Sanremo 74: la vigilia del Festival tra party, vip e comparse uscite dal freezer

Michele Monina
05/02/2024

In città è già iniziato il solito circo tra feste, gala per la stampam palchi e palchetti per le vie del centro. Ad animarlo artisti indipendenti con la demo in mano, fan a caccia di selfie, imitatori di glorie trapassate e influencer. Tra hotel pieni (di cantanti e personale Rai) e alloggi con i prezzi alle stelle. Il racconto.

Sanremo 74: la vigilia del Festival tra party, vip e comparse uscite dal freezer

da Sanremo

Il Festival della Canzone Italiana apre i battenti, da un po’ di tempo a questa parte, il martedì, dando poi vita a cinque prime serate dagli ascolti folli, prime serate che spesso diventano nottate, a volte anche albe. Sanremo, in realtà, per chi ci lavora, comincia molti mesi prima, tra l’organizzare, il pianificare, il fissare, e comunque già dalla domenica precedente alla kermesse la città dei fiori è un proliferare di addetti ai lavori di vario genere, spesso alloggiati alla meno peggio in appartamenti che di colpo vedono i loro prezzi lievitare, manco fossimo al centro di New York. Gli alberghi, invece, sono a beneficio quasi esclusivo di discografici e soprattutto di personale della Rai, che li occupa di anno in anno, come gli appuntamenti dal commercialista per la dichiarazione dei redditi.

Dal Party di Radio Italia al Gran Gala della Stampa fino alla Festa di Tv Sorrisi e Canzoni: il côté mondano di Sanremo

Il primo appuntamento, quello per gli addetti ai lavori che ruotano intorno agli artisti, è il Party di Radio Italia che di recente va di scena al Morgana, la sola discoteca della zona. Qui ci si vede tutti, ci si saluta come se non si aspettasse altro che rivedersi, nonostante poi magari a Milano si abiti a poche centinaia di metri. Ci si dice «dai, becchiamoci per un caffè», consapevoli che tempo per un caffè, durante il Festival… dai, non scherziamo. Lunedì iniziano le prime attività vere e proprie, Renga e Nek offrono il caffè alla stampa da una parte, gli artisti più giovani che hanno il loro spazio, da Civico il Tre, di Il Tre, alla Noioteca di Angelina Mango, passando per lo spazio brandizzato Ikea di Mahmood aprono le porte, giusto il tempo di rodare i motori che poi si va alle prove. E poi ci sono il green carpet, le prime interviste, infine le cene di gala. A Villa Ormond si tiene il Gran Gala della Stampa, evento che in qualche modo è la versione virata sui giornalisti della Festa di Tv Sorrisi e Canzoni, la mondanità è parte integrante del contesto, anche se poi, accesi i motori, di tempo per socializzare e divertirsi, tecnicamente, ne rimarrà davvero poco. I motori, da un punto di vista formale, si accendono verso le 12 del lunedì, quando al Roof del Teatro Ariston, che quest’anno dopo la pausa Covid ospita la Sala Stampa, inizia la prima conferenza stampa, alla presenza di dirigenti Rai e soprattutto di Amadeus. Da questo momento in poi non si scherza più, volessimo prendere sul serio il Festival.

 

 

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Parte il solito circo, ma quest’anno la Rai va al risparmio

Quella che però è in realtà la caratteristica peculiare del Festival, incredibilmente appena intuibile a chi non viva a Sanremo o non sia a Sanremo durante questa settimana, è tutto quel che succede intorno all’evento stesso. Il circo. Un tempo trapelava neanche troppo sottilmente dalle tante dirette dei programmi Rai che si spostavano in blocco in riviera. Parlo di quei programmi mattutini e pomeridiani che affrontano il gossip, il costume e la società, intrattenimento leggero a beneficio di telecamera. Quest’anno nessuno di loro sarà a Sanremo, tenuti ai blocchi da un’azienda che vuole dimostrarsi parsimoniosa, nonostante il Festival da solo porti nelle casse del servizio pubblico televisivo circa 60 milioni di entrate pubblicitarie, alla faccia che il Festival lo pagano i contribuenti col canone. Ciò nonostante il circo c’è lo stesso. Un circo fatto di comparse che escono dal freezer per l’occasione, quel sottobosco del mondo dello spettacolo e della musica che si fa vedere in giro al solo scopo di farsi vedere in giro, facendo selfie anche con gente che neanche sa bene chi sia, rilasciando interviste a magazine di terza linea, passeggiando in centro proprio al fine di farsi vedere. Ci sono gli imitatori delle vecchie glorie, quasi tutte ormai scomparse, da Pavarotti a Liz Taylor, passando per Michael Jackson, e fare l’imitatore di qualcuno che palesemente non potrebbe essere lì, se non sotto forma di spirito, sempre che Jacko o la Taylor abbiano mai saputo dell’esistenza del Festival, fa già ridere di suo.

 

 

Ci sono i tanti, tantissimi artisti indipendenti, quasi mai con chance di passare al professionismo, che vanno in giro coi loro demo da dare a chi pensano possa fare qualcosa per loro. Ci sono i fan con il quadernetto per gli autografi e lo smartphone. Ci sono le tante, tantissime iniziative che spuntano ovunque, dalle vetrine dei negozi a ogni angolo di strada o piazza: Casa Sanremo, al Palafiori, Villa Ormond col Villaggio del Festival e Villa Nobel con le Radio Mediaset, insieme allo spazio antistante al Casinò col villaggio delle altre radio, il track gigantesco di RTL 102,5, per la prima volta fuori dalla vetrina OVS di fianco all’Ariston a fare il resto.

