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Fed, Powell apre al taglio dei tassi e avverte Trump: «Non lascio»

Fed, Powell apre al taglio dei tassi e avverte Trump: «Non lascio»

Parlando davanti al Congresso il capo della Banca centrale Usa ha ribadito che potrebbe esserci un ritocco dei tassi di interessi. E sulle dimissioni invocate dal presidente dice: «Resterò per tutto il mio mandato».

10 Luglio 2019 20.13

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Dalla Brexit alla guerra dei dazi, sull’economia americana tirano «correnti contrarie»: per questo la Federal Reserve ne terrà conto e «agirà in maniera appropriata». Jerome Powell davanti al Congresso americano ha dato la sensazione di apire ad un taglio dei tassi di interesse della banca centrale statunitense, senza però indicare quando. Dopo il suo intervento è stato pubblicato il minute della riunione di giugno. Dal rapporto emerge come alcuni vertici della banca centrale statunitense avrebbero voluto un taglio dei tassi già a giugno, in contrapposizione però con la maggioranza.

POWELL RESPINGE LE RICHIESTE DI DIMISSIONI

Molto probabilmente già nella riunione di fine luglio, è convinta la stragrande maggioranza degli analisti di Wall Street, ma Powell non si è sbilanciato. Ma tanto è bastato a far volare la Borsa di New York, con l’indice S&P500, quello delle società a maggior capitalizzazione, che ha viaggiato a ritmo di record toccando e superando per la prima volta nella sua storia i tremila punti. Powell ha mandato invece un segnale chiarissimo alla Casa Bianca: se si deciderà di imprimere un nuovo stimolo alla ripresa non sarà certo per le pressioni del presidente americano. Anzi, Donald Trump è stato avvertito: «Anche se mi dovesse chiedere di dimettermi non lo farei», ha affermato il numero uno della Fed. «Sono fermamente determinato a restare per l’intero mandato di quattro anni», ha assicurato Powell rispondendo alle inevitabili domande dei deputati della commissione finanze della Camera.

DIFESA L’INDIPENDENZA DELLA FED

Domande alla luce dei continui attacchi del tycoon, che da tempo accusa la Fed di frenare la crescita dell’economia Usa e che ha più volte affermato di avere tutto il diritto, se lo volesse, di licenziare il presidente della banca centrale. Powell è apparso tutt’altro che intimorito e ha messo in chiaro che l’indipendenza della banca centrale è fuori discussione. Nessuna pressione politica può determinare le scelte di politica monetaria, dettate solamente dai dati sull’andamento dell’economia. Così sarà anche per la riunione di fine mese: gli ultimi positivi numeri sull’occupazione di giugno non hanno cambiato le prospettive della Fed, ha spiegato il banchiere centrale, per il quale ciò che verrà deciso a fine luglio dipenderà dagli “importanti numeri” attesi nei prossimi giorni, dal pil all’occupazione.

PREOCCUPAZIONE PER GUERRA COMMERGIALE E CALO DEGLI INVESTIMENTI

Il quadro generale descritto da Powell è quello in gran parte già conosciuto e condiviso da tutte le organizzazioni finanziarie internazionali. Ci sono venti contrari che da tempo soffiano sull’economia globale. E anche se i fondamentali di quella americana restano solidi e le sue prestazioni positive, ha evidenziato Powell, dalla Brexit alla debolezza di molte economie straniere, dalle tensioni commerciali a quelle geopolitiche, ci sono molte incertezze che preoccupano e aumentano i rischi al ribasso. Senza contare alcuni fattori interni agli Usa come «il notevole rallentamento degli investimenti delle aziende», tra le quali è in calo l’indice e di fiducia, e «l’irrisolto nodo del tetto del debito». Ecco perchè, ha spiegato ancora il presidente della Fed, all’interno della banca centrale statunitense «si e’ rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante». Altro che pressioni della Casa Bianca. Powell è anche tornato a sollevare «serie preoccupazioni» sulla criptovaluta di Facebook, Libra, sottolineando come molti siano i rischi collegati anche al riciclaggio di denaro.

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