I 5 stelle spingono per Minenna e Artom in Bankitalia

11 Marzo 2019 08.11
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Bankitalia, fortissimamente Bankitalia. Come mai Giuseppe Conte non ha ancora inviato al Quirinale la candidatura di Federico Signorini per il direttorio della Banca d’Italia, nonostante sia passato ormai un mese dalla scadenza del suo mandato e due mesi da quando il Consiglio superiore lo ha riconfermato nel ruolo e il governatore Ignazio Visco ha inviato a palazzo Chigi il relativo incartamento? Il dovere del presidente del Consiglio è quello di dare, sentito il plenum dei ministri, e di concerto con il Tesoro, il parere, positivo o negativo che sia, e poi girare il tutto al presidente della Repubblica cui spetta l’ultima parola.

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Ma pare che l’avvocato che è a capo del governo voglia prima trovare un accordo sugli altri due nomi del direttorio che sono prossimi (maggio) alla scadenza, ovvero Valeria Sannucci e il direttore generale Salvatore Rossi. Da un lato, su pressione più di Luigi Di Maio che di Matteo Salvini, Conte vuole assicurarsi che Visco ceda all’idea di lasciar andare in pensione entrambi gli uscenti, mentre dall’altro vorrebbe poter “suggerire” i nomi dei sostituti. Ma mentre dalla Lega non è emersa alcuna indicazione – dunque, per essere chiari, non sono in ballo le candidature né di Claudio Borghi Aquilini né di Antonio Maria Rinaldi, i due eurofobici i cui nomi pure sono girati, ma probabilmente autoalimentati – dai cinque stelle sono arrivate due indicazioni una più clamorosa dell’altra. Il primo nome è quella di Marcello Minenna, il funzionario della Consob che era stato a lungo candidato alla presidenza della medesima, prima di essere stoppato in modo risoluto dal Quirinale. Su quella candidatura si era aperta una durissima guerra interna al mondo grillino, ed evidentemente ora i suoi sostenitori hanno presentato il conto a Di Maio. Il quale, indebolito dai risultati in Abruzzo e Sardegna e dalla vicenda Tav, ha ceduto facendo proprio il nome di Minenna per via Nazionale. Magari anche perché sa bene che difficilmente dal Colle arriverà il via libera.

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Il più scioccante è però il nome di Arturo Artom, inizialmente addirittura indicato per la posizione di direttore generale, per poi ripiegare su quella di “semplice” membro del direttorio per far posto al più “autorevole” nome di Minenna. Noto a Milano più per il suo presenzialismo salottiero che per il successo delle sue molteplici e piuttosto misteriose attività, già oggetto di inchieste giornalistiche che gli hanno levato la pelle (dell’Espresso e de Il Fatto le più cattive), Artom non ha alcun requisito curriculare che lo renda spendibile per la Banca d’Italia, se non quello di poter vantare un rapporto con la Casaleggio & Associati (prima con Gianroberto e poi con il figlio Davide) e per questo tramite con il rampante Stefano Buffagni (di cui Lettera43.it ha denunciato i conflitti d’interesse per via paterna, senza ricevere alcuna smentita), oltre che con alcuni personaggi che hanno ruotato intorno al mondo pentastellato, a cominciare dall’imprenditore trevigiano Massimo Colomban, già assessore (poi dimissionario) nella Giunta Raggi. Ma tant’è, Giggino ci sta provando.

Quello di cui si scrive la rubrica Corridoi su Lettera43.it lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere alla vigilia di una tornata di nomine particolarmente calda.

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