Quel feeeling tra Battisti e Bastian su Alitalia

Il capo delle Ferrovie è riuscito nell’impresa di ristrutturare il capitale della compania aerea grazie all’alleanza di ferro con Delta e al coinvolgimento dei Benetton.

19 Luglio 2019 17.10
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Possibile che il governo più strampalato e perennemente sull’orlo della crisi degli ultimi decenni abbia fatto da cornice ad uno dei più convinti tentativi di rilancio dell’Alitalia, anch’essa da almeno una generazione sull’orlo di lasciare gli aerei a terra? Considerato tutto il resto (i pasticci sull’Ilva, l’irrisolto contenzioso con Autostrade, le centinaia di tavoli di crisi tuttora aperti), era davvero difficile credere che proprio durante l’esperimento gialloverde si potessero mettere le basi per un risanamento non episodico della compagnia. Eppure sta succedendo, perché Luigi Di Maio (che è titolare del dossier in quanto ministro per lo Sviluppo economico), Matteo Salvini e Giuseppe Conte, divisi su quasi tutto, si sono trovati invece d’accordo nel dire di sì all’impostazione data da Gianfranco Battisti, capo delle Ferrovie e capofila dell’operazione.

LE TRE LINEE GUIDA DI BATTISTI

Battisti si è mosso sulla base delle seguenti linee guida. La prima: se si vuole avere una compagnia che aiuti davvero a portare in Italia i 500 milioni di turisti internazionali che sceglieranno il nostro Paese nei prossimi cinque anni e che già ci stanno facendo risalire nelle graduatorie europee di accoglienza, ci vuole un impegno pubblico diretto (che non deve essere ovviamente la nazionalizzazione, né rischiare la tagliola europea degli aiuti di Stato), perché attrazione turistica reale significa interesse Paese a tutto tondo. La seconda: serve un grande partner internazionale che “allunghi” Alitalia sulle rotte medie e grandi perchè i suddetti turisti non si trovano sotto casa, e Delta è il primo vettore mondiale per numero di aerei, rotte, ricavi e quant’altro.

Il capo delle Ferrovie è riuscito a tenere separato dalla questione Alitalia il contenzioso M5s-Autostrade

La terza: bisogna smistare i passeggeri dagli aeroporti verso le città d’arte, le località turistiche e anche verso i luoghi del cuore del Fai, i borghi più belli dell’Italia intera dove ci sono le radici degli italiani nel mondo, e chi meglio di Ferrovie può farlo (basta vedere le destinazioni dell’orario estivo, combinate anche con gli autobus). La quarta: niente minestrone di privati come fu in passato (ricordati la cordata dei patrioti voluta e benedetta da Silvio Berlusconi?) per coprire le quote ma un solo partner imprenditoriale forte, e industrialmente sinergico. Quindi Atlantia, che gestisce Aeroporti di Roma. E qui il capo delle Ferrovie è riuscito a tenere separato dalla questione Alitalia il contenzioso M5s-Autostrade sulla eventuale revoca della concessione a seguito del disastro del ponte Morandi.

LA SINERGIA CON ED BASTIAN DI DELTA

Battisti ce l’ha fatta perché ha capitalizzato l’attuale forza di Ferrovie, che è leader mondiale dell’Alta Velocità, forza che lui è in grado di mettere a terra perché prima di diventare amministratore delegato è stato responsabile operativo dei treni veloci, di cui ha seguito tutto dalla posa dei primi binari. In più, è tuttora presidente di Federturismo, l’associazione di Confindustria che riunisce gli operatori del settore, ne conosce e ne segue tutte le problematiche e anche per questo è in grado di fare la regia dell’attrattività turistica con gli altri grandi operatori privati e pubblici. Trattandosi di una sua passione (le radici della sua famiglia sono a Fiuggi, storica meta termale), la visione strategica e sinergica del turismo applicata ai trasporti è diventata una componente fondamentale dell’operazione. Ha saputo poi trovare il feeling giusto con Ed Bastian, capo supremo di Delta, riuscendo prima a tenere proficuamente aperta e poi a trasformare in accordo una strada intrapresa dai commissari, in particolare da Luigi Gubitosi che era riuscito un anno fa a farsi ricevere per la prima volta dagli americani.

ATTESA L’APERTURA DELLA ROTTA ROMA-SHANGHAI

Il nuovo assetto di Alitalia è pubblico, con Ferrovie (che però è una società per azioni che lavora secondo tutte le regole di una quotata, pur non essendolo) al 35%, il Mef al 15%; Atlantia più o meno alla stesso livello di partecipazione delle Ferrovie, Delta al 15%. Ed Bastian vorrà sicuramente salire di peso, magari fino al 49%, ma questo sarà oggetto di una seconda fase quando, ci si augura, si tratterà di disputarsi il successo e non le perdite. È partita intanto la ricerca dell’amministratore delegato, che sarà un italiano di standing internazionale. Il tutto va chiuso entro il 15 settembre.

Battisti non ama sentir definire «operazione di sistema» quella che si sta per chiudere, consapevole che in passato diverse altre operazioni cosiddette tali sono fallite o rispondevano semplicemente a logiche relazionali. Quando proprio vi è costretto, dice che si tratta di un’operazione industriale nell’interesse del Paese, con tre partner che sono ciascuno eccellenza nel proprio settore. Per il resto non vede l’ora che si apra Roma-Shangai, che deve essere una delle rotte rilevanti del Made in Italy (non a caso il Salone del Mobile si tiene anche lì), glissa sul disappunto di Lufthansa, che puntava soprattutto a far transitare sugli hub tedeschi il movimento di passeggeri da e per l’Italia e che è la vera sconfitta di questa partita, e si prepara ad accogliere Ed Bastian a Roma.

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