna (risparmiando, a quanto pare, circa mezzo miliardo l’anno) e la sua sede legale in Olanda nel 2014. Fatto sta che nell’analisi di Rustichelli gli Agnelli-Elkann e gli altri imprenditori che seguono questa strada finiscono per arrecare «un danno per l’Italia stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno», attraverso un sistema di concorrenza sleale che «genera esternalità negative» e vale mezzo miliardo di dollari a livello globale. Il tutto a scapito delle Pmi e delle grandi società di casa nostra che seguono «comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese, in una situazione di grave svantaggio competitivo».

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SI DANNEGGIA LA COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA PAESE

Fca, in soldoni, è responsabile due volte nei confronti dell’Italia: toglie risorse all’erario, e «indebolisce la competitività del sistema Paese». 
Più in generale, parlando del fenomeno del cosiddetto tax ruling, Rustichelli ha attaccato «la concorrenza fiscale posta da alcuni Stati quali, per esempio, l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Regno Unito, come rilevato dalla stessa Commissione europea, dalle stesse multinazionali per porre in essere forme di pianificazione fiscale aggressive». Per questo il garante chiede alla Ue dei correttivi contro le asimmetrie in atto per fare in modo che le tasse vengano versate nel Paese dove sono generate. Non contento, ricorda che questi «paradisi fiscali» nel Vecchio Continente non colpiscono soltanto gli Stati membri che privi di importanti gettiti «subiscono politiche fiscali più severe», ma anche la qualità dei prodotti destinati ai consumatori. Parole, quelle di Rustichelli, che sono miele per il governo sovranista nella sua battaglia per strappare all’Europa più flessibilità sui conti pubblici ed evitare la procedura d’infrazione.

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Commenti: 1

  1. Discorso da vecchio burocrate che ignora totalmente le esigenze di una multinazionale. Se vogliamo che le aziende mantengano la sede qua occorre adeguare il diritto societario alle esigenze delle multinazionali. Se FCA avesse mantenuto la sede in Italia non avrebbe potuto esprimere il doppio voto all’ assemblea dei soci e avrebbe perso il controllo della società. La forma mentis di queste cariatidi è un danno per il paese perché non affronta i problemi della competitività del paese ma accolla a chi fa colpe che sono di chi sta seduto e pretende che il mondo non cambi.

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