Finanza in cerca d’autore

Redazione
17/10/2010

di Giovanna Predoni L’ultima novità nel mondo dei cosiddetti poteri forti è un quadro in movimento nel quale si registra...

Finanza in cerca d’autore

di Giovanna Predoni

L’ultima novità nel mondo dei cosiddetti poteri forti è un quadro in movimento nel quale si registra un progressivo avvicinamento tra il presidente delle Assicurazioni Generali Cesare Geronzi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
L’amore è sbocciato a Trieste e la nuova alleanza – dicono le indiscrezioni del mondo finanziario milanese – punta ora a sbarrare la strada agli uomini di due delle principali Fondazioni bancarie italiane, Fabrizio Palenzona (Torino) e Paolo Biasi (Verona).
Il motivo? I nomi dei due “fondatori” sono stati scritti sulla lavagna, nella colonna dei cattivi, dopo che si sono schierati con il teutonico Dieter Rampl nell’ultima partita della finanza italiana di un certo rilievo, quella che ha portato all’estromissione dal circuito dell’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo.

Palenzona-Rampl, un’alleanza imprevedibile

Ne sono prova le dichiarazioni rilasciate dal Geronzi assicuratore, che esulano dal suo ambito auspicando una prossima revisione della legge che regola il modus operandi delle Fondazioni (leggi qui).
In questo modo il presidente delle Generali lancia un avvertimento a Biasi e Palenzona, mentre fa contento il ministro Tremonti, che già all’inizio degli anni Duemila aveva tentato l’affondo sul potere (e sul patrimonio) delle Fondazioni, rimanendo però sconfitto dall’opposizione di un politico-giurista-banchiere come Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri.
Il problema, questa volta, sta proprio qui. Come dare una lezione ai troppo potenti Palenzona e Biasi senza entrare in rotta di collisione con il sapiente Guzzetti, con cui tra l’altro si e instaurato un costruttivo rapporto che si manifesta ogni settimana negli incontri milanesi del ministro dell’Economia?
Ah, saperlo. Intanto, per sbrogliar la matassa, è partito all’attacco Geronzi, che forse preferiva un Profumo indebolito e condizionabile rispetto a un asse Palenzona-Rampl, che in Mediobanca potrebbe rispondere a logiche diverse da quelle “di sistema”.
Qualcuno ricorda che fu in effetti Rampl a convincere Profumo a fare retromarcia sulla governance di Mediobanca quando, nell’estate 2008, Geronzi aveva già incassato il via libera dell’amministratore delegato di Unicredit.
E dunque una più stretta intesa tra il banchiere tedesco e l’uomo forte della Fondazione Crt potrebbe portare novità ancora da definire, ma probabilmente non gradite nella filiera che parte da Unicredit, passa per piazzetta Cuccia e arriva fino a Trieste.

Anche i francesi entrano nella partita

Queste possibili novità oggi appaiono ancora imprevedibili. Tanto imprevedibili che anche i francesi di Vincent Bolloré hanno deciso di venire allo scoperto, comprando una manciata di azioni Premafin, ma lanciando al contempo un segnale preciso: nel salvataggio dell’incauto Ligresti ci siamo anche noi – hanno fatto sapere – nel caso l’Unicredit di Ghizzoni-Nicastro-Ermotti non voglia più essere di manica larga con don Salvatore come lo era stato il Profumo dell’ultimo anno.
Che cosa dimostra tutto questo? Che la grande finanza italiana sta procedendo a vista, senza aver chiara la rotta da seguire. Qualche big è stato additrittura colto di sorpresa dall’estromissione di Profumo e non è riuscito a capirne le vere ragioni.
Si va dietro alle inimicizie di Tremonti, alle dichiarazioni  di Geronzi, al protagonismo di Biasi o Palenzona per mantenere la propria posizione e la conseguente fetta di potere.
Profumo, nel bene o nel male, ha costruito una delle prime banche europee, ai primi posti nel centro-est del continente. Ora il timore è che i giochi di potere possano riuscire nell’impresa di portare il controllo della banca fuori dai confini nazionali.