Francesco Pacifico

Fca, Altavilla per il dopo Marchionne. E all'orizzonte c'è la Hyundai

Fca, Altavilla per il dopo Marchionne. E all’orizzonte c’è la Hyundai

11 Aprile 2018 19.15
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Gli esperti delle cose del Lingotto dicono che John Elkann avrebbe scelto Alfredo Altavilla come successore di Sergio Marchionne alla guida di FiatChrysler. Soprattutto il suo nome si legherebbe a un'operazione in triangolazione con il fondo Elliott più ambiziosa e per certi aspetti più centrale nel futuro degli Agnelli: l'ingresso o la cessione della casa torinese a un colosso dell'automotive, precisamente la coreana Hyundai.

C'È ANCHE IL NOME DI GUBITOSI. C'è anche chi fa il nome di Luigi Gubitosi, impegnato come commissario nel tentativo di salvare e vendere Alitalia, ma cresciuto in Fiat, dove ha ricoperto compiti delicati nella controllante: è stato direttore finanziario, vicepresidente e responsabile tesoreria di gruppo. Si dice che sarebbe l'uomo adatto se la priorità della Fca post Marchionne dovesse essere trattare con i governi (soprattutto quello italiano) un ridimensionamento dell'azienda che al momento non ha nuovi prodotti e potrebbe rimettere in discussione anche storici stabilimenti come Mirafiori e Pomigliano.

ELKANN RIVENDICA LA SCELTA. Quel che è certo è che Elkann ha rivendicato la scelta del futuro ceo del gruppo. Lo ha fatto in una lettera scritta agli azionisti di Exor, la cassaforte di famiglia. «Fca», ha messo nero su bianco il nipote prediletto dell'Avvocato, «sta elaborando il suo piano al 2022, che sarà presentato a Balocco il primo di giugno da Sergio e dagli altri membri dalla squadra di vertice. La maggior parte di loro hanno vissuto l'incredibile avventura di Fca sin dal 2004 e siamo fiduciosi che uno di essi diventerà il successore di Sergio», ha aggiunto Elkann. «Stiamo lavorando intensamente con il consiglio di amministrazione per far sì che questa transizione abbia successo e che il duro lavoro fatto negli ultimi 15 anni prosegua con lo stesso livello di eccellenza».

In queste righe è tratteggiato un profilo che ricorda quello di Altavilla, attualmente alla guida dell'area Emea, ma che si è occupato sempre e soltanto di prodotto. Mentre calano le chance di Richard Palmer, l'uomo dei numeri del gruppo che sembrava essere il candidato alla successione di Marchionne. Subito dietro di loro c'è Michael Manley, capo di Jeep, il marchio con le performance migliori tra quelli di Fca.

FREDDEZZA SU MAGNETI MARELLI. Proprio questa classifica di gradimento dei vertici la dice lunga dei rapporti tra Elkann e l'attuale amministratore delegato. Tra i due c'è sempre più freddezza, come dimostra anche la strada seguita su Magneti Marelli. Il ceo voleva venderla per massimizzarla il più possibile, alla fine – su input dell'azionista – si è deciso su uno spin off sul modello di Ferrari, che attraverso la distribuzione di azioni a tutti gli azionisti del Lingotto permetterà a Fca di restare il socio di maggioranza con il 29% del capitale, sufficiente grazie al doppio voto per azionisti di lungo termine a controllarla.

Nei mesi scorsi Elkann e Marchionne avevano avuto da ridire su tutto: sull'uscita dal diesel (spinta dal secondo, ma frenata dalla proprietà) o sull'offerta della cinese Geely – tra i 22 e i 25 miliardi euro – considerata troppo bassa dal manager con il pullover nero di cachemire. Il quale, forte di azioni superiori all'1% del capitale di Fca, a quanto pare non si accontenterebbe di fare il presidente di Exor, ma vorrebbe restare nel settore.

