Gli americani vogliono comprarsi la Panini

Un gruppo statunitense pensa all'acquisto del gruppo delle figurine, valutata 1 miliardo di euro. Ma il cuore della produzione dovrà rimanere a Modena.

13 Luglio 2019 15.09
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Agli americani il calcio non è mai piaciuto troppo, ma la figurine paiono interessare parecchio. Una delegazione proveniente dagli Stati Uniti ha preso contatti con il vertice del Gruppo Panini, che dal 1954 pubblica lo storico album dei calciatori ed è presente anche nel mondo dei fumetti con Topolino e i supereroi Marvel. L’obiettivo degli americani è quello di approfondire la conoscenza della storia del gruppo e valutare un’offerta di acquisto per rilevare il pacchetto azionario dall’italo-argentino Aldo Hugo Sallustro, attuale amministratore delegato, e dalla famiglia bolognese Baroni.

UNA VALUTAZIONE DI 1 MILIARDO

La notizia è stata riportata dalla Gazzetta di Modena, secondo cui i buyer americani vogliono mettere sul tavolo un’offerta importante. La valutazione dell’impero delle figurine è di 1 miliardo di euro. L’amministratore delegato Sallustro – socio di riferimento del gruppo (entrato in Panini nel 1992 rilevando l’azienda con un pool di investitori italiani, di cui faceva parte anche la De Agostini Editore) – vuole comunque mantenere il cuore del sistema produttivo a Modena. Un’opzione che, forse, i cinesi che si erano fatti avanti mesi fa non garantivano.

1350 DIPENDENTI IN TUTTO IL MONDO

Panini – 450 dipendenti a Modena, altri 700 nel mondo e nelle consociate più importanti in Usa, Francia, Inghilterra, Spagna e Germania – ha un fatturato che, mediamente, si aggira sui 550 milioni di euro, con forti up-trend negli anni degli Europei e dei Mondiali di calcio. L’ultimo bilancio, che l’anno scorso coincideva con i Mondiali in Russia, è particolarmente atteso e, riferisce il quotidiano, non dovrebbe essere molto lontano dal registrare 700-750 milioni di euro.

5 MILIARDI DI FIGURINE ALL’ANNO

Si calcola che la Panini diffonda 5 miliardi di figurine all’anno; in Italia produce una trentina di collezioni, che diventano 400 nel resto del mondo. Già nel 2014, l’anno dei Mondiali in Brasile, era stato affidato un incarico alla banca d’affari Nomura per sondare possibili acquirenti, ma non era arrivato nulla di concreto. Alla gara avevano partecipato soprattutto private equity che, invece, non sarebbero della partita di questi mesi.

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