Figlio di Salvini sulla moto d’acqua della polizia: aperto un fascicolo

I pm stanno indagando contro ignoti per i fatti di Milano Marittima, quando il figlio del vicepremier venne portato su un mezzo di servizio da un agente.

22 Agosto 2019 17.15
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La Procura di Ravenna ha aperto un fascicolo contro ignoti sull’episodio del 30 luglio a Milano Marittima: il figlio 16enne di Matteo Salvini fece un breve giro in mare su una moto d’acqua della Polizia di Stato guidata da un agente in servizio. È quanto si deduce dalla richiesta pervenuta nei giorni scorsi al Viminale su delega della magistratura in merito all’identificazione dei due appartenenti alle forze dell’ordine che cercarono di impedire a un giornalista di Repubblica di filmare la scena.

POLEMICHE PER LE PAROLE DI SALVINI CONTRO LO MUZIO

«Errore mio da papà, nessuna responsabilità va data ai poliziotti, che anzi ringrazio perché ogni giorno rischiano la vita per il nostro Paese», disse il vicepremier quando la vicenda deflagrò e si scatenarono polemiche da più fronti. Il ministro, in quei giorni, era al Papeete Beach per una vacanza con il figlio, appena prima della festa della Lega programmata sempre sul litorale ravennate, diventato uno dei luoghi simbolo della politica estiva, prima che scoppiasse la crisi di governo. Oltre che per la cavalcata in mare del figlio, Salvini diventò un bersaglio anche per come era stato trattato il giornalista autore del video, Valerio Lo Muzio, nei confronti del quale erano arrivate molte manifestazioni di solidarietà.

POSSIBILE INDAGINE PER VIOLENZA PRIVATA E PECULATO

Lo stesso videomaker è stato sentito nell’ambito delle verifiche su quanto successo, scattate da parte della Questura di Ravenna per accertare un eventuale uso improprio del mezzo. «In questa vicenda c’è solo una cosa che mi interessa e che sto approfondendo: se c’è stata una limitazione al diritto di informazione e cronaca», aveva commentato qualche giorno dopo il capo della Polizia, Franco Gabrielli, parlando di una questione «un po’ amplificata: vi potrei portare», aveva detto, «decine di immagini di nostri mezzi che vengono utilizzati anche da ragazzini». Gli accertamenti, coordinati dalla Procura di Ravenna guidata dal procuratore Alessandro Mancini, stanno andando avanti. Sui reati ipotizzati nel fascicolo, ad ora senza indagati, c’è riserbo, ma potrebbero essere due: tentata violenza privata e peculato d’uso. Difficile ipotizzare la piega che prenderà l’inchiesta, di cui si è appresa l’esistenza proprio nel giorno in cui il vicepremier era impegnato nelle consultazioni al Quirinale.

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