Camera e Senato: Fico e Casellati eletti da M5s e centrodestra

Redazione
24/03/2018

Stavolta nessuna sorpresa. Dopo la crisi della notte, l'accordo M5s-centrodestra ha retto. Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico sono...

Camera e Senato: Fico e Casellati eletti da M5s e centrodestra

Stavolta nessuna sorpresa. Dopo la crisi della notte, l'accordo M5s-centrodestra ha retto. Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico sono stati eletti presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente al terzo e al quarto tentativo (qui il live della giornata). La XVIII legislatura, dopo giorni di strappi e liti tra i vincitori delle elezioni, rispetta la tabella di marcia. Eletti i presidenti, si apre formalmente la crisi di governo. In serata, poco prima delle 19, sono arrivate le dimissioni di Paolo Gentiloni, che resterà in carica per gli affari correnti, segneranno l'entrata in scena ufficiale del Quirinale per la partita più difficile, quella per Palazzo Chigi.

DI MAIO PUNTA A FARE IL PREMIER. La strada appare in salita. Di Maio difficilmente rinuncerà alla poltrona da premier, anche se potrebbe – come ha più volte annunciato – sacrificare alcuni ministri. «Io spero che dopo anni di governi che non aveva votato nessuno i partiti prendano atto del risultato del 4 marzo. Il M5s ha ottenuto 11 milioni di voti e il 32%, con un candidato premier, e spero si possa tener conto di questo risultato», ha detto al Tg1 prima di lanciare un appello ai partiti: «Adesso dico alle forze politiche fatevi avanti se volete fare cose buone per l'Italia. Credo davvero che potremo prendere i voti attorno ai temi».

MA SALVINI NON FA PASSI INDIETRO. Dall'altra parte è molto probabile che Matteo Salvini, forte della ricucitura con gli alleati Fi e Fdi, rivendichi come leader della coalizione il ruolo di premier. Insomma potrebbe fare pesare il 37% uscito dalle urne, come confermato anche in un post su Facebook del 25 marzo. Anche se alla fine si trovasse un accordo di massima, magari con un premier esterno ma gradito a entrambi gli schieramenti, occorrerà stabilire quale tipo di governo dare alla luce.

L'ipotesi più plausibile è un governo di scopo con alcuni punti condivisi in agenda come legge elettorale, aggiustamento della Fornero (impossibile, conti alla mano, abolirla tout court), Jobs Act, immigrazione e sicurezza. E poi procedere step by step. Più difficile conciliare Flat Tax e Reddito di cittadinanza, altre due promesse elettorali di ardua realizzazione. Ma pur di governare nessun ostacolo è impossibile da superare. Questo almeno sembra essere il mantra dei più ottimisti.

LA LEGA HA IL PROBLEMA DEI NUMERI. Resta l'enigma dei numeri. Solo un centrodestra compatto può offrire garanzie di tenuta a un esecutivo col Movimento. In caso Berlusconi si sfilasse o, ancora peggio, lo facesse anche la Meloni, Salvini si ritroverebbe solo con la sua truppa. A quel punto, però, potrebbe trovare una sponda nel cosiddetto asse del Nord: forzisti di non stretta fede berlusconiana potrebbero essere disposti ad appoggiare un esecutivo, forti dell'esperienza di governo in molte realtà locali con il Carroccio. Al momento però sono solo suggestioni.

La palla dunque passa a Sergio Mattarella al quale si sono rivolti entrambi i neo presidenti nei loro discorsi di insediamento: per un «riconoscente saluto» Casellati e in qualità di «garante degli equilibri e dei valori della Costituzione» Fico. A metà pomeriggio sia l'una sia l'altro si sono presentati separatamente al Quirinale per il primo incontro con il capo dello Stato.

IN 420 PER LA BERLUSCONIANA CASELLATI. A Palazzo Madama i voti per Casellati sono stati 420. Avvocato matrimonialista, fedelissima di Berlusconi dalla prima ora, è stata senatrice per cinque legislature dal 1994 ed è la prima donna presidente di Palazzo Madama. La candidata di bandiera del Pd Valeria Fedeli ha incassato 54 voti, 14 le schede bianche, una nulla. Una sola preferenza a Paolo Romani, Luigi Zanda e Maurizio Gasparri, 2 per Roberta Pinotti e la neosenatrice a vita Liliana Segre, 3 per Roberto Calderoli.

A FICO 60 VOTI IN MENO DEL PREVISTO. A Montecitorio Fico è stato eletto con 422 voti: una sessantina in meno del previsto. All'inizio si sono sentiti applausi solo dai banchi dei 5 stelle. Giachetti, candidato del Pd, ha ottenuto 102 preferenze, Riccardo Fraccaro 7, Renato Brunetta 3. Cinque i voti dispersi, 60 le schede bianche, 21 le nulle.

Le prime parole di Fico dalla poltrona più alta di Montecitorio sono perché il parlamento «ritrovi la sua centralità». Un «parlamento centrale è un parlamento di cui i cittadini possono fidarsi», ha ribadito, anche «per dare nuovo valore all'idea stessa di Europa e delle sfide globali». L'impegno è mettere il taglio dei costi della politica «tra le priorità» e a essere «imparziale». «Mi ispirerò», ha sottolineato Fico, «a tre principi: garantire un alto livello di discussione, rispettare tutte le componenti politiche, interpretare lo spirito di cambiamento chiesto dai cittadini».

RICHIAMO ALLA COSTITUZIONE. Da Casellati – che ha rivolto un caloroso saluto a Liliana Segre, da poco nominata senatrice a vita da Mattarella, e a Giorgio Napolitano che ha presieduto la prima seduta del Senato – l'orgoglio di essere la prima presidente donna: «Nessun traguardo ci è più precluso», ha detto. Poi, un richiamo «all'unità di intenti, pur nella diversità di opinioni e di indirizzi», alla necessità di «rispetto reciproco tra le forze politiche nel solco delle regole comuni», ai valori della Costituzione. L'invito al Senato, rinnovato per due terzi, è di «dare risposte serie e concrete» a imprese e famiglie travolte dalla crisi economica degli ultimi 10 anni e a pensare anche al 27% degli italiani che non hanno partecipato al voto.

L'elezione dei due presidenti «rispecchia il voto per il cambiamento» del 4 marzo, secondo Danilo Toninelli, capogruppo del M5s al Senato, che ora si dice «ottimista» per il negoziato sul governo. Matteo Salvini ha risposto a distanza: «Il governo? Ne riparleremo più avanti, ma ora si può ripartire dalla prima coalizione, che è quella del centrodestra». Poi è tornato da Berlusconi a Palazzo Grazioli per «festeggiare l'unità della centrodestra». Quanto al Pd, secondo il segretario reggente Maurizio Martina «ha lavorato unito in aula attorno ai suoi candidati Giachetti e Fedeli in coerenza con quello che abbiamo detto subito dopo le elezioni. Saremo forza di minoranza e ci prepariamo per essere l'alternativa alla destra e ai 5 stelle nel Paese».

RENZIANI CONTRO IL «GRILLUSCONI». Dura la reazione dei renziani Alessia Morani e Andrea Marcucci che hanno gridato al «Grillusconi». «Il cambiamento è compiuto: il M5s vota la Casellati fedelissima di Ghedini e donna della giustizia di #ForzaItalia #Grillusconi», ha scritto su Twitter la deputata dem. «L'eccitazione del #M5S per l'accordo con Berlusconi/ Ghedini/Salvini/Meloni. Come era la storiella sulla scatoletta di tonno? #Grillusconi», gli ha fatto eco Marcucci.

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