Dodici anni di battaglie per il fine vita

24 Ottobre 2018 18.22
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Dietro a Marco Cappato e l'associazione Coscioni, che oggi hanno ottenuto un importante successo in Consulta, ci sono le storie di decine di uomini e donne che si sono battuti per poter decidere quando mettere fin alla propria vita e interrompere la propria sofferenza. Sono persone che sono diventate emblemi del «diritto a poter scegliere della propria morte», come dj Fabo. Non è mai stata discussa, infatti, la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia presentata durante la scorsa legislatura.

WELBY SCRISSE UNA LETTERA A NAPOLITANO GIÀ NEL 2006

Fu Piergiorgio Welby, nel 2006, il primo a porre il tema della scelta sul fine-vita. Malato di distrofia muscolare e co-presidente dell'Associazione Coscioni, Welby inviò all'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l'eutanasia. Dopo che il tribunale di Roma dichiarò inammissibile la sua richiesta di porre fine all'accanimento terapeutico, Welby chiese al medico Mario Riccio di staccargli il respiratore sotto sedazione. Un aiuto che costò a Riccio l'accusa di omicidio del consenziente, seguita dal proscioglimento.

Cappato si appella a Fico sulla legge per l’eutanasia

Lei sa che il Movimento Cinque Stelle è legato a un patto di governo con un partito, la Lega, molto lontano dalle vostre posizioni. Nessuno chiede al governo di prendere una posizione sull’eutanasia, la maggioranza vogliamo trovarla in parlamento in maniera trasversale, come è successo per la legge sul testamento biologico.

Il dibattito da allora non si è mai spento, proseguì nel 2007 con Giovanni Nuvoli che si lasciò morire di fame, dopo che il tribunale di Sassari respinse la sua richiesta di distacco dal respiratore e i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Quindi nel 2009 il tema tornò alla ribalta con il caso di Eluana Englaro, la giovane donna rimasta in stato vegetativo per 17 anni e per la quale il padre ottenne l'interruzione dell'alimentazione forzata. Furono varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari, finché la Cassazione, per ben due volte, si è pronunciata a favore della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale. Nel luglio del 2016 muore di sla Max Fanelli, dopo aver chiesto inutilmentte una legge sul fine vita. E poi il caso di Walter Piludu, l'ex presidente della Provincia di Cagliari morto sempre nel 2016 dopo che il giudice ha autorizzato l'Asl a staccare i macchinari che lo tenevano in vita.

GLI UOMINI DEL SUICIDIO ASSISTITO IN SVIZZERA

Gli ultimi due casi sono quello di Dj Fabo e di Davide Trentini, entrambi accompagnati in Svizzera dagli attivisti dell'associazione Coscioni per il suicidio assistito. Nonostante tutti questi casi, il dibattito intorno al "non soffrire più" resta attualissimo. Ancora, infatti, il Parlamento non è riuscito a trovare un accordo per legiferare su questo delicato tema. La scorsa legislatura ha visto l'approvazione del biotestamento che prevedeva la possibilità per ogni cittadino di lasciar le proprie disposizioni scritte relative alla volontà di non ricevere trattamenti sanitari. Non è stata però mai discussa la proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 100.000 italiani, presentata dall'Associazione Luca Coscioni, che chiedeva di rendere legale l'eutanasia. Depositata a settembre del 2013, fu calendarizzata per marzo 2016 e mai discussa. «C'è un vuoto normativo in Italia – Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Coscioni e uno degli avvocati di Marco Cappato – che porta decine di persone alla scelta di andare a morire all'estero, in solitudine per non coinvolgere penalmente i propri cari o il medico che li aiuterà. La proposta di legge chiede sia affermato, non tanto un generico diritto a morire, quanto il diritto, in determinate condizioni, a non soffrire più».

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