La Fed sfida Trump e alza i tassi di interesse

La Fed sfida Trump e alza i tassi di interesse

19 Dicembre 2018 20.26
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Una mossa che suona come una sfida a Donald Trump e che va di traverso a Wall Street. Come già annunciato da qualche giorno nella serata di mercoledì 19 dicembre la Fed ha deciso di alzare tassi di interesse di un quarto di punto, portando il costo del denaro in un forchetta fra il 2,25% e il 2,50%, e optare per una decelerazione della stretta monetaria per il 2019. Rivendendo al ribasso le stime di crescita per gli Stati Uniti per il prossimo anno, la banca centrale americana ha segnalato che i rialzi ''graduali'' sono destinati a proseguite ma più lentamente: il prossimo anno potrebbero essercene due e non i tre previsti in settembre. Scelte che hanno subito avuto un impatto negativo su Dow Jones e Nasdaq, prontamente girati in negativo dopo un confortante inizio di seduta.

LA CRESCITA RIVISTA AL RIBASSO DAL 2,5% AL 2,3% NEL 2019

Gli investitori, infatti, si attendevano una Fed più accomodante alla luce dei rischi e delle incertezze che si stanno materializzando. Il costo del denaro si attesterà intorno al 3,25% il prossimo anno grazie a due rialzi dei tassi. Un ritocco al ribasso legato a un atteso rallentamento della crescita, che nel 2019 dovrebbe attestarsi al +2,3% rispetto al +2,5% di settembre. Rivista al ribasso anche l'inflazione: l'anno prossimo dovrebbe arrivare all'1,9% e non al 2% precedentemente stimato. Invariate le stime sul tasso di disoccupazione, ferma al 3,5% alla fine del 2019.

IL PRESIDENTE DELLA FED POWELL SFIDA TRUMP

«Vediamo guardando avanti un'attenuazione della crescita: l'indebolimento di quella globale è una delle ragioni alla base della revisione al ribasso del pil del 2019» ha affermato il presidente della Fed, Jerome Powell, sottolineando che l'andamento dell'inflazione consente alla banca centrale si essere «paziente» sul fronte dei tassi guardando avanti. Comunque, ha precisato Powell, «la politica monetaria non è su una strada predefinita» e dipende dai dati economici. Osservando come la volatilità dei mercati sia «aumentata», Powell ha affrontato «l'elefante nella stanza», ovvero gli attacchi del presidente americano. E lo ha fatto secco: le considerazioni politiche non giocano alcun ruolo nella politica della Fed.

UN RIALZO DECISO ALL'UNANIMITÀ

Il rialzo odierno, il quarto dall'inizio dell'anno, è stato deciso dalla Fed all'unanimità, grazie anche al contributo del governatore Michelle Bowman, alla sua prima riunione. Nell'illustrare la sua decisione, la banca centrale ha spiegato che i rischi all'outlook sono bilanciati, e assicurato che «continuerà» a monitorare gli sviluppi economici e finanziari globali e a valutare i loro effetti sull'outlook economico. La Fed ha dipinto un quadro roseo dell'attuale stato dell'economia americana: il mercato del lavoro continua a rafforzarsi, così come la crescita economista resta sostenuta, spinta dalle spese delle famiglie. Andando avanti però le incognite sono destinate ad aumentare: «c'è un elevato grado di incertezza» su ulteriori aumenti. Molto dipenderà anche dalla politica di Washington, soprattutto quella commerciale alla quale potrebbe essere legato un nuovo capitolo dello scontro fra Trump e Powell.

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