M5s: Fico, la scorta e una battaglia alla Casta solo “mediatica”

Il presidente della Camera va al lavoro con i mezzi pubblici e a piedi. Gli attivisti esultano sui social. Ma come terza carica dello Stato non può rinunciare alla tutela di «almeno quattro uomini».

M5s: Fico, la scorta e una battaglia alla Casta solo “mediatica”

Al lavoro come un cittadino qualsiasi. Treno da Napoli a Roma Termini e poi autobus, l'85 per la precisione. Per finire con una passeggiata a piedi fino in "ufficio". Il primo giorno di lavoro del presidente della Camera Roberto Fico è cominciato così. Con tanto di foto e video condivisi sui social, commentati con orgoglio da molti attivisti pentastellati in Rete.

«BASTA CON LA CASTA». L'immagine del neoeletto seduto in autobus è stata rilanciata anche dal blog delle stelle a corredo di un post firmato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, i due capigruppo a Montecitorio e Palazzo Madama, dal titolo: «Il parlamento non sarà più il simbolo della Casta». La didascalia? "Roberto Fico, presidente della Camera, che questa mattina si è recato come sempre al lavoro in autobus". Del resto il neoeletto campano lo aveva annunciato nel suo primo discorso da presidente: i tagli ai costi della politica sono la priorità. Motivo per cui, in serata, ha promesso la rinuncia all'indennità di funzione da presidente di Montecitorio.

Con lo scatto sul bus si apre dunque un nuovo capitolo nella narrazione della "differenza" pentastellata rispetto alla "vecchia politica", soprattutto dopo lo scandalo Rimborsopoli che aveva offuscato poco prima del voto la superiorità morale dei cinque stelle. Da prendere un autobus snobbando l'odiata auto blu a tagliare i costi della politica però ce ne passa.

MA È LA TERZA CARICA DELLO STATO… Roberto Fico infatti da sabato non è più un parlamentare come tutti gli altri, ma la terza carica dello Stato. Non un dettaglio. «Forse non ha ancora dimestichezza con le procedure istituzionali», dice a Lettera43.it Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap, il sindacato italiano appartenenti polizia. Il presidente della Camera, infatti, come quello della Repubblica e del Senato, ha certamente il diritto di prendere mezzi pubblici o farsi una passeggiata in centro, ma «non ha il potere di decidere se gli spetta o no la scorta».

ALMENO QUATTRO UOMINI DI SCORTA. A vegliare sulla sua incolumità, continua Tiani, ci sono sempre «almeno quattro uomini». E questo per la semplice ragione che «le più alte cariche dello Stato rappresentano plasticamente il popolo italiano. La loro tutela prescinde dalla loro volontà». Andare in autobus o in treno come tutti i cittadini è sicuramente «lodevole e simbolico», ma non cambia le cose: la scorta – per fortuna – c'è sempre e magari è in auto dietro di lui. «Per cambiare le cose», conclude Tiani, «dovrebbero cambiare la legge…».

Di «messaggio apprezzabile» parla anche Stefano Paoloni, segretario del Sap, il sindacato autonomo di polizia. Che fa notare come in funzione del rischio e del pericolo cambino i dispositivi. «A volte c'è un eccesso di questo tipo di tutela», ammette. Solo a Roma, spiega Paoloni, più di 800 uomini si occupano della scorta di politici, magistrati, personalità particolarmente esposte o a rischio. Mentre sul territorio nazionale si denuncia una carenza di 18/20 mila uomini per la sola polizia di Stato, che diventano 45 mila se si considerano anche le altre forze dell'ordine.

UN RISPARMIO SOLO SIMBOLICO. Premesso che per le più alte cariche dello Stato debbano essere sempre protette, e tali sono per legge, il "risparmio" di Fico per il momento è solo mediatico. Senza contare che prendere bus e treni per andare al "lavoro" rende molto più complicato il lavoro degli agenti. Non solo. Nel 2017, stando al sito tirendiconto.it, alla voce trasporti il deputato campano ha dichiarato di aver speso quasi 2.500 euro in taxi e 22,50 in biglietti di bus e metro. Infine il messaggio, almeno come è stato recepito da elettori e simpatizzanti, ricorda molto quel «la mia scorta sarà la gente» di renziana memoria. Che non ha portato benissimo all'ex presidente del Consiglio.

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