Chiara Ferragni, il sortilegio dell’influencer e l’atavico odio per la strega

Lia Celi
10/01/2024

Il talento di convincere gli altri a fare quello che vogliamo noi, a darci il voto, i like, i soldi, la fiducia, è dispensato capricciosamente dalla natura. È una specie di ipnosi. E se chi lo possiede è una donna – che sia un’arzdora emiliana come Wanna Marchi o una it-girl – l'accanimento è assicurato. Qualunque sarà l’esito della vicenda, di una cosa possiamo essere certi: Chiara sarà sempre lei, e noi al massimo «hi, guys».

Chiara Ferragni, il sortilegio dell’influencer e l’atavico odio per la strega

Le cose si mettono davvero male per la Blonde Salad, dove l’unica cosa veramente salad è il conto che Chiara Ferragni rischia di vedersi presentare per la presunta truffa pseudobenefica al sapore di pandoro che la vede coinvolta insieme ad Alessandra Balocco. Ad aggravare la già delicata posizione della metà più dolce dei Ferragnez è arrivata la solidarietà di Matteo Salvini, alias Kiss of Death, che in un’intervista radiofonica si è detto contrario all’«accanimento a prescindere su qualcuno che è in difficoltà», a meno che non abbia la pelle scura e non stia rischiando di annegare o di morire di stenti su un barcone nel Mediterraneo, beninteso. Sorvolando benignamente sui trascorsi screzi con Fedez, il ministro delle Infrastrutture, ancora imbevuto di serotonina e dopamina dopo le feste di fine anno, si è detto sconcertato per la cattiveria e il livore di questi giorni, anche perché, ha ricordato «il problema dell’Italia non è Chiara Ferragni». Immaginiamo la costernazione di Ferragni davanti a un endorsement così inatteso e sinistro da indurre a sospettare che Salvini, consapevole del suo oscuro potere menagramo, avesse in mente una diabolica vendetta trasversale contro il rapper.

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La ‘lezione’ di Wanna Marchi

Come la politica, anche il registro degli indagati crea strani compagni di letto: a poche ore dalle espressioni di simpatia del Capitano sono arrivate a Chiara Ferragni quelle di Wanna Marchi e Stefania Nobile, la coppia madre-figlia più mitologica dopo quella Demetra-Persefone, che via Aria che tira hanno difeso la compagna di sventure giudiziarie, peraltro sottolineando spavaldamente di non aver mai devoluto in beneficenza un centesimo dell’immensa e volatile fortuna accumulata con scioglipancia e sale anti-malocchio. Wanna ci ha tenuto a precisare di non voler essere accostata a Chiara almeno quanto Ferragni non vuole essere accostata a lei. Eppure qualcosa accomuna queste due semidee della circonvenzione (di incapace nel caso di Marchi, di insignificante in quello di Ferragni), e non è solo il fatto di essere state entrambe protagoniste di acclamate docuserie su Netflix e Prime Video. C’è anche quello che la regina delle televendite ha sintetizzato nel granitico motto «i coglioni devono essere inculati», e che la signora Ferragnez direbbe sicuramente con parole più eleganti e uno dei suoi disarmanti sorrisoni. Noi possiamo limitarci a tradurlo in «gli influenzabili trovano sempre degli influencer». Ovvio che piacerebbe a tutti trovarci nella ristretta schiera degli influencer piuttosto che, com’è più probabile, in quella molto più ampia delle loro potenziali prede, ma convincere gli altri a fare quello che vogliamo noi, a darci il voto, i like, i soldi, la fiducia, è un talento dispensato capricciosamente dalla natura a pochi eletti, proprio come ballare, comporre musica, recitare o giocare bene a calcio.

Il sortilegio dell’influencer risveglia l’atavico odio per la strega

Forse più degli altri il talento degli influencer, potente, impalpabile e così elementare da essere stupido, assomiglia a un sortilegio, a una specie di ipnosi. E se chi lo possiede è una donna – che sia un’arzdora emiliana dalla voce penetrante o una it-girl meneghina con super appartamento in City Life – risveglia l’atavico odio per la strega. O meglio, per la fattucchiera di paese che spacciando suoi amuleti e filtri d’amore ai creduloni campa molto meglio di noi con i nostri lavori onesti. Perché quell’imbrogliona riesce a farsi dare retta e noi no? Perché tanti cretini le dànno retta? E soprattutto, invece di essere soddisfatti e fieri non essere né imbroglioni né cretini, ci rodiamo e siamo più infelici degli uni e degli altri? L’accanimento contro Ferragni non viene dai delusi – ben pochi possono averla scambiata in buona fede per una versione glamour di Madre Teresa di Calcutta (figura con ben più lati oscuri, specie per quanto riguarda la gestione delle fantastiliardarie donazioni) o della suffragetta Emmeline Pankhurst – ma da quelli cui è sempre stata sui maroni e sempre ci starà, che faccia beneficenza o no, che commetta truffe o no. Qualunque sarà l’esito della vicenda, di una cosa possiamo essere certi: lei sarà sempre lei, e noi al massimo «hi, guys».