Federmeccanica: sì al contratto aziendale

Redazione
20/01/2011

«Valutazione concordemente positiva, da parte di Federmeccanica, per l’esito del referendum di Mirafiori che consente l’avvio dell’investimento nel sito, dopo...

Federmeccanica: sì al contratto aziendale

«Valutazione concordemente positiva, da parte di Federmeccanica, per l’esito del referendum di Mirafiori che consente l’avvio dell’investimento nel sito, dopo quanto già convenuto per Pomigliano», è scritto in una nota  di Confindustria.
L’associazione degli industriali scende in campo per esprimere la propria posizione dopo la vicenda della fabbrica torinese e per smentire le dichiarazioni che sul caso aveva fatto il deputato Massimo Calearo, del gruppo dei ‘responsabili’, ai vertici di Confindustria. «Sulla Fiat il vertice confindustriale ha voluto gestire, fallendo, una partita che spettava a chi da sempre si occupa di questa materia, come appunto Federmeccanica», è stata l’accusa di Calearo, ex presidente di Federmeccanica, che ha anche aggiunto: «Il problema di una parte, ossia la Fiat, è stato fatto tramutare in un problema di sistema. Tutte le grandi aziende seguiranno ben presto il metodo Marchionne. Il contratto nazionale non avrà più senso, prevarrà l’idea di un federalismo contrattuale legato al territorio e all’azienda. Confindustria è destinata a dimagrire a Roma».
MODIFICARE IL CONTRATTO. Un’opinione che non corrisponde alla posizione del direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santerelli, che ha detto: «Federmeccanica ha 12 mila aziende associate e  il contratto nazionale sarà utilizzato da almeno 11.500 aziende», ma ha aggiunto che «bisogna modificare la riforma del modello contrattuale del 2009 prevedendo la possibilità che il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale», senza dimenticare l’esigenza di avere regole «certe sulla rappresentanza».
E in una nota diffusa il 18 gennaio al termine del Consiglio direttivo, Federmeccanica sottolinea che «il processo di flessibilizzazione e decentramento delle relazioni contrattuali, avviato con l’Accordo interconfederale del 2009 e sviluppato con il contratto nazionale di categoria, debba andare avanti, accelerandone la realizzazione. Altresì, ritiene che é necessario anche prendere in considerazione l’ipotesi di integrazione dell’Accordo con la previsione della possibile alternatività tra contratto specifico per determinate situazioni aziendali e contratto nazionale, fermi restando, eventualmente, alcuni contenuti minimi comuni».
FIOM CONTRARIA. Una proposta che il sindacato dei metalmeccanici della Cgil considera «inaccettabile. Mi chiedo se un’azienda può scegliere di non applicare il contratto nazionale a cosa serva Federmeccanica», ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini . Per la Fiom questo è un modello inaccettabile, «vuol dire che non ci sono più due livelli contrattuali, nazionale e aziendale (o territoriale) ma uno solo. È nell’estensione e nella qualificazione del secondo livello che ci vorrebbe un po’ di fantasia. Stanno inseguendo la Fiat, ma così sbagliano, si fanno del male da soli», ha concluso.
REAZIONI POLITICHE. Sulla proclamazione da parte della Fiom dello sciopero generale della categoria per il 28 gennaio, Federmeccanica ha commentato come questa scelta «evidenzia la lontananza dei vertici nazionali di quell’organizzazione dalla realtà economica del settore e delle imprese impegnate in una difficile sfida per recuperare produzione e occupazione fortissimamente falcidiate dalla crisi».
«Le parole del direttore generale di Federmeccanica sono molto preoccupanti. Le indiscutibili esigenze di flessibilità presenti in ciascuna azienda possono essere garantite da un robusto secondo livello contrattuale, inteso come articolazione del contratto nazionale. La scelta di Federmeccanica di inseguire il modello Fiat e considerare il contratto aziendale sostitutivo del contratto nazionale apre la strada alla concorrenza al ribasso tra lavoratori e tra aziende», è stato il commento del responsabile economico del Pd Stefano Fassina. «Il contratto nazionale è una rete essenziale per la coesione sociale e territoriale dell’Italia».