Il femminicidio di Vanessa Ballan strumentalizzato dai maschi per fini politici

Giulio Cavalli
23/12/2023

Invece di chiedersi perché la donna non è stata salvata nonostante avesse presentato denuncia, il ministro Nordio vuole l'ecografia del feto che aveva in grembo. Per poter parlare giuridicamente di assassinio di due persone, mettendo in discussione il diritto all’aborto. E se si scoprisse che il futuro bambino era dell'amante killer e non del marito, via con un'altra colpevolizzazione della vittima.

Il femminicidio di Vanessa Ballan strumentalizzato dai maschi per fini politici

Ennesimo femminicidio, solita stortura. Vanessa Ballan viene ammazzata sulla porta di casa in provincia di Treviso con otto coltellate di cui una al cuore. Un altro femminicidio con tutte le caratteristiche di un femminicidio. C’è la violenza continuata del suo assassino che la terrorizzava. Ci sono le minacce. C’è una donna che ha deciso di autodeterminarsi prendendosi la libertà di troncare una relazione. Questa volta c’è anche l’errore gravissimo delle istituzioni che non hanno preso abbastanza sul serio le denunce. Nel femminicidio di Vanessa Ballan ci sono tutte le caratteristiche che dovrebbero accendere un dibattito pubblico sulla feroce perseveranza di caratteristiche comuni alle uccisioni di altre donne. Ci si aspetterebbe per esempio che la politica si interroghi sul perché una donna che aveva paura ed era perseguitata (i suoi colleghi raccontano che l’assassino visitava il supermercato in cui lavorava anche quattro volte al giorno) non è riuscita a trovare protezione pur avendo presentato denuncia. Ci si aspetterebbe che il ministro alla Giustizia Carlo Nordio spedisse un’immediata ispezione per comprendere e dirci chi ha sbagliato le valutazioni del rischio. Niente di tutto questo: il ministro – dicono le agenzie – ha chiesto di sapere se il feto che portava in grembo (astutamente chiamato «bambino» da certa stampa) era del marito della vittima o del suo assassino.

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Il Guardasigilli Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Se il feto era frutto della sua relazione adultera, apriti cielo

Vanessa Ballan è morta e la classe dirigente maschile di questo Paese è interessata a trasformarla in mamma per fini politici e di narrazione. I fini politici sono fin troppo chiari: se passa il concetto che uccidere una donna incinta significa uccidere due persone, allora la definizione giuridica di quel feto tornerà utilissima per mettere in discussione il diritto all’aborto. Non male come giochetto da fare sulla pelle di una donna ammazzata. E poi c’è la narrazione. Se il feto di Vanessa Ballan era frutto della sua relazione adultera con l’assassino allora il femminicidio potrà essere sfumato: una donna che ha tradito il marito e che ha allontanato il futuro padre di suo figlio è una donna perfetta per essere vittimizzata ancora, anche da morta. A questo punto non servirà nemmeno il «raptus», elemento di psicologia che viene usato come alibi per non affrontare le radici culturali dei femminicidi.

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Fandaj Bujar, ex amante di Vanessa Ballan e accusato del suo femminicidio (Facebook).

Un Paese terrorizzato da qualsiasi opera di decostruzione maschile

In fondo ciò che conta è spegnere sul nascere quel fastidioso polverone sul patriarcato che ha sollevato la sorella di Giulia Cecchettin, Elena, quando non ha accettato di «stare al suo posto» e dismettendo i panni della sorella della vittima ha puntato il dito sulla radice dei femminicidi. A proposito di Elena Cecchettin: se volete toccare con mano cosa sia la mascolinità tossica di un Paese terrorizzato da qualsiasi opera di decostruzione maschile potete farvi un giro sui social per leggere le reazioni alla scelta del settimanale l’Espresso di nominarla persona dell’anno per l’impatto culturale avuto sul dibattito in Italia. Lì dentro ci sono tutti i maschi che impazziscono se si sentono accusati di essere maschilisti e poi vomitano il peggiore maschilismo appena hanno acceso a un social qualsiasi.

Il femminicidio di Vanessa Ballan strumentalizzato dai maschi per fini politici
Vanessa Ballan col marito.

Il marito aveva perdonato il tradimento: un argomento per santificare gli uomini

E infine c’è la soddisfazione degli uomini di poter dire che «non tutti gli uomini» sono così. E per farlo assistiamo alla santificazione del marito di Vanessa Ballan che le avrebbe perdonato il tradimento, aiutandola «addirittura a denunciare il suo ex amante». L’adulterio perdonato è un genere letterario utilissimo per santificare i maschi. Così di Vanessa Ballan avremo presto l’ecografia e sapremo le dinamiche delle sue infedeltà. Che sia morta per un uomo che ne rivendicava il possesso passa in secondo piano.