Cinema, letteratura, musica: una guida per sembrare esperti a cene, aperitivi e feste

Intorno a voi discutono di nuovi film, libri o autori di cui ignoravate l'esistenza? Niente panico. Da Oppenheimer di Nolan a Labatut, fino al nuovo di Bret Easton Ellis e alla scena jazz (che fa sempre radical chic), ecco un breviario della cialtroneria per non rimanere in un angolo. E apparire very cool per il tempo di un negroni.

Cinema, letteratura, musica: una guida per sembrare esperti a cene, aperitivi e feste

La settimana delle feste, tra aperitivi aziendali, pranzi familiari, cene con gli amici, è uno dei periodi di maggiore socialità dell’anno. Ci si trascina da un locale all’altro, da un appartamento a un ristorante e spesso e volentieri non si sa cosa dire, che argomenti affrontare, di cosa parlare. Qui un piccolo breviario “cialtronesco” che fungerà da scialuppa di salvataggio nei momenti di imbarazzo e che sicuramente, oltre a togliervi dagli impicci, vi farà sicuramente fare bella figura con gli interlocutori che via via vi troverete davanti. Almeno per il tempo di un negroni.

Si parla di cinema? Appuntatevi Sollima,  Willy Wonka  e naturalmente  Oppenheimer  (citando Labatut)

Se la conversazione tutto a un tratto verte sul cinema, oltre a un accenno al nuovo film di Stefano Sollima,  Adagio, arrivato da poco nelle sale – «che però devo ancora andare a vedere» – e la riedizione di  Willy Wonka  con Timothée Chalamet – «sai, è un prequel del famoso film con Gene Wilder che guardavamo da piccoli, anche se io dopotutto ho sempre preferito la versione di Tim Burton con Johnny Deep, prima che si bevesse completamente il cervello con la storia di sua moglie» – assolutamente non potete non parlare di  Oppenheimer  di Cristopher Nolan, sicuramente il film più atteso e discusso di questo 2023. «Il film di Nolan è un assoluto capolavoro, nonostante la durata di oltre tre ore mi ha tenuto incollato allo schermo. D’altronde seguo Nolan fin dai tempi di Memento e poi, anche in letteratura, la scienza quest’anno l’ha fatta da padrona. Per esempio, hai letto  Maniac  di Labatut? Un autore pubblicato da Adelphi fighissimo, mezzo cileno, che avevo conosciuto qualche anno fa con il suo straordinario Quando abbiamo smesso di capire il mondo, dove raccontava in modo ultra-moderno, quasi punk, la nascita della scienza moderna in un lussureggiante intrico di storie. Pazzesco! Bè, Maniac non è da meno. Dentro ci sono mischiate le vite del fisico Paul Ehrenfest, morto suicida, del matematico John von Neumann, considerato da molti come l’uomo più intelligente del XX secolo, di un maestro del gioco del go, Lee Sedol, un tizio considerato tra i più creativi e dotati della sua generazione e di Dennis Hassabis, Ceo e co-fondatore di DeepMind, il laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale che è stato assorbito da Google nel 2014. Chat Gpt ruberà il lavoro a tutti!».

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La copertina di Maniac di Labatut e la locandina di Oppenheimer di Nolan.

Libri: il testamento letterario di McCarthy e l’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis

Rimanendo sulla letteratura d’obbligo sarà iniziare il discorso con il dittico postumo di Cormac McCarthy,  Il passeggero  e  Stella Maris,  «due autentiche bombe che ho letto quest’estate in Sardegna e poi a settembre appena tornato a casa, tutte d’un fiato. Clamorose! Dei romanzi ultra-letterari che hanno poco a che fare, che so, con un  Non è un Paese per vecchi  o con  Meridiano di Sangue,  ma che possono essere considerate a tutti gli effetti il testamento letterario di McCarthy. Sicuramente uno dei miei scrittori preferiti di sempre. Ricordi il find dei fratelli Coen?». Se ciò non dovesse bastare potete rilanciare parlando del nuovo Bret Easton Ellis, tornato dopo 13 anni di silenzio con Le schegge, oppure con i romanzi dei due amici Ian McEwan e Martin AmisLezioni  e  La storia da dentro.  «Ellis è tornato al romanzo veramente alla grande. Sembra di leggere un sequel di  Meno di zero  in versione thriller, troppo Anni 80, e scritto divinamente oltretutto. Ci sono ragazzini viziati, Hollywood, le ville con piscina, le droghe e gli psicofarmaci. In più i protagonisti sono tutti bellissimi. Anche McEwan è strepitoso, non se hai visto che è arrivato, tra i due McCarthy, secondo nella classifica di qualità de  La Lettura.  Praticamente è tutta la storia d’Inghilterra in un solo volume. Einaudi quest’anno ha sbaragliato tutti, se pensi che anche Amis con La storia da dentro, uscito in Italia esattamente due giorni dopo la sua morte è uno “struzzo”, direi che hanno fatto il pieno! Hai mai letto niente di Amis? Tra gli inglesi della sua generazione sicuramente il mio preferito. Una specie di Mick Jagger della letteratura: debosciato, sessuomane, intelligentissimo. Una grave perdita per il mondo delle lettere».

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Bret Easton Ellis (Getty Images).

Sulla musica con Daniela Pes andate sul sicuro

Tralasciando lo sport, molto poco chic, fatta eccezione per «la mia rinnovata passione per il tennis, grazie a Sinner, dai tempi di Panatta assolutamente il miglior tennista italiano», potete buttarvi sulla musica accarezzando le migliori uscite internazionali dell’anno. «Il jazz mi prende molto ultimamente, e anche la musica sperimentale. Parlano tutti di questa artista sarda, prodotta da iosonouncane. La conosci? Si chiama Daniela Pes. Il suo disco  Spira  è assolutamente imperdibile! Lei è del 1992: cantautrice, musicista e compositrice di musica elettronica con una formazione jazzistica alle spalle, ne ho letto su  Internazionale  e poi ne ha parlato anche Matteo Bordone nel suo podcast. Ormai ascolto solo roba del genere. Non so se hai visto il live di Makaya McCraven alla festa di chiusura di JazzMi? Un genio! Pubblica con International Anthem, un etichetta di Chicago che tra l’altro produceva anche i dischi di Jaimie Branch, forse la trombettista di maggior talento degli ultimi anni, morta precocemente l’estate scorsa nella sua casa di Brooklyn.  Fly or die  è un album incredibile, se non l’hai ancora ascoltato ti consiglio di farlo. E poi c’è Shabaka! Un saxofonista inglese ultimamente convertito al flauto. Come Andre 3000, l’ex Outkast che un paio di mesi fa ha stupito tutti con il suo album solo flauto con dentro zero rap, come va molto di moda ultimamente tra i fighetti miliardari della West Coast. Sembra di rivivere i tempi di Brian Eno e della sua ambiente da aeroporto». Perché sul jazz non si sbaglia mai: i veri intenditori sono pochi, e la possibilità di trovarvene uno davanti è sufficientemente remota.