INTERESSE DI MARCHIONNE PER LA SAUBER. Una vittoria nel mondiale di Formula 1 potrebbe confermargli la guida del Cavallino, ma dall'America arrivano rumor che parlano di un suo interesse, per diventare imprenditore, nell'acquisto della scuderia Sauber (proprio Marchionne ha voluto sponsorizzarla con il marchio Alfa) o dell'americana Haas.

Elliott ha investito un miliardo in Hyundai, accompagnando il rastrellamento di titoli con il tentativo di mandare in pensione l'anziano presidente

Parallelamente il mercato s'interroga su un deal molto più grande e ambizioso: quello di FiatChrysler. Nella lista per il consiglio di amministrazione di Telecom il fondo attivista americano Eliott ha inserito anche Altavilla. Ma lo stesso hedge fund ha appena investito un miliardo in Hyundai, accompagnando il rastrellamento di titoli con il tentativo di mandare in pensione l'anziano presidente, Chung Mong-Koo, 68 anni, a favore del figlio e vicepresidente Chung Eui-sun, 48 anni.

IL COLOSSO COREANO VUOLE ESPANDERSI. In questo risiko potrebbe avere un suo ruolo Altavilla, tenendo conto che il colosso coreano è da tempo interessato a comprare FiatChrysler: vuoi perché in America vuole rafforzare il suo peso, vuoi perché in Europa ha stabilimenti soltanto nella parte Est del Vecchio Continente. Senza contare che l'ultima intesa sui dazi tra Washington e Seul fa bene sperare che la Casa Bianca non metta il veto sull'acquisto della più piccola casa di Detroit, come potrebbe avvenire con un partner cinese.

Se quest'operazione si farà, non dovrebbe materializzarsi prima dell'inizio del 2019, quando Marchionne sarà soltanto un ricordo. Tutti gli occhi sono puntanti sul futuro piano per gli anni 2018-2022, quando il ceo presenterà anche il suo ultimo bilancio. Ed è facile ipotizzare che si vada verso il pareggio di bilancio. Ma a che prezzo?

RINGRAZIAMENTO PER I SUCCESSI. Sempre Elkann, nella lettera agli azionisti di Exor, ha fatto sapere: «Gli obiettivi al 2018 fissati da Fca nel 2014 sembravano irraggiungibili, ma a mano a mano che ci avviciniamo, sembrano sempre più possibili. Se saranno raggiunti, nel 2019 Sergio potrà lasciare al suo successore una società con 4 miliardi di cassa, 125 miliardi di dollari di ricavi e 5 miliardi di dollari di utili netti adj. Una trasformazione inimmaginabile della Fiat di cui divenne responsabile nel 2004 e della Chrysler che integrò nel 2014: un successo di cui gli saremo sempre grati».

Eppure per quella data Marchionne aveva promesso sia di portare le immatricolazioni sopra i 7 milioni di nuove vetture (siamo a 4,4 a livello globale) sia di convertire la produzione da modelli del segmento B a quelli di lusso (progetto in parte fallito vista la debolezza dei marchi Alfa e Maserati in America). Soprattutto il manager italocanadese, campione nel risanare le finanze, dal punto di vista del prodotto lascia la casa automobilista come l'aveva trovata: senza nuovi modelli da mettere sul mercato e con un certo ritardo anche sulle nuove propulsioni.

RESTA ANCHE IL NODO POMIGLIANO. Un dato che spaventa soprattutto i sindacati. Da mesi quelli torinesi, in collaborazione con il sindaco Chiara Appendino e il governatore Sergio Chiamparino, chiedono inutilmente di incontrare i vertici. C'è poi il nodo Pomigliano, che presto perderà la Panda (il modello più venduto) per trasformarsi in un impianto destinato alle auto di alta gamma. Ma per farlo servono grandi investimenti. Tutti problemi che dovrà affrontare il successore di Marchionne o i nuovi acquirenti, tenendo conto che ci vogliono almeno tre anni per lanciare un nuovo modello.

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