Perché Filippo Turetta ha reso dichiarazioni spontanee davanti al Gip?

Redazione
29/11/2023

Evitando di rispondere alle domande dell'Autorità giudiziaria «ha scelto di non collaborare, anteponendo il diritto difensivo di non fornire elementi di prova in suo danno». L'analisi dell'esperto di diritto penale Daniele Bocciolini, sentito da Fanpage.it, sulla linea difensiva scelta dal legale Giovanni Caruso.

Perché Filippo Turetta ha reso dichiarazioni spontanee davanti al Gip?

Nell’interrogatorio che si è tenuto martedì mattina, 28 novembre, davanti alla gip Benedetta Vitolo e al pm Andrea Petroni nel carcere Montorio di Verona, Filippo Turetta  si è avvalso della facoltà di non rispondere, decidendo di rilasciare dichiarazioni spontanee con le quali ha sostanzialmente confermato le ammissioni fatte alla polizia tedesca. Restando in silenzio davanti alle domande dell’Autorità giudiziaria, «Turetta ha evitato di offrire elementi che avrebbero potuto essere utilizzati contro di lui dall’accusa. In questo modo ha scelto di non collaborare», così Daniele Bocciolini, avvocato penalista ed esperto di diritto penale e Scienze Forensi, ha spiegato a Fanpage.it la linea difensiva scelta da Filippo Turetta e dal suo avvocato, Giovanni Caruso.

L’esperto: «L’ammissione in questo caso non è contributo particolare alle indagini»

Come spiega Bocciolini, questa linea difensiva era prevedibile in quanto il legale del ragazzo accusato del femminicidio di Giulia Cecchettin non ha ancora effettuato la cosiddetta “discovery”, ovvero non è a conoscenza di tutti gli elementi dell’indagine in possesso della procura di Venezia. «Il fatto che si sia avvalso della facoltà di non rispondere, essendo un diritto riconosciuto all’indagato, non potrà essere considerato un elemento a suo sfavore», ma aver «ammesso il fatto contestato potrà essere certamente utilizzata contro di lui anche nelle fasi successive», ha spiegato l’esperto Bocciolini. Tuttavia, considerato che sin dall’inizio delle indagini la responsabilità di Turetta era chiara e che le prove a suo sfavore sono già diverse, «la mera ammissione dell’omicidio si pone come una circostanza neutrale, non rappresentando un contributo particolare alle indagini». Al contrario, aggiunge l’esperto «l’indagato, se davvero fosse pentito, potrebbe impegnarsi per ricostruire tutti i dettagli della condotta posta in essere. Ricordo che Turetta può chiedere di essere sentito in qualsiasi momento. In questo caso, offrirebbe realmente una collaborazione utile anche all’attività degli inquirenti, oltre che a far emergere la verità su quanto accaduto a Giulia Cecchettin».