Manley dice che il piano Fca per l'Italia è congelato

Manley dice che il piano Fca per l’Italia è congelato

14 Gennaio 2019 18.01
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Nuova doccia fredda sull'Italia da parte di Fca: l'amministratore delegato Michael Manley ha dichiarato che l'azienda sta rivedendo il suo piano di investimenti in Italia dopo il via libera alle tasse sugli acquisti di auto di cilindrata medio-alta e diesel, secondo quanto riporta la Reuters sul proprio sito. «Lo stiamo rivedendo. Fino a che la revisione non sarà ultimata non posso commentare ulteriormente». Già il nuovo capo dell'Emea, Pietro Gorlier, aveva parlato di uno stop al piano da 5 miliardi per il nostro Paese, ma l'allarme sembrava fosse rientrato dopo che il governo aveva ritoccato la prima versione dell'ecobonus, che penalizzava fortemente anche il mercato delle utilitarie. Invece, evidentemente, non è così. Così aveva dichiarato Gorlier: «Il sistema di bonus-malus inciderà significativamente sulla dinamica del mercato, in una fase di transizione del settore estremamente delicata, modificando le assunzioni alla base del nostro piano industriale. Se tale intervento fosse confermato fin dal 2019, si renderà necessario un esame approfondito dell'impatto della manovra e un relativo aggiornamento del piano». Vista la struttura dell'ecobonus, è ragionevole pensare che potrebbero rischiare soprattutto le produzioni di fascia alta e i grandi Suv, che sarebbero i più tassati.

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SINDACATI: «NON SI TORNI INDIETRO»

I rappresentanti dei lavoratori si sono subito attivati. Rocco Palombella, Uilm: «Comprendiamo le motivazioni di Fca, ma noi non siamo disposti a mettere in discussione il piano industriale che ci è stato presentato a Mirafiori e che prevede 5 miliardi di investimenti dal 2019 al 2021. Quel che è certo è che faremo tutto il possibile per evitare che ciò accada». «Queste dichiarazioni mettono a rischio l'occupazione per i lavoratori degli stabilimenti italiani che da anni sono in cassa integrazione perché i piani industriali dichiarati non sono stati realizzati» afferma Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive. «La Fiom – spiega – aveva ritenuto il piano presentato dal nuovo amministratore delegato, importante ma in ritardo nella svolta ibrida ed elettrica, e vista la mancanza di nuovi modelli Maserati e di auto di massa non avrebbe certamente risolto il problema della piena occupazione in poco tempo. La Fiom, alla luce dell'andamento negativo del mercato dell'auto, della riduzione dei volumi prodotti da Fca già nel 2018 in Italia, delle normative su emissioni e incentivi alla vendita, della scadenza degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti a partire dal polo torinese (Mirafiori e Grugliasco) e di Pomigliano d'Arco e Nola, ritiene indispensabile l'apertura di un confronto per mettere in atto tutte le azioni utili a impedire il rischio di chiusura di interi stabilimenti. La Fiom chiede alle altre organizzazioni sindacali l'avvio di un confronto unitario, e invita il governo alla convocazione di un tavolo. La Fiom in assenza di garanzie per i lavoratori, deciderà nelle assemblee le iniziative da dover tenere per scongiurare i rischi sul futuro degli stabilimenti italiani».

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