Fiat verso la firma: incontro con i sindacati

Redazione
23/12/2010

Il 23 dicembre è il giorno della resa dei conti per la Fiat. All’Unione industriale di Torino l’incontro tra le...

Fiat verso la firma: incontro con i sindacati

Il 23 dicembre è il giorno della resa dei conti per la Fiat. All’Unione industriale di Torino l’incontro tra le delegazioni di Fiat (guidata da Paolo Rebaudengo) e dei sindacati nazionali dell’auto per firmare l’accordo su Mirafiori è in corso. Resta ancora l’incongnita su quali saranno le modifiche che il Lingotto avrebbe accettato di apportare al testo presentato il 3 dicembre con il «prendere o lasciare» di Sergio Marchionne. Se i sindacati firmeranno i 5500 dipendenti di Mirafiori potranno tirare un sospiro di sollievo.
L’intesa disegnata da Marchionne prevede un investimento da un miliardo di euro per trasformare la fabbrica torinese nell’avamposto europeo del gruppo Chrysler: in corso Agnelli si dovranno infatti produrrre i Suv realizzati su una piattaforma americana con i marchi Alfa-Chrysler.
Una volta a regime in un anno dovrebbero uscire dallo stabilimento 280 mila veicoli, il triplo di quelli prodotti nel 2010. Ma è il modello newco sull’esempio di Pomigliano che lascia perlplessi i sindacati, in particolare la Fiom.
IL NODO SINDACALE. «Marchionne immagina un sindacato fornitore di consenso come se fosse un fornitore della componentistica e pensa di poter scegliere lui il proprio fornitore. Questo ci porta fuori dall’esperienza dei sindacati europei», ha detto Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, al direttivo in corso a Torino. «Speriamo che Fiat sia ancora in grado di negoziare. Non consideriamo legittimo che da una fabbrica si modifichi il contratto nazionale e si facciano investimenti mirati in base alla disponibilità dei lavoratori a concedere diritti».
«Confidiamo che nelle prossime ore si possa finalmente raggiungere l’accordo», ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che intervistato nel corso di La telefonata su Canale 5 a proposito della trattativa per lo stabilimento Fiat di Mirafiori, ha aggiunto: «Marchionne vuole garanzia di efficiente utilizzazione degli impianti, in particolare rispetto a comportamenti patologici come forme di assenteismo anomalo e conflittualità minoritarie. Mi sembra che non chieda la luna ma condizioni per cui ha trovato sempre disponibilità in gran parte degli altri attori sociali».
SCIOPERO GENERALE. A non essere d’accordo è Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, secondo il quale la questione delle deroghe non può essere solo dei lavoratori della Fiat, quindi, «serve uno sciopero generale di tutti i lavoratori», ha detto durante il suo intervento al direttivo del sindacato, «a settembre con la Cgil abbiamo deciso che c’era bisogno di una mobilitazione di tutti i lavoratori del Gruppo Fiat». Ora, secondo il segretario della Fiom, sono aumentate le ragioni per cui indire uno sciopero generale che, ha spiegato, intercetti anche i temi al centro delle proteste del mondo dell’università. «Se di fronte a tutto questo non mettiamo in campo uno sciopero generale, mi chiedo cosa dobbiamo fare. Non mi nascondo le difficoltà di un passaggio come questo: quando decideremo la giornata di sciopero abbiamo bisogno che tutta la confederazione prepari la manifestazione».
CAMBIANO LE RELAZIONI SINDACALI. E a proposta dell’accordo Fiat, ha detto: «É una riedizione peggiorata dell’accordo di Pomigliano che mette in discussione l’esistenza dei contratti nazionali e cambia le relazioni sindacali per i prossimi 30 anni». Questo il commento del rappresentante della Fiom sui primi dettagli del documento presentato dal Lingotto. «Non è una decisione che può essere ‘scaricata’ sulla pelle dei 5 mila lavoratori delle Carrozzerie di Mirafiori, perché la discussione deve essere generale e nessuno di noi  ha mai vissuto prima quello che sta accadendo oggi». Landini si è dichiarato «pronto a una discussione nazionale sulla derogabilità dei contratti» , ma a patto che questa «venga poi sottoposta al giudizio dei lavoratori. Se questo è il regalo di Natale della Fiat», ha concluso, «vorrei dire a Babbo Natale che è meglio che non passi».