Fca, il Dipartimento di Giustizia Usa indaga su emissioni

Fca, il Dipartimento di Giustizia Usa indaga su emissioni

13 Gennaio 2017 17.07
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Per l'agenzia Bloomberg l'indagine su Fca sarebbe ufficiale. La casa automobilistica sarebbe sotto indagine del Dipartimento di Giustizia americano per la presunta mancata comunicazione del software che ha consentito di violare gli standard sulle emissioni. L'inchiesta segue la denuncia dell'Epa (Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti) che ha rinvenuto su 104.000 auto Fca un software che avrebbe consentito di aggirare le norme sulle emissioni.

MOLTO DIVERSO DAL CASO DI VW. Secondo un dettagliato report pubblicato dal Ft le contestazioni mosse a Fca sono diverse da quelle che hanno colpito la Volkswagen. In particolare secondo John German, ex funzionario dell' EPA e ora consulente dell' International Council on Clean Transportation «Il caso FCA è abbastanza diverso da quello della Volkswagen. La Casa tedesca ha infatti programmato il software per funzionare nei test ufficiali di omologazione. E quando non si è in un test, il software disattiva completamente il controllo delle emissioni» mentre il funzionamento di quello Fca sembra diverso: «Non si sa quanto spesso il controllo delle emissioni venga spento, sappiamo soltanto che le emissioni reali sono più alte (rispetto a quelle dei test ufficiali) ma non quanto sovente, e il controllo non viene spento sempre come nel caso della Volkswagen».

DUE INCHIESTE DIVERSE. Nel suo report Ft fa anche notare che le accuse dell'Epa sono diverse per le due case. Per Fca si parla di un «dispositivo di controllo delle emissioni ausiliario» mentre per la casa tedesca si era parlato di un «impianto di manipolazione illegale».

MARCHIONE: «CE LO ASPETTAVAMO». Lo stesso ad del gruppo, Sergio Marchionne ha dichiarato più volte dopo la denuncia dell'Epa di attendersi le «indagini del Dipartimento di Giustizia» che solitamente sono la naturale conseguenza degli esposti dell'Epa. Per il gruppo Fiat-Chrysler sarebbe la seconda indagine dopo che lo scorso anno il Dipartimento aveva iniziato a indagare sulle pratiche delle vendite.

FCA BENE A PIAZZA AFFARI, MALE A WALL STREET. Subito dopo la notizia il titolo è sprofondato a Wall Street con un tonfo del 4,2%. Valori opposti a Piazza Affari. Per tutto il 13 gennaio il titolo ha fatto segnare un pesante rialzo rimbalzando dopo la cauta del giorno prima.

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI ITALIANI. «È fondamentale che l'azienda convochi i sindacati. In queste ore così delicate è necessario che ci dica qual è lo stato dell'arte» è l'appello di Michele De Palma, coordinatore Auto della Fiom. Dopo la denuncia dell'Epa i sindacati non hanno nascosto una certa preoccupazione per eventuali contraccolpi in Italia. «C'è un problema negli Usa, dove questa vicenda rischia di avere ripercussioni anche sulle vendite, ma anche in Italia per l'ulteriore impatto sullo stabilimento di Cento che produce motori per Chrysler e Jeep».

«SCANDALOSO IL SILENZIO DEL GOVERNO». Nelle varie dichiarazioni che hanno seguito la notizia spicca il silenzio di Palazzo Chigi, come denunciato dallo stesso De Palma: «È scandalosa la totale assenza del governo, mi sarei aspettato che convocasse l'azienda per parlare delle prospettive. È chiaro che il diesel in generale non ha un futuro luminoso, lo ha detto anche Marchionne a Detroit. In Italia abbiamo stabilimenti, capacità industriali e professionali, università perché si possa guardare rapidamente all'auto del futuro».

IL GOVERNO: «VEICOLI NON CIRCOLANO IN ITALIA». Dal governo si è alzata la voce di Riccardo Nencini vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti che ha spiegato che i veicoli incriminati non sono oggetto di omologazione in Italia. Nencini ha anche spiegato che «Il governo italiano sta collaborando con Commissione Europea e nonostante le ripetute rassicurazioni date su Fca è incomprensibile l'insistenza del Governo tedesco di fronte alle risposte già ottenute dal Mit. Peraltro nell'incontro che si è ottenuto ieri [il 12 gennaio. Ndr] presso la competente commissione del Parlamento Europeo a Bruxelles abbiamo confermato punto su punto i nostri impegni».

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