Feltri, 7 stoccate al Cav

Paola Alagia
23/08/2012

Il rapporto di amore e odio tra il giornalista e Berlusconi.

Un Berlusconi «depressissimo» con «crisi molto forti che durano in media dai 25 ai 30 secondi». Così il 23 agosto Vittorio Feltri, editorialista di punta del Giornale, ha descritto il Cav in un’intervista a Il Fatto. E all’ex premier non ha risparmiato critiche e osservazioni: «Berlusconi è bravissimo a vendere il prodotto, persino a immaginarlo. Ma non è capace di farlo. Pensa all’etichetta, alla confezione distributiva, ma di quel che c’è dentro, lo dimostra il suo ventennio, gli importa poco».
UNA PENNA D’ATTACCO. Feltri non è certo nuovo ad attacchi frontali. Metodo Boffo a parte, come dimenticare il suo editoriale su Libero del 30 aprile 2009 contro l’ex first Lady dal titolo inequivocabile «Veronica velina ingrata»?
Tra boutade e scoop, la penna, a giugno scorso data in predicato di una discesa nell’agone politico proprio al fianco di Berlusconi, non le manda certo a dire all’ex premier. Nel bene e nel male.

1. Il Cav presidente? Rischio «escort al Quirinale»

«Spero che il prossimo presidente della Repubblica non sia Berlusconi: immaginate che cosa potrebbe succedere. Escort al Quirinale…», ha detto Feltri a gennaio del 2011, ospite di Cortina InConTra, la kermesse promossa da Enrico Cisnetto.
La bontà dell’uomo di Arcore, però, non è mai stata in discussione: «Ha tanti difetti, ma Berlusconi è veramente un uomo molto generoso, che non fa pubblicità ai suoi gesti di generosità», dichiarò il fondatore di Libero al settimanale Oggi nel gennaio 2011.

2. Caso Noemi: «Non doveva andare a Casoria»

Sul caso Noemi Letizia però, Feltri non fece alcuno sconto al Cav. «Non doveva andare Casoria», sostenne lo scorso novembre intervistato dal Fatto Quotidiano. «Danneggia la sua politica. Tanta gente dice: una volta sì, le altre no». Per poi affondare: «Di sicuro è stanco, confuso. Non ha fatto tante cose che doveva fare…Le liberalizzazioni. Le Province, che sono ancora lì. L’abolizione del valore legale del titolo di studio. Le pensioni. Le tasse non poteva tagliarle ora che c’è la crisi, ma nel 2008. E nel 2001?».
Salvo poi, però, aggiustare il tiro: «Il vero problema è che se hai votato Berlusconi e ti sei rotto le balle di lui, che voti? Se vedi Bersani la tentazione del tradimento scompare. Se senti Vendola pensi: parla bene, ma che cazzo ha detto?».

3. Contro i politici in difesa dei giornalisti

«Caro presidente Berlusconi, leggo sulle agenzie che lei è favorevole a uno sciopero contro i giornali perché disinformano e prendono in giro i lettori. Sarebbe una buona idea se non presentasse un rischio: che gli italiani poi la applichino anche contro i politici. I quali nel nostro Paese sono i soli più bravi dei giornalisti a prendere in giro i cittadini, lettori ed elettori». Sul Giornale del 29 giugno 2010 Feltri scrisse poche righe, ma secche, indirizzate al premier e alla sua campagna contro la stampa che non compie il suo dovere in Italia

4. Gli errori di Silvio e la filosofia del «ghe pensi mi»

«La fondazione del Pdl era una buona idea. Ma per fondere due partiti (Forza Italia e An) servivano un progetto articolato e patti chiari. Invece mancavano l’una e l’altra cosa. Di sicuro Fini è responsabile dei maggiori danni, ma anche Berlusconi non è esente da colpe legate al suo principale difetto: fare sempre di testa sua, secondo la filosofia del “ghe pensi mi”».
L’editoriale «Gli errori di Silvio», col quale il giornalista bergamasco nel giugno 2011 salutò il suo ritorno al Giornale era ancora una volta in perfetto stile feltriano, un po’ bastone e un po’carota.
LA BACCHETTATA AI PROGRESSISTI. Feltri rimarcava come «da 17 anni si discute di lui (Berlusconi, ndr), il resto è contorno. Per la sinistra il Cavaliere è all’origine di ogni male nazionale e internazionale, calamità naturali comprese. Affannati come sono da sempre a dargli addosso, i progressisti hanno trascurato di pensare a come batterlo con i soli mezzi consentiti in una democrazia».
Per poi chiudere il corsivo con un appello diretto al Cav: «Presidente, lo sa di essere all’ultima spiaggia? P.S. Ho trascurato il capitolo Bunga bunga per non sottrarre alla grande stampa l’unica arma che sa maneggiare: il gossip».
E QUELLA ALLA «ZAVORRA» PIDIELLINA. Non molto tempo prima la musica era un po’ diversa e il bersaglio prescelto erano i berlusconiani: «Il Cavaliere non è stupido. In certi momenti ha consapevolezza dei propri errori; il principale è quello di essersi contornato di gente mediocre dall’inchino facile (salvo alcune eccezioni) ma inabile ad altre attività, oppure dotata di tette eccellenti ma di meningi deboli. Troppo tardi per pentirsi, troppo presto per rimediare». Il consiglio era chiaro: «Forza Silvio adesso scarica la tua zavorra».

5. Leggi e processi ad personam

«Il processo breve è un’altra legge ad personam», dichiarava Feltri al Fatto Quotidiano Tv ad aprile del 2001. Salvo poi, però, correggere il tiro: «Una legge contro dei processi che sono anch’essi ad personam».
LA BUFERA SULLE INTERCETTAZIONI. Anche la legge sulle intercettazioni caldeggiata da Berlusconi e Alfano, tuttavia, suscitò i suoi strali. Fuoco alle polveri, dunque. Ed ecco nell’editoriale del maggio 2010 il suo no al provvedimento tacciato come «attentato alla libertà di stampa»: «Gli effetti della disciplina saranno devastanti per la democrazia. In pratica la legge che nelle intenzioni di chi l’ha vergata dovrebbe eliminare l’incivile pratica delle intercettazioni su scala industriale e liberarci dell’incubo di essere spiati, in realtà creerà uno spazio poliziesco peggiore di quello che vuole abbattere».

6. La profezia delle dimissioni

«Escludo che Berlusconi stia per dimettersi. Credo però sarà costretto a farlo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, quando capirà di non avere più la maggioranza». Il 7 novembre 2011 dagli studi di Otto e mezzo Feltri si lanciò in un esercizio di cabala. Un mezzo vaticinio, visto che da lì a pochi giorni il Cav si dimise davvero.
IL DONO DELL’INTUITO. L’ex direttore di Libero le definirebbe intuizioni. In fondo, un anno prima sosteneva intervistato dal Fatto Quotidiano con modestia: «Nella mia vita, forse, ho intuito tre grandi cose. Il vento della Lega. Che arrivava Tangentopoli. E poi ho sentito che Fini stava mandando a puttane tutto, e ci ho preso».

7. «Lascia perdere, tirati fuori dal mucchio»

«Lascia perdere, visto e considerato che non si riesce a cambiare niente. Tirati fuori dal mucchio e lascia andare la politica per la sua strada. D’altra parte, può sempre mettersi alla finestra e dare un’occhiata». Era questo il consiglio spassionato indirizzato al Cavaliere dalle pagine di Sussidiario.net il 25 maggio 2012. D’altronde la Caporetto delle amministrative per il Pdl era una ferita troppo bruciante.