Sanremo 74, la vigilia del Festival tra party, caos e la sensazione da Truman Show
Il palco dell’Ariston (dal profilo Instagram di Sanremo Rai).

In città è tutto un fiorire di cartelloni, influencer, palchi e palchetti

I manifesti con le facce dei cantanti, manifesti e anche roll up, le gigantografie cartonate dei medesimi, la statua di Mike Bongiorno, i vari glass in giro per la città, da quello della Rai a quello della Siae, passando per quello della Regione Marche, proprio di fronte l’Ariston, i tipi di Striscia la Notizia a creare il loro divertente disordine, la miriade di influencer piombati in città, irriconoscibili per chi sia nato nel Novecento, molto più noti per tutti i Gen Z e Gen Alpha: a Sanremo c’è davvero di tutto. E poi palchi e palchetti che spuntano ovunque, da quello gigante di Piazza Colombo che insieme alla nave di Costa Crociere fungeranno da palco numero due e tre del Festival, a quelli negli angoli più sperduti nel vicoli del centro storico. A Sanremo tutti cantano e, miracolo, c’è sempre qualcuno disposto a starli a ascoltare. I ristoratori sanremesi che, nonostante l’indotto che indubbiamente il Festival porta in città, palesano un senso dell’accoglienza paragonabile alla modestia di Zlatan Ibrahimovic. Ma tutto qui fa spettacolo. Uno spettacolo un po’ alla Truman Show, per altro citato al Festival nel brano di Ghali, Casa mia, perché visibile solo a chi è qui, dentro i confini del comune di Sanremo, diciamo anche in quelli dei comuni limitrofi, visto che trovare alloggio qui è roba difficile come trovare il famoso ago nel pagliaio, specie se non si vuole lasciare in ostaggio dei locatari o albergatori un qualche congiunto da vendere poi a pezzi al mercato nero degli organi.

Sanremo 74, la vigilia del Festival tra party, caos e la sensazione da Truman Show
Il ‘palco’ galleggiante sulla Costa Crociere (Ansa).

La 74esima edizione sarà davvero quella delle donne?

Tutto sta per cominciare, e quest’anno chiunque da queste parti è convinto che sarà l’anno di una donna, vai a capire se la papessa Annalisa, che arriva a Sanremo sulla scia di una serie di singoli piazzati in vetta alla classifica, se Angelina Mango, a sua volta già con grandi successi alle spalle e dotata di una verve e freschezza davvero contagiose, oltre che di una gran bella voce, se Alessandra Amoroso, che per la prima volta arriva qui, dopo anni di corteggiamento, o Loredana Bertè, superfavorita dalle pagelle della Sala Stampa (ricordiamo che la Sala Stampa pesa un terzo del voto finale), e comunque con un brano che funziona alla grande. Certo, c’è anche l’altra grande interprete Fiorella Mannoia, di ritorno con il brano femminista Mariposa e pronta a mettersi in gioco, ha detto ai giornalisti, anche con una certa sensualità. E poi: Rose Villian con la su Click Boom!, il brano più originale in gara, e BigMama e il suo rap di protesta, Emma nella nuova chiave pop urban, Clara già vista nei panni di Crazy J a Mare Fuori, che insieme alla brunetta dei Ricchi e Poveri chiude il piccolo drappello in rosa al Festival. Dieci donne su 51 artisti complessivi in gara, contando anche quelli che fanno parte delle band, direi non esattamente un contesto votato alla parità di genere.

Sanremo 74, la vigilia del Festival tra party, caos e la sensazione da Truman Show
Loredana Bertè (Getty Images).

Occhi puntati sui Negramaro che 19 anni fa a Sanremo cominciarono la loro corsa

A chi scrive, da sempre attento proprio alla discriminazione verso il femminile nel mondo della musica, in realtà la canzone che più è sembrata significativa, tra le 30 in gara, è Ricominciamo tutto dei Negramaro, tornati sul luogo del crimine, l’Ariston, che in qualche modo ne ha lanciato la carriera 19 anni fa, quando un fugace passaggio notturno a Sanremo Giovani, con annessi casini tecnici (esibizione fatta due volte ed eliminazione), li ha proiettati direttamente in vetta alle classifiche e poi alla conquista dei cuori dei fan italiani. Un bel paradosso, non fosse che stiamo parlando di canzoni, o meglio visto che siamo a Sanremo, di canzonette. Un tempo si diceva che la canzone che avrebbe vinto il Festival, sia di fatto che metaforicamente (tanti i casi di brani perdenti che poi sono diventati classici), sarebbe stata quella che l’indomani tutti avrebbero fischiettato in strada o sotto la doccia. Con 20 canzoni su 30 con la cassa dritta, solo 10 ballate, a fischiettare i brani sanremesi quest’anno potrebbero essere solo i campioni di apnea (e non è un messaggio subliminale che indica Emma, titolare del brano Apnea, sia chiaro, pur trovandola io una canzone interessante), al limite quei mostri che poi vanno a vincere Italia’s Got Talent. Sembra, si vocifera, vuole leggenda, che non si possa chiudere un pezzo di presentazione del Festival di Sanremo senza citare la massima fatta divenire di uso comune da Piero Chiambretti, ormai una vita fa, «in ogni caso sarà un successo», al pari di come non si possa evitare, prima o poi, di esclamare il refrain del brano che il maestro Pippo Caruso ha elevato a tormentone, «perché Sanremo è Sanremo». Chi siamo noi per andare contro un volere ancestrale? In ogni caso sarà un successo, quindi, di share, di impatto nell’immaginario collettivo e poi anche di classifiche streaming. L’importante sarà portare a casa la pellaccia, evitare di bere troppi caffè e sperare che almeno al FantaSanremo ci abbiamo azzeccato.