Fca affonda in Borsa con la morte di Marchionne

25 Luglio 2018 14.10
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Il mercoledì nero di Fca non è solo il giorno della scomparsa di Sergio Marchionne, il manager che ha tenuto a battesimo il gruppo nato dalla fusione tra Fiat e Chrysler, ma è anche il giorno in cui il mercato punisce un trimestre peggiore delle attese, trascinando così il titolo a Piazza Affari giù fino a 13,99 euro, in calo del 15,5% rispetto alla chiusura di martedì e ai minimi dall'ottobre del 2017. In termini di capitalizzazione, sono andati in fumo quasi quattro miliardi di euro.

SOFFRE TUTTA LA GALASSIA AGNELLI-ELKANN

Hanno sofferto anche gli altri titoli della galassia Agnelli-Elkann: Exor chiude a -3,49%, Ferrari a -2,19% e Cnh a -0,27%. Le vendite sono partite non appena sono stati resi noti i numeri del trimestre e la conseguente decisione del gruppo di rivedere al ribasso alcune previsioni per il 2018. Più tardi, alla sua prima uscita pubblica, l'amministratore delegato Mike Manley ha tracciato la rotta per il futuro definendo la Cina la vera sfida prioritaria per il futuro e chiudendo nel cassetto, almeno per il momento, qualsiasi ipotesi di fusione o aggregazione. Siamo concentrati, ha detto, sulla realizzazione del piano industriale che a questo punto è il lascito del manager italo-canadese. «Il rapporto tra noi – ha detto Manley – era basato sulla trasparenza, focalizzazione degli obiettivi, e sul rispetto». La scelta di rivedere tempestivamente gli obiettivi per fine anno è un segno di voler continuare sulla strada della trasparenza (leggi anche: Cosa ha detto Manley di Fca dopo Marchionne).

AZZERAMENTO DEI DEBITI, MA 2018 PEGGIO DEL PREVISTO

La presentazione della trimestrale di Fca è stato l'occasione per la prima uscita ufficiale del nuovo amministratore delegato Mike Manley. Come previsto, il gruppo ha azzerato il debito e per la prima volta ha fatto registrare una liquidità netta di 500 milioni di euro. Tuttavia questo dato era stato largamente anticipato. Quello che invece ha scatenato le vendite è la revisione degli obiettivi per il 2018. L'obiettivo di un utile netto adjusted di 5 miliardi a fine 2018 è stato confermato, ma invece sono stati rivisti i ricavi netti tra 115 e 118 miliardi di euro (la stima era di 125 miliardi di euro) e l'ebit adjusted a 7,5 – 8 miliardi di euro (era 8,7 miliardi di euro). La liquidità netta industriale a fine anno è prevista a 3 miliardi di euro anzichè 4 miliardi. Il gruppo ha faticato soprattutto in Cina per un motivo contingente: la riduzione dei dazi sulle importazioni scattata al primo luglio, che ha così ritardato le decisioni di acquisto della rete e della clientela finale. Ma, più in generale, il nuovo amministratore delegato Mike Manley ha ammesso che la Cina è «una priorità, è la sfida maggiore che ci aspetta».

AVANTI CON IL PIANO INDUSTRIALE

Il nuovo amministratore delegato era atteso soprattutto sul tema delle future alleanze, ed è stato molto chiaro su questo. Fca, ha spiegato, è concentrata sul piano industriale e ha le forze per portarlo avanti autonomamente. «Fca è nelle condizioni per continuare a essere solida e indipendente» ha sottolineato il manager che ha poi precisato: «Possiamo avviare collaborazioni, ma siamo focalizzati sull'indipendenza e sull'attuazione del piano». La questione delle operazioni straordinarie è, tuttavia, centrale per il futuro del gruppo: nei report di lunedì 25 luglio, infatti, gli analisti hanno sottolineato come l'assenza di Marchionne si farà sentire soprattutto sul fronte delle operazioni straordinarie. Questo il giudizio di Mediobanca: «Manley dovrà anche convincere il mercato a essere un "deal maker" di successo dal momento che l'M&A (fusioni e acquisizioni, ndr) rimarrà probabilmente uno dei driver principali per il prezzo del titolo».

IL FUTURO ITALIANO SENZA ALTAVILLA E IL NODO MASERATI

Tra le altre questione toccate durante la conference call di presentazione dei dati finanziari, c'è anche la sostituzione di Alfredo Altavilla, a capo delle operazioni europee. Il manager era in corsa per la successione a Marchionne e, quando gli è stato preferito Manley, è uscito di scena. Il suo addio, ha detto Manley rispondendo alla domanda di un analista, non avrà impatti sulle strategie europee del gruppo e il suo sostituto verrà indicato in un «futuro prossimo». Senza un italiano alla guida per la prima volta nella sua storia, i sindacati guardano ovviamente con un po' di preoccupazione al futuro degli stabilimenti nel nostro Paese la cui piena occupazione può essere garantita solo dal successo di quel polo del lusso che, nei fatti, deve ancora nascere. Nel trimestre che si è chiuso a giugno ha faticato soprattutto Maserati, che ha quasi dimezzato le vendite (-41%) a causa del rallentamento cinese.

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