Finanziaria in aula per ok definitivo

Redazione
05/12/2010

Battute finali per l’approvazione della Finanziaria. Dopo il via libera al Senato senza modifiche arrivato dalla Commissione Bilancio di Palazzo Madama,...

Finanziaria in aula per ok definitivo

Battute finali per l’approvazione della Finanziaria. Dopo il via libera al Senato senza modifiche arrivato dalla Commissione Bilancio di Palazzo Madama, la manovra (Ddl di Bilancio e Legge di Stabilità) è attesa in Aula dove inizierà l’esame dal 6 dicembre per essere convertita definitivamente in legge al più tardi entro l’8 dicembre. Ma è più probabile che l’ok arrivi entro la serata del  7 dicembre.
Coro di proteste (da Gianfranco Fini a Luca Cordero di Montezemolo Montezemolo) per il mancato rifinanziamento del 5×1000 fino a 400 milioni. Indicazione che però viene recepita dal Senato in un ordine del giorno. L’esame comunque non dovrebbe riservare alcuna sorpresa e dunque l’ipotesi del ricorso alla fiducia dovrebbe essere superata.
Il ‘destino’ della manovra era infatti legato a quello della riforma dell’Università. Come già annunciato sin dal via libera alla Camera la maggioranza ed il Governo hanno blindato il testo in Senato pur condividendo con l’opposizione alcuni grandi temi. Sono così rimaste fuori modifiche ‘condivise’ a partire dal rifinanziamento fino a 400 milioni del 5×1000 o le richieste delle Regioni o dei Comuni.
Su questi argomenti sono così stati approvati degli ordini del giorno per impegnare il governo ad un intervento successivo in un primo provvedimento utile. Questo potrebbe essere il decreto ‘milleproroghe’ di fine anno anche se le sorti di questo intervento sono chiaramente legate a cosa succederà il 14 dicembre.
Tra gli ordini del giorno approvati in commissione che però sono solo un futuro, ipotetico, impegno per l’esecutivo c’é quello che chiede di stabilizzare il finanziamento dell’eco-bonus per le ristrutturazioni, oppure quello che chiede di stanziare più risorse per il mondo della cultura, la tracciabilità dei trasferimenti di denaro all’estero o ripescare la ‘Tremonti-ter’ per detassare gli investimenti in macchinari.