Fillon, fatti più in là

Redazione
13/10/2010

Da Parigi Francesca Rolando begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting Le voci circolavamo già da tempo. Il 30 giugno Sarkozy aveva annunciato ai deputati dell’Ump,...

Da Parigi
Francesca Rolando begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

Le voci circolavamo già da tempo. Il 30 giugno Sarkozy aveva annunciato ai deputati dell’Ump, Union pour le Mouvement populaire, di volere un rimpasto di governo entro ottobre.
Una volontà che si è fatta più concreta. Sarkozy, affaticato, criticato in patria come all’estero, vuole cercare di dare nuova linfa vitale al suo governo. Dopo la pesante sconfitta alle regionali dello scorso marzo, ha cercato di riguadagnare la fiducia dei cittadini con una serie di mosse che hanno sortito l’effetto opposto, minando fortemente la sua credibilità: accusato di xenofobia in patria come all’estero per l’espulsione dei rom, contestato per la riforma delle pensioni, travolto dagli scandali di corruzione che ha visto protagonisti membri del suo governo.

Il Paese ha bisogno di uno «scossone»

«La Francia ha bisogno di uno scossone politico che induca a profondi cambiamenti», ha dichiarato un membro dell’Ump, «e questo implica la nomina di un nuovo primo ministro». Che le relazioni tra François Fillon e Sarkozy non fossero delle più idilliache, già lo si sapeva. Ma recentemente, Fillon lo schivo non si limita più a lamentare l’onnipresenza del presidente.
Le sue dichiarazioni ai media si sono fatte più audaci. A settembre ha affermato all’emittente France 2, secondo canale pubblico nazionale, che Sarkozy non è mai stato il suo «mentore» e che, al contrario, la loro era un’alleanza di convenienza in funzione delle presidenziali del 2007.
Il paradosso è che, secondo diversi sondaggi pubblicati a fine settembre, sarebbe proprio il presidente e non il primo ministro a godere di meno popolarità tra i cittadini, ottenendo un misero 31% contro il 37% di Fillon.
Nuovo primo ministro cercasi, dunque. I tabloid e giornali francesi si scatenano nelle previsioni. Da Le Parisien a France-Soir, tirano a indovinare chi sarà il prossimo in inquilino di Matignon.

Il toto-premier

Jean-Louis Borloo ministro dell’Ambiente, 59 anni, sembra il favorito. Apprezzato per la sua schiettezza e la sua stravaganza, traspira un’immagine di originalità e innovazione. Personaggio mediatico, anche per l’aspetto giovanile e per il look particolarmente sbarazzino, ha sposato la giornalista televisiva Béatrice Schönberg.
Michèle Alliot-Marie, ministro della Giustizia, 64 anni, ha occupato le due cariche più importanti al governo, rispettivamente ministro dell’Interno e ministro della Difesa, prima di approdare a capo del ministero della Giustizia. Seria e ordinata, potrebbe bilanciare l’irruenza del presidente. Sarebbe la prima donna di destra a Matignon. Alcuni la criticano di essere di vecchio stampo e troppo discreta, talmente discreta che «non si sa mai cosa sta pensando».
Jean-François Copé, presidente dell’Ump all’Assemblea nazionale. Stando alle dichiarazioni ufficiali, Copé, brillante avvocato di 46 anni, non sarebbe interessato al posto vacante, mirando in realtà più in alto: nientemeno che alla presidenza nel 2017. Gran lavoratore, determinato e vicino alla gente, ha però un ego sproporzionato. Forse per questo si dice non vada d’accordo con Sarkozy. Alcuni gli rimproverano di essere più interessato alla carriera personale piuttosto che all’interesse dei francesi.
Christine Lagarde, ministro dell’Economia. Considerata una delle donne più potenti al mondo (43esima nella classifica stilata a ottobre dal settimanale Forbes), è la prima dame nominata a questo ministero. Professionale, competente, grande conoscitrice del mondo degli affari, gode di molto rispetto sulla scena internazionale. A settembre ha dichiarato al quotidiano francese Le Figaro di non essere interessata alla carica. Ma d’altronde, non si sa mai.
François Baroin, ministro del Bilancio. Ex portavoce e delfino di Jacques Chirac, il giovane ex giornalista, 45 anni, è stato nominato ministro del Bilancio lo scorso marzo. In passato poco conciliante con Sarkozy, da qualche mese è diventato insospettabilmente uno dei suoi sostenitori più fedeli. Per la sua giovane età porterebbe un’ondata di freschezza; secondo altri è ancora troppo acerbo, con una personalità poco definita che lo farebbe diventare solo la marionetta del presidente.