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Da Gm a Renault: il sogno fusione di Fca viene da Marchionne

Da Gm a Renault: il sogno fusione di Fca viene da Marchionne

Il tema delle alleanze è irrisolto dal 2014, quando fallì il tentativo dell’ex ad con il colosso americano. Da allora il “big deal” è sempre sfuggito.

06 Giugno 2019 18.04

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La questione alleanze resta per Fca un tema irrisolto. Il mancato matrimonio con Renault, che avrebbe coinvolto anche i giapponesi Nissan e Mitsubishi, è solo l’ultimo dei tentativi di aggregazione su scala mondiale del gruppo nato nell’aprile 2009 dalla fusione tra la Fiat e la Chrysler, all’epoca sull’orlo del baratro. Dieci anni a caccia di un ‘big deal’, ma dal 2018 grazie all’azzeramento del debito senza complessi d’inferiorità, alla pari con gli altri grandi gruppi. Con una parola d’ordine per la famiglia Agnelli: diluire la partecipazione, ma senza alcun disimpegno dall’auto e mantenendo una posizione di forza nel nuovo gruppo.

LE TRATTATIVE CON GM

Sergio Marchionne è stato il primo a porre nel 2014 la necessità del consolidamento per consentire la sopravvivenza del settore: «L’industria dell’auto è troppo frammentata e il capitale necessario per farla andare avanti è eccessivo, antieconomico», spiegava. Il suo sogno era la fusione con General Motors, l’alleanza che, secondo il manager italo-americano, sarebbe stata in grado di dare i maggiori benefici in termini di sinergie di costi e possibilità di espansione. Le avances alla casa di Detroit sono state però più volte respinte dall’amministratore delegato Mary Barra e fra i due non c’è mai stato neppure un incontro. Marchionne ci credeva così tanto da considerare anche l’ipotesi di lanciare un’Opa su Gm, ma la cifra necessaria per l’offerta, almeno 60 miliardi di dollari, era davvero eccessiva per Fiat Chrysler, ancora indebitata e con un valore di Borsa di circa 28 miliardi di dollari.

IL “TORMENTONE” VOLKSWAGEN

Un’Opa che, secondo Marchionne, avrebbe potuto essere «non ostile», ma proprio questa ipotesi è stata la pietra tombale a ogni possibile accordo. Dopo il no di Gm, è arrivato il periodo del ‘tormentone’ Volkswagen. La casa di Wolfsburg aveva nel mirino l’Alfa Romeo e il Lingotto non ha mai avuto davvero intenzione di cederla, visto che il piano di Fca aveva tra i suoi punti di forza proprio il rilancio del Biscione destinato anche al mercato americano. Marchionne non ha ceduto alle lusinghe dei tedeschi e, in sintonia con John Elkann, ha valutato altre possibilità di aggregazione. Nell’estate 2017 l’attenzione si è spostata in Asia: Fca ha discusso con la cinese Geely, ma soprattutto con il gruppo coreano Hyundai Motor che aveva tra i suoi punti di forza le soluzioni green dall’ibrido all’elettrico, dal gas fino all’idrogeno.

I COLLOQUI CON PEUGEOT

In Europa vanno avanti, intanto, i colloqui con la famiglia Peugeot, partner storico di Fiat nella joint venture Sevel che produce veicoli commerciali. Un matrimonio considerato strategico tra brand complementari, senza sovrapposizioni sui modelli e nemmeno sui mercati. Dopo l’acquisto di Opel però Peugeot era troppo dipendente dall’Europa e Marchionne ha abbandonato anche questo progetto. A quel punto per il manager c’era solo l’obiettivo di completare il piano 2018 con l’azzeramento del debito di Fca. «Il consolidamento sarà un problema del mio successore», spiegava. E nel frattempo cercava delle partnership per rafforzarsi sul fronte delle nuove tecnologie e dell’auto del futuro.

IL TOTOSCOMMESSE PER IL NUOVO PARTNER

Fca si è alleata con Google con un accordo che ha permesso di testare sulla Chrysler Pacifica le applicazioni di guida autonoma ed è entrata nel consorzio con Bmw e Intel per il software legato alle self driving cars. Il tema alleanze, a un anno dalla scomparsa di Marchionne, è tornato alla ribalta il 27 maggio con la proposta di fusione al gruppo Renault, ma il finale a sorpresa ha spazzato via anche questo progetto. «Continueremo a perseguire i nostri obiettivi implementando la propria strategia indipendente», ha Fca, ma subito è ripartito il totoscommesse sul futuro partner.